Domenica, 08 Marzo 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Trump presidente messianico, guerra contro l’Iran parte di un “piano divino”, invocato aiuto di Dio per raggiungere la pace

Secondo quanto rivelato dal giornalista indipendente Jonathan Larsen, un comandante statunitense avrebbe spiegato ai propri sergenti che la guerra contro l’Iran farebbe parte di un “piano divino”

08 Marzo 2026

Trump presidente messianico, guerra contro l’Iran parte di un “piano divino”, invocato aiuto di Dio per raggiungere la pace

Trump prega fonte: X @NoDechev

Che credibilità può avere Donald Trump fuori dallOccidente? La domanda è meno banale di quanto sembri. In politica internazionale la credibilità non è una qualità morale: è una condizione strategica. Senza credibilità non esistono deterrenza, negoziati, alleanze. E Trump oggi sembra aver consumato gran parte del proprio capitale politico. Durante la campagna elettorale aveva promesso lesatto contrario di ciò che sta accadendo.

Smantellerò lintero establishment neoconservatore globalista che ci trascina continuamente in guerre infinite, aveva dichiarato. Non avremmo mai dovuto entrare in Medio Oriente. Sotto la mia guida volteremo pagina per sempre su quei giorni insensati e stupidi di guerre senza fine.

Promesse nette. Promesse che oggi suonano quasi ironiche.

Perché la realtà è unaltra: per la seconda volta gli Stati Uniti hanno colpito lIran mentre erano in corso negoziati diplomatici.

Dal punto di vista di Teheran il messaggio è semplice: con Trump non si può negoziare. Il Segretario del Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, lo ha detto senza giri di parole: lIran non negozierà più nulla con Donald Trump.

Nella storia della diplomazia internazionale questo tipo di rottura è sempre un segnale grave. Come scriveva Henry Kissinger, la credibilità è la moneta della politica estera. Quando quella moneta perde valore, anche la potenza più forte rischia di scoprire che il proprio potere non basta più.

A minare ulteriormente la credibilità della presidenza americana sono state le immagini che arrivano dalla Casa Bianca. Foto e video che sembrano usciti da una rappresentazione approssimativa e kitsch dellUltima Cena.

Nel pieno di una crisi militare Trump ha inaugurato un nuovo capitolo del suo spettacolo politico: luso esplicito della religione come strumento di legittimazioneTrump ha infatti firmato un ordine esecutivo per istituire alla Casa Bianca un Ufficio della Fede e ha affidato la guida dellorganismo alla telepredicatrice Paula White, figura centrale della cosiddetta teologia della prosperità. White sostiene tra laltro di aver avuto una visione divina nel 1984 ed è da anni consigliera spirituale del presidente. I suoi sermoni sono noti per una promessa tanto semplice quanto redditizia: benedizioni divine in cambio di generose donazioni. In uno di questi sermoni ha dichiarato ai fedeli che opporsi a Trump equivale a opporsi a DioDopo la nomina alla Casa Bianca la predicatrice ha aggiunto unaffermazione ancora più sorprendente: Ho lautorità per dichiarare la Casa Bianca luogo santo. È la mia presenza che la santifica. Una frase che, pronunciata nel cuore della più grande potenza militare del mondo, assume un significato inquietante.

Circondato da predicatori evangelici, Trump ha invocato laiuto di Dio per raggiungere la pace. Poi ha pubblicato su X un messaggio altrettanto solenne: Come dice la Bibbia: Beati gli operatori di pace. Spero che la mia più grande eredità sarà quella di un pacificatore e unificatore. La scena possiede una sua coerenza teatrale tipica della retorica trumpiana. Se il quadro viene poi letto in rapporto allaffermazione di Rubio: lIran è guidato da fanatici religiosisi fatica a trattenere le risate. Di compassione. Come osservava Machiavelli, gli uomini in generale giudicano più con gli occhi che con il cervello. E nella politica contemporanea limmagine conta spesso più della sostanza. Ma fuori dallOccidente queste immagini producono un effetto diverso. Non rafforzano lautorità americana. La rendono più fragile.

Il quadro diventa ancora più inquietante se si osserva ciò che accade dentro lapparato militare. Secondo quanto rivelato dal giornalista indipendente Jonathan Larsen, un comandante statunitense avrebbe spiegato ai propri sergenti che la guerra contro lIran farebbe parte di un piano divino. Donald Trump sarebbe addirittura lunto di Gesù, scelto per inaugurare lArmageddon.

La denuncia è arrivata alla Military Religious Freedom Foundation e rappresenta soltanto una delle oltre cento segnalazioni provenienti da più di quaranta unità militari dislocate in almeno trenta basi. Secondo il presidente dellorganizzazione, Mikey Weinstein, tra alcuni livelli della catena di comando starebbe emergendo una vera e propria euforia apocalittica. Lattacco allIran viene presentato come sanzionato dalla Bibbia e collegato alle profezie dellApocalisse.

Nel frattempo il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha avviato allinterno del Pentagono un programma evangelico che include sessioni di preghiera, letture bibliche e una teologia apertamente filo-israeliana.

Lo stesso Hegseth che, durante un briefing alla stampa, ha commentato laffondamento di una nave iraniana con un entusiasmo che lasciava poco spazio alla prudenza diplomatica: LAmerica sta vincendo in modo deciso, devastante e senza pietà.

Per chi osserva gli Stati Uniti dallesterno, il messaggio che emerge da questo insieme di dichiarazioni è sorprendente. La più grande potenza militare del pianeta sembra oscillare tra due narrazioni opposte: da un lato il linguaggio strategico della geopolitica, dallaltro il linguaggio escatologico della religione.

Come scriveva Fuodor Dostoevsky, quando Dio entra nella politica, il sangue non tarda ad arrivare.

Nella storia europea questo tipo di miscela ha prodotto risultati raramente rassicuranti. E infatti, dopo i disastri ideologici del wokismo, gli Stati Uniti sembrano precipitare nel gorgo della vecchia triade Dio, Patria e Famiglia.

Negli anni Trenta del secolo scorso Benito Mussolini arringava le folle da un balcone di piazza Venezia invocando Dio, la patria e il destino storico della nazione. Nei documenti dellintelligence britannica dellepoca Mussolini viene descritto come un agente dellMI6 e compare con il nome in codice The Count.

Oggi, quasi un secolo dopo, la più grande potenza militare del pianeta invoca Dio mentre bombarda, in ossequio al motto orwelliano la guerra è pace.

La differenza è che questa volta il balcone non è a Roma. È la Casa Bianca.

E il pubblico non è soltanto una piazza. È il mondo intero.

La storia non si ripete mai allo stesso modo. Ma ogni tanto, con una certa ironia,  si ripropone.

Di Marco Pozzi

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

x