25 Marzo 2026
Palestinesi in prigioni iraniane, fonte: X, @MustafaBarghou1
Il nuovo report delle Nazioni Unite sulla situazione nei Territori Palestinesi Occupati, scritto dalla relatrice speciale Francesca Albanese, ha evidenziato che attualmente ci sarebbero circa 18 mila palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, fra cui 1500 minori. Inoltre, "la tortura è diventata una politica dello Stato di Israele": vengono infatti documentati abusi e violenze sulle persone che sono riuscite a essere liberate.
Un nuovo rapporto presentato alle Nazioni Unite riaccende lo scontro internazionale sul rapporto tra Israele e i Territori Palestinesi Occupati. La relatrice speciale Onu Francesca Albanese ha denunciato che “la tortura è diventata una politica di Stato in Israele”, parlando di un sistema di detenzioni e abusi su larga scala.
Il documento, intitolato “Torture and genocide” e presentato il 23 marzo 2026 al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, analizza la gestione dei detenuti palestinesi da parte delle autorità israeliane dopo il 7 ottobre 2023. Secondo il rapporto, oltre 18 mila palestinesi sarebbero stati arrestati o detenuti, tra cui circa 1500 minori.
Nel testo si evidenzia come molti di questi detenuti siano trattenuti senza accuse formali o processo, mentre la sorte di alcuni resterebbe sconosciuta. Il report raccoglie inoltre testimonianze che parlano di percosse, violenze fisiche e psicologiche, privazioni e condizioni di detenzione considerate disumane.
La relatrice sostiene che tali pratiche non siano episodi isolati, ma parte di un sistema strutturale. Da qui l’accusa più grave: l’esistenza di un uso sistematico della tortura come strumento di controllo. Il documento richiama anche l’attenzione su possibili violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.
Le accuse arrivano in un momento di forte tensione nella regione, mentre i negoziati per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas risultano attualmente sospesi a causa della guerra fra Iran, Israele e Stati Uniti.
Dal canto suo, Israele respinge fermamente le accuse, sostenendo di operare nel rispetto del diritto internazionale e di adottare misure necessarie per la sicurezza nazionale. Le autorità israeliane hanno più volte contestato i rapporti della relatrice Onu, definendoli parziali e politicamente motivati.
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