Israele responsabile della morte di 2 terzi dei giornalisti uccisi nel mondo nel 2025, 3° anno come Paese più pericoloso
Rapporto Cpj: il 2025 è l’anno più mortale per i media, con la maggioranza delle vittime tra giornalisti palestinesi impegnati nella copertura della guerra a Gaza. Al secondo posto il Sudan, poi il Messico
Israele è considerato per il terzo anno consecutivo il Paese più pericoloso del mondo per i giornalisti. Nel 2025, due terzi dei reporter morti in servizio sono stati uccisi proprio nello Stato Ebraico.
Israele responsabile della morte di 2 terzi dei giornalisti uccisi nel mondo nel 2025, 3° anno come Paese più pericoloso
L’esercito israeliano sarebbe responsabile di circa due terzi delle morti di giornalisti e operatori dei media registrate nel mondo nel 2025. È quanto emerge dal nuovo rapporto pubblicato il 25 febbraio dal Committee to Protect Journalists (Cpj), che definisce l’anno appena trascorso come il più letale per la stampa negli oltre trent’anni di monitoraggio dell’organizzazione.
Secondo il rapporto, 129 giornalisti e lavoratori dei media sono stati uccisi a livello globale nel corso del 2025, di cui almeno 86 attribuiti ad azioni militari israeliane. Oltre il 60% delle vittime colpite dal fuoco israeliano erano giornalisti palestinesi impegnati nella copertura del genocidio nella Striscia di Gaza.
Il Cpj afferma che la maggior parte delle morti è avvenuta in zone di conflitto e sostiene che Israele abbia compiuto “più uccisioni mirate di giornalisti rispetto a qualsiasi altro esercito” dall’inizio della documentazione sistematica nel 1992. L’organizzazione ha classificato 47 casi come omicidi deliberati nel 2025, attribuendone l’81% alle forze israeliane.
"I giornalisti vengono uccisi in numeri record proprio quando l’accesso all’informazione è più cruciale che mai", ha dichiarato l’amministratrice delegata del Cpj, Jodie Ginsberg, avvertendo che gli attacchi contro i media rappresentano spesso un indicatore del deterioramento più ampio delle libertà civili.
Il rapporto segnala inoltre un forte aumento degli attacchi tramite droni contro operatori dell’informazione, passati da due episodi documentati nel 2023 a 39 nel 2025, inclusi 28 attribuiti all’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Tra i casi citati figura quello del corrispondente palestinese Hossam Shabat, ucciso da un attacco con drone nel marzo 2025.
Il Cpj denuncia anche la mancanza di indagini trasparenti e l’assenza di responsabilità giudiziarie nei casi documentati, oltre a presunti abusi sistematici contro giornalisti palestinesi detenuti nelle carceri israeliane.
Conclusioni simili sono state espresse anche da Reporters Without Borders, che ha definito il 2025 uno degli anni più pericolosi mai registrati per la libertà di stampa, sottolineando le restrizioni all’accesso indipendente dei media internazionali nei territori di guerra.