Il direttore de Linkiesta, Christian Rocca (58 anni) è azionista al 10% dell’Editoriale Linkiesta, società in concordato preventivo.
E controlla pure l’8,9% de Linkiesta Media, nuova società creata nel luglio 2025 e che ha preso in affitto tutte le attività editoriali dell’Editoriale Linkiesta, in grave difficoltà.
L’onere di essere azionista, e quindi di dover rispondere in solido con gli altri soci, delle passività di una azienda che rischia di essere messa in liquidazione non sembra però turbare più di tanto i sonni del giornalista, tranquillamente in vacanza a New York durante le feste di fine anno, con la moglie Silvia Grilli (65 anni, direttrice di Grazia) e la figlia Anna, 14 anni.
Partita nel 2011 con ben altre ambizioni, non era probabilmente questa la fine che i soci fondatori si attendevano per una avventura giornalistica, quella de Linkiesta, nata un po’ come "boutique d’alta gamma del web" sostenuta da una certa borghesia milanese.
Tra il 2011 e il 2023 Linkiesta ha accumulato perdite per 6,85 milioni di euro, richiedendo ai soci continue ricapitalizzazioni.
L’esercizio 2024 si è chiuso con 2,3 milioni di ricavi ma altri 1,77 milioni di perdite e 3,1 milioni di debiti, di cui 1,5 mln tributari e quasi un milione verso Inpgi e Inps. Nei primi dieci mesi 2025 ulteriori 1,14 milioni di euro di perdite a fronte di un valore della produzione di appena 639 mila euro. E, sulla schiena, una nuova sanzione Inpgi/Inps da 707 mila euro. Insomma, la società è andata in crisi di liquidità e l’unica soluzione è stata quella di chiedere di essere ammessa a concordato preventivo.
Eppure i due azionisti principali non demordono e rilanciano.
Sono il finanziere Roberto Lombardi, fondatore del fondo di private equity Cvc Capital Partners (da cui è poi uscito), che controlla il 25,3% della Editoriale Linkiesta e il 53,5% de Linkiesta media; e Fabio Coppola, che possiede il 12,6% di Editoriale Linkiesta (di cui è presidente) e il 35,7% de Linkiesta media. Coppola è un avvocato di affari, socio di Target Coppola Malguzzi, una boutique legale con sede a Milano focalizzata esclusivamente su mergers & acquisitions, operazioni straordinarie, fiscalità e contenzioso, sia per clienti istituzionali che privati. È stato socio e componente del consiglio di amministrazione di Bonelli Erede Pappalardo; ha aperto in Italia la sede dello studio legale statunitense Latham and Watkins; è anche l’ex marito di Chiara Bazoli (la figlia del banchiere Giovanni Bazoli), signora che poi ha fatto coppia col sindaco di Milano Giuseppe Sala.
E l’impegno di due imprenditori e professionisti come Lombardi e Coppola ha convinto il Tribunale ordinario di Milano sezione seconda civile e crisi di impresa, che lo scorso 31 dicembre ha concesso alla Editoriale Linkiesta una proroga fino al 4 settembre 2026 delle misure protettive già disposte con decreto del 6 settembre 2025.
Però, insomma, quello che doveva essere un gioiello e modello di giornalismo di cui la élite milanese avrebbe potuto farsi vanto nei salotti è diventato invece una questione che si barcamena tra atti esecutivi da parte di creditori, pignoramenti, sfratti per affitti non pagati, ecc.
Come racconta lo stesso decreto del Tribunale di Milano, infatti, si decide di prorogare le misure protettive perché, nonostante la vigenza delle misure protettive, alcuni creditori hanno notificato atti esecutivi presso terzi, rendendo ad esempio indisponibili somme di pertinenza de Linkiesta depositate presso Intesa San Paolo spa.
Inoltre Linkiesta, prima dell’entrata in vigore delle misure protettive, ha ricevuto "la notifica di sfratto dai locali allora occupati e un pignoramento presso terzi a iniziativa della Agenzia delle entrate".
Quindi alcuni creditori sono stati soddisfatti, altri no, creando squilibri. Ma, secondo il Tribunale, nessun creditore deve essere privilegiato in questa fase poiché la società "ha quasi ultimato la redazione del piano di risanamento, e della perizia concernente il valore d’azienda nello scenario liquidatorio".
Gli azionisti, in sostanza, hanno già provveduto al deposito di una bozza del piano concordatario, e per il Tribunale è meglio concedere una proroga fino a settembre 2026 perché altrimenti "si precluderebbe l’attuazione del piano di risanamento concordatario ipotizzato".