25 Febbraio 2026
Gaza
A meno di una settimana dalla scadenza fissata da Tel Aviv per interrompere le attività nella Striscia di Gaza e nei Territori palestinesi, 17 organizzazioni umanitarie hanno presentato un ricorso senza precedenti all’Alta Corte israeliana contro la sospensione decisa dal governo. L’iniziativa congiunta arriva dopo tentativi di mediazione falliti e numerosi appelli internazionali affinché venga garantito l’accesso agli aiuti per una popolazione duramente colpita da bombardamenti e carestia.
Il provvedimento risale al 31 dicembre 2025, quando l’esecutivo israeliano ha notificato alle ong la scadenza delle registrazioni nel Paese. Sono 37 le organizzazioni colpite dal bando, tra cui realtà di primo piano come Medici Senza Frontiere, Oxfam e Save the Children. È stato concesso un termine di due mesi per cessare le attività in Palestina e lasciare non solo Gaza, ma anche la Cisgiordania e Gerusalemme Est, interrompendo progetti attivi da anni in contesti dove migliaia di famiglie dipendono dall’assistenza umanitaria per sopravvivere.
Nella Striscia di Gaza la situazione resta infatti drammatica: dopo due anni di bombardamenti israeliani, oltre metà della popolazione vive in campi privi di acqua potabile e servizi essenziali, il sistema sanitario è in gran parte distrutto e scarseggiano medicinali e attrezzature mediche. In questo scenario, gli aiuti entrano in quantità limitate (a causa del blocco imposto da Israele) e il lavoro degli operatori umanitari è cruciale per garantire accesso all’acqua e cure sanitarie di base. Il genocidio dei palestinesi continua anche con il mancato accesso alle cure, oltre che con i continui attacchi delle Idf.
Quando il bando delle ong era stato comunicato Medici Senza Frontiere si era espressa fortemente contro la decisione di Tel Avivi “Il sistema sanitario di Gaza è ormai distrutto, e se le organizzazioni umanitarie indipendenti ed esperte perdessero la possibilità di operare, ne conseguirebbe un disastro per i palestinesi. Chiediamo alle autorità israeliane di garantire che le ONG internazionali possano continuare a operare in modo imparziale e indipendente a Gaza. La risposta umanitaria, già limitata, non può essere ulteriormente ridotta”.
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