24 Marzo 2026
Una valanga di denunce sono state depositate contro il governo del premier israeliano Benjamin Netanyahu. Diversi influencer provenienti da tutto il mondo, infatti, hanno portato in tribunale Israele per il mancato pagamento di contratti statali. Le star del web erano state assunte nei mesi più intensi del genocidio dei palestinesi a Gaza, nel 2025, prima del cessate il fuoco, per fare propaganda pro-Tel Aviv. Nessuno, però, avrebbe ancora ricevuto il proprio compenso.
Una crescente ondata di cause legali sta investendo l’apparato di comunicazione internazionale di Israele, con influencer, consulenti e società di produzione che accusano il governo di mancati pagamenti per attività svolte durante la fase più acuta del genocidio nella Striscia di Gaza. A rivelarlo è un’inchiesta del quotidiano economico Calcalist, che parla di richieste per milioni di shekel.
Secondo il report, numerosi professionisti sarebbero stati reclutati con urgenza dopo il 7 ottobre 2023 per rafforzare la narrativa israeliana sui media internazionali e sui social network. Tuttavia, molti di loro sostengono che gli accordi economici non siano mai stati formalizzati in modo adeguato, lasciando compensi non saldati.
La gestione della comunicazione sarebbe passata direttamente all’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu dopo il collasso del ministero dell’Informazione. In questo contesto, secondo le ricostruzioni, sarebbero state aggirate le normali procedure di appalto pubblico, ampliando contratti esistenti con società private utilizzate come intermediari per pagare influencer e commentatori.
Tra le aziende coinvolte, Intellect Production and Publishing Group ha avviato un’azione legale per circa 1,7 milioni di shekel, sostenendo di aver finanziato viaggi e operazioni mediatiche, inclusa la presenza di sostenitori israeliani durante le udienze presso la Corte internazionale di giustizia. Un’altra società, Speedy Call, afferma invece di non aver ricevuto oltre 600 mila shekel per aver realizzato uno studio televisivo operativo 24 ore su 24 all’interno del complesso militare della Kirya.
Anche singoli influencer hanno intrapreso azioni legali. Tra questi, lo studente Nadav Yehud, che ha ottenuto una sentenza favorevole per il pagamento di compensi arretrati legati alla sua attività di comunicazione.
L’inchiesta evidenzia inoltre l’esistenza di campagne più ampie, con influencer internazionali pagati migliaia di dollari per post nell’ambito di iniziative mirate a influenzare l’opinione pubblica globale. Queste attività, descritte da funzionari israeliani come un “fronte parallelo” del conflitto, stanno ora emergendo sotto forma di controversie legali e indagini interne.
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