24 Marzo 2026
Dallo sblocco dello Stretto di Hormuz e il suo controllo da parte iraniano-statunitense, alla gestione, da parte americana, delle ingenti risorse di gas e petrolio provenienti dall'Iran: sono questi tre dei 15 punti dell'accordo proposto dal Presidente Usa Donald Trump alla controparte, con l'obiettivo di raggiungere la fine "completa e totale delle ostilità in Medio Oriente". Secondo rumors e indiscrezioni raccolte dal Giornale d'Italia, il piano in 15 punti su cui 'The Donald' ha detto di aver trovato ragionevolmente un accordo con diplomatici iraniani, punterebbe a obiettivi chiari: fare in modo che gli Usa controllino le risorse iraniane insediandovi gli interessi di investitori privati nonché delle principali compagnie petrolifere americane. Nei piani di Trump, sempre più vicino ad una exit strategy da vincitore, lo Stretto di Hormuz - fondamentale collo di bottiglia da cui passa circa un quinto del fabbisogno mondiale di greggio e gas - passerebbe sotto controllo congiunto di Washington e Teheran, mentre l'Isola di Kharg verrebbe presidiata con installazioni Usa.
"Al momento ci sono molti punti di accordo con l'Iran, circa 15" ha comunicato Trump ieri, 23 Marzo, quasi a sorpresa, dall'aeroporto internazionale di Palm Beach. Intervistato dai giornalisti, 'The Donald' non si è speso in dettagli, lasciando intendere alcuni dei punti su cui verterà l'accordo Usa-Iran. Tra questi, informava il tycoon, la rinuncia iraniana all'arma nucleare: "Questo è il punto numero uno. Anzi, è il punto uno, due, tre. Non avranno mai armi nucleari, su questo hanno concordato".
Ma la questione è più sottile e, al di là dell'stop al nucleare iraniano così come al programma missilistico balistico di Teheran, l'accordo in 15 punti chiarisce condizioni estremamente vantaggiose per gli Usa (e per l'alleato israeliano). Quali sono dunque i potenziali 15 punti su cui i diplomatici Usa starebbero discutendo con l'Iran?
Potrebbero essere questi, secondo indiscrezioni del Giornale d'Italia, i punti caldi su cui in queste ore l'ago della bilancia oscilla, tra guerra e pace. Se da un lato le sanzioni contro l'Iran in materia di fertilizzanti e in campo tecnologico, andrebbero a costituire una misura di controllo economico ulteriore dell'Iran, quanto potrebbe prospettarsi in Medio Oriente è un meccanismo simil-venezuelano. Gli Usa punterebbero a collocare al potere una figura politica "gestibile", che sappia dialogare con l'Occidente facendo gli interessi di Washington. Da lì ne deriverebbe il massiccio investimento di big petroliferi Usa (inclusi, potenzialmente, la ConocoPhillips, l'Occidental Petroleum, e la Marathon Petroleum) negli affari delle principali compagnie iraniane. Non solo la NIOC dunque, ma anche la NIGC (National Iranian Oil Company) e la POGC (Pars Oil and Gas Company).
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