Iran, "Usa valutano attacco preventivo per costringere Teheran ad accordo per nucleare e missili e causare proteste per regime-change" - RUMORS

Trump valuta un attacco preventivo limitato contro l’Iran per forzare un accordo nucleare, mentre il maxi-dispiegamento Usa alza il rischio di escalation regionale

Secondo fonti del deepstate, il presidente statunitense Donald Trump starebbe valutando di sferrare un attacco preventivo limitato contro le istituzioni politiche e militari iraniane, in modo da costringere Teheran a un accordo in cui il dossier nucleare e quello dei missili balistici sarebbero azzerati. Ciò spingerebbe anche a causare proteste intestine, portando a un regime-change dall'interno.

Iran, "Usa valutano attacco preventivo per costringere Teheran ad accordo per nucleare e missili e causare proteste per regime-change" - RUMORS

La Casa Bianca starebbe valutando un attacco preventivo limitato contro Teheran come leva per costringerla ad accettare un accordo alle condizioni di Washington. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente Donald Trump starebbe considerando l’ipotesi di un primo strike mirato contro obiettivi militari o infrastrutture legate ai programmi nucleare e missilistico iraniani.

Non è chiaro quanto seriamente l’opzione sia sul tavolo, ma fonti citate dalla stampa americana parlano di discussioni avanzate tra il presidente e i suoi consiglieri per un’azione che potrebbe scattare “anche nel fine settimana. Trump ha dichiarato che prenderà una decisione entro dieci giorni, fissando di fatto una finestra temporale per un possibile accordo. “Faremo un accordo, in un modo o nell’altro”, ha detto ai reporter.

Le richieste statunitensi includono lo smantellamento del programma nucleare iraniano, limiti severi allo sviluppo missilistico e la fine del sostegno ai movimenti armati alleati in Medio Oriente. Teheran ha respinto queste condizioni, segnalando disponibilità solo a limitare o sospendere temporaneamente l’arricchimento dell’uranio.

Il contesto è quello di un dispiegamento militare senza precedenti nella regione, descritto come il più ampio dalla guerra in Iraq del 2003. Oltre a caccia F-35 e F-22, gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza navale con la portaerei Uss Abraham Lincoln e la Uss Gerald R. Ford, entrambe dotate di gruppi aerei e capacità di guerra elettronica. Secondo CBS News, le forze potrebbero essere pronte all’azione in tempi rapidi.

L’idea di un attacco preventivo limitato avrebbe una funzione coercitiva: colpire in modo circoscritto per dimostrare la determinazione americana e forzare Teheran al tavolo negoziale. Tuttavia, analisti avvertono che anche un’operazione mirata rischia di innescare una reazione regionale su vasta scala. L’Iran ha minacciato di colpire basi statunitensi e Israele in caso di bombardamenti.

La Guida Suprema Ali Khamenei ha dichiarato che la Repubblica Islamica dispone di armi in grado di affondare portaerei statunitensi. Intanto Teheran ha rafforzato siti strategici e condotto esercitazioni navali con la Russia e la Cina, segnalando di prepararsi a ogni scenario.

L’ex vice comandante del United States Central Command, l’ammiraglio in pensione Bob Harward, ha affermato al The Jerusalem Post che Washington avrebbe la capacità di “neutralizzare” il governo iraniano in poche ore. Dichiarazioni che, pur evidenziando la superiorità militare americana, alimentano timori di un’escalation incontrollabile.

Il rischio, secondo osservatori diplomatici, è che un primo strike pensato come leva negoziale si trasformi rapidamente in una campagna prolungata, con conseguenze imprevedibili per l’intera regione e per l’equilibrio globale.