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Israele mette al bando 5 testate palestinesi: "Organizzazioni terroristiche", loro crimine raccontare Gerusalemme occupata

L'accusa mossa contro le cinque testate è quella generica di "incitamento", senza che le autorità israeliane abbiano fornito alcuna prova a sostegno delle affermazioni

26 Febbraio 2026

Israele mette al bando 5 testate palestinesi: "Organizzazioni terroristiche", loro crimine raccontare Gerusalemme occupata

Israel Katz, fonte: imagoeconomica

Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha firmato un ordine militare che classifica cinque piattaforme di informazione digitale palestinesi come "organizzazioni terroristiche". Nel mirino Al-Asima News, Quds Plus, Al-Quds Al-Bawsala, Maraj e Maydan Al-Quds, realtà giornalistiche che documentano quotidianamente la vita sotto occupazione a Gerusalemme Est, con particolare attenzione a quanto accade nella spianata di Al-Aqsa.

Informare sotto occupazione è diventato terrorismo: Israele spegne le ultime voci di Gerusalemme

L'accusa mossa contro le cinque testate è quella generica di "incitamento", senza che le autorità israeliane abbiano fornito alcuna prova a sostegno delle affermazioni. Secondo quanto riportato dalla radio militare israeliana, la designazione come "terroristi" ai sensi delle leggi antiterrorismo consente alle autorità di chiudere le piattaforme, bandirne i contenuti e bloccare ogni attività digitale. Il tempismo non è casuale. L'intervento arriva mentre migliaia di fedeli palestinesi vengono sistematicamente esclusi dall'accesso alla moschea di Al-Aqsa per le preghiere del Ramadan, nonostante possedessero i permessi rilasciati dalle stesse autorità israeliane. Le cinque testate avevano un ruolo insostituibile: fornivano copertura minuto per minuto dalla Città Vecchia, dai quartieri palestinesi e dalla spianata di Al-Aqsa, documentando demolizioni di abitazioni, espropri di terre, occupazioni da parte dei coloni, arresti e incursioni ripetute nei luoghi sacri, realtà spesso assenti dalla copertura dei grandi media internazionali. La Cisgiordania occupata è disseminata di oltre mille cancelli e posti di blocco, e l'ingresso a Gerusalemme Est per la stragrande maggioranza dei palestinesi è di fatto impossibile senza permesso israeliano. Queste redazioni erano gli occhi e le orecchie di un intero popolo tenuto fuori dalla propria città. Al-Asima News ha reagito all'ordine annunciando l'immediata sospensione delle attività, precisando però in un comunicato che si tratta di una misura di protezione per i propri giornalisti, non di resa: "La telecamera può essere messa a tacere, ma la narrazione di Gerusalemme scritta col sangue non sarà mai vietata". Secondo quanto riferisce TRT World, il bando, insieme alle altre restrizioni imposte da Israele ai giornalisti, significa che non esistono ormai praticamente più testate palestinesi indipendenti operative a Gerusalemme Est.

Non è un episodio isolato. Dall'ottobre 2023, quasi trecento giornalisti e operatori dei media sono stati uccisi da Israele a Gaza. Il governo Netanyahu ha espulso i giornalisti stranieri da Gaza, consentendo solo a pochi reporter "embedded" con l'esercito di operare nella Striscia. Al Jazeera è stata bandita e i suoi uffici chiusi; la cosiddetta "Legge Al Jazeera" — che conferisce alle autorità il potere di sospendere testate straniere — è stata prorogata di altri due anni. La classificazione delle redazioni giornalistiche come organizzazioni terroristiche non è una novità nell'arsenale repressivo israeliano: già nel 2021, sei ONG palestinesi per i diritti umani subirono la stessa sorte, suscitando la condanna dell'Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, degli Stati Uniti e dell'Unione Europea, che avevano chiesto invano le prove a sostegno delle accuse (come d’altronde accade molto spesso con Israele: lancia accuse gravissime senza mai riuscire a provare nulla). Il meccanismo è sempre lo stesso: etichettare come "terrorismo" il giornalismo scomodo, la documentazione delle violazioni, la memoria visiva di ciò che il potere vorrebbe cancellare. Voci autorevoli del mondo dell'informazione hanno già osservato che in passato Israele ha mosso accuse simili contro giornalisti palestinesi rivelatesi poi infondate, ma i giornalisti nel frattempo avevano già pagato con la libertà, o con la vita. Nel frattempo, l'Europa tace, come sempre, nel caso di Israele. Per Israele il diritto internazionale evidentemente non conta. Nessuna dichiarazione ufficiale, nessuna convocazione di ambasciatori, nessuna richiesta di prove. Le stesse istituzioni che si ergono a paladine della libertà di stampa quando fa comodo restano mute davanti alla liquidazione sistematica del giornalismo palestinese. Un silenzio che non è neutralità: è complicità. Mettere a tacere chi racconta non cambia la realtà. La amplifica. La amplifica.

Di Eugenio Cardi

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