26 Febbraio 2026
Shekel, fonte: X @middleaastmonitor
É stato confermato il trasferimento di 71,6 milioni di dollari rubati dai fondi palestinesi verso famiglie israeliane coinvolte in procedimenti giudiziari. Una decisione che le autorità palestinesi definiscono come "una scelta politica". Questo fatto va ad aggravare ulteriormente la crisi già drammatica a Gaza e in Cisgiordania, territori segnati dal genocidio, dalla devastazione delle terre, da vessazioni e violenza sistematica, povertà e instabilità crescente.
Le autorità di Israele hanno trasferito circa 258 milioni di shekel, pari a 71,6 milioni di dollari, dai fondi trattenuti all’Autorità Nazionale Palestinese alle famiglie israeliane che chiedono risarcimenti per attacchi compiuti da palestinesi. L’operazione è stata condotta dall’Autorità israeliana per l’applicazione e la riscossione dei diritti, che ha completato una vasta procedura di raccolta e distribuzione delle somme. I fondi, trattenuti dal Ministero delle Finanze israeliano, sono stati destinati a 125 diversi casi legali che riguardano sentenze dei tribunali israeliani.
L’ente incaricato dell’esecuzione dei pagamenti è responsabile della riscossione delle somme stabilite dalle corti israeliane, comprese compensazioni e penalità finanziarie. Le autorità israeliane sostengono che i pagamenti effettuati dall’Autorità Nazionale Palestinese a prigionieri e detenuti costituiscano una giustificazione valida per il sequestro dei fondi, ritenendo tali trasferimenti collegati ad attività legate agli attacchi. Le procedure di confisca hanno così consentito il trasferimento delle risorse al sistema di esecuzione giudiziaria, che ha poi distribuito il denaro ai rappresentanti delle famiglie beneficiarie delle sentenze.
L’Autorità Nazionale Palestinese ha criticato duramente il provvedimento, definendo il trattenimento delle proprie risorse "politicamente motivato" e indicandolo come una delle principali cause della sua attuale crisi finanziaria. La decisione rappresenta quindi una mossa politica volta a piegare ulteriormente la Palestina, già colpita da una grave crisi economica a causa del genocidio e delle politiche israeliane, e ad aumentare il consenso interno tra gli israeliani per il governo guidato da Benjamin Netanyahu. Il trasferimento dei fondi rientrerebbe in una più ampia strategia di pressione economica e politica condotta da Tel Aviv contro la popolazione palestinese.
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