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Israele, capo del servizio carcerario Yaakobi organizza “Safari tour” nel carcere di Nitzan: “Per osservare i detenuti palestinesi”

Secondo alcune fonti, Yaakobi avrebbe organizzato questa visita per assecondare un desiderio di vendetta nei confronti dei palestinesi

25 Febbraio 2026

Israele, capo del servizio carcerario Yaakobi organizza “Safari tour” nel carcere di Nitzan: “Per osservare i detenuti palestinesi”

Yaakobi, fonte: Facebook @invictapalestina

Il capo del servizio carcerario israeliano, Kobi Yaakobi, ha organizzato un cosiddetto “safari tour” all’interno del carcere di Nitzan, invitando un gruppo di coloni dell’insediamento di Har Homa a osservare detenuti palestinesi ammanettati e costretti a restare sdraiati a terra. L’iniziativa si inserisce in un contesto segnato da crescenti denunce di torture, maltrattamenti e morti in custodia, configurandosi come un’ulteriore forma di umiliazione pubblica e di violenza simbolica. Questa si aggiunge ad altre pratiche illegali tra cui uccisioni di massa, distruzione di coltivazioni e abitazioni, accaparramento di terre e sfollamenti forzati, in quella che è stata definita come una guerra genocida.

Israele, capo del servizio carcerario Yaakobi organizza “Safari tour” nel carcere di Nitzan: “Per osservare i detenuti palestinesi”

Secondo quanto emerso, oltre 20 coloni sono stati prelevati dall’insediamento illegale di Har Homa, a Gerusalemme Est occupata, e accompagnati nella prigione di Nitzan, nei pressi di Ramla. Il tour è stato guidato direttamente dal Commissario capo Kobi Yaakobi e ha incluso la visita ad alcune sezioni detentive, una lezione di Torah e un pranzo preparato appositamente per gli ospiti.

La visita è stata descritta dagli stessi partecipanti come un tour “safari”, con detenuti palestinesi costretti a restare sdraiati sul pavimento e ammanettati durante il passaggio dei visitatori. Una fonte interna al servizio carcerario ha sostenuto che tale modalità di restrizione rientrerebbe nelle procedure operative standard.

L’episodio solleva interrogativi anche alla luce delle rigide restrizioni imposte abitualmente dall’amministrazione penitenziaria israeliana. Le strutture carcerarie, infatti, non sarebbero normalmente accessibili a semplici cittadini e negli ultimi mesi sarebbero state limitate o vietate le visite di familiari, avvocati e organizzazioni per i diritti umani. Per le associazioni palestinesi, l’iniziativa del cosiddetto “safari tour” rappresenterebbe una forma di spettacolarizzazione della detenzione e un’ulteriore umiliazione dei prigionieri, inserita in quella che viene definita la fase più sanguinosa nella storia del movimento dei detenuti palestinesi dal 1967.

Attualmente oltre 9.300 palestinesi, tra cui donne, minori e giornalisti, sarebbero detenuti nelle carceri israeliane. Dall’ottobre 2023 il numero dei prigionieri sarebbe raddoppiato. Secondo organizzazioni per i diritti dei detenuti, almeno 87 prigionieri palestinesi sarebbero morti in custodia dall’inizio della guerra a Gaza, in un contesto segnato da accuse di torture, negligenza medica e privazione di cibo. Un rapporto recente di medici per i diritti umani avrebbe stimato in 98 i decessi nelle carceri e nei centri di detenzione militare dallo stesso periodo, molti dei quali riconducibili a presunti maltrattamenti.

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