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Sud Sudan, l'allarme dell'Unicef: "Oltre 825mila bambini a rischio malnutrizione acuta, situazione umanitaria gravemente deteriorata"

Negli ultimi giorni anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha manifestato «grave preoccupazione» per l’intensificarsi degli scontri negli Stati di Jonglei e dell’Equatoria orientale, così come in altre aree del centro e del nord del Paese

16 Febbraio 2026

Sud Sudan, l'allarme dell'Unicef: "Oltre 825mila bambini a rischio malnutrizione acuta, situazione umanitaria gravemente deteriorata"

La violenta escalation registrata nelle ultime settimane negli Stati di Jonglei, Unità ed Equatoria ha spinto oltre 825.000 bambini sud sudanesi sull’orlo della malnutrizione acuta. A lanciare l’ennesimo allarme sul rapido peggioramento della situazione umanitaria e della sicurezza nel Paese è stata l’UNICEF. Negli ultimi giorni anche il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha manifestato «grave preoccupazione» per l’intensificarsi degli scontri negli Stati di Jonglei e dell’Equatoria orientale, così come in altre aree del centro e del nord del Paese, esortando tutte le parti coinvolte a ridurre immediatamente le tensioni e a cessare le ostilità.

Sud Sudan, l'allarme dell'Unicef: "Oltre 825mila bambini a rischio malnutrizione acuta, situazione umanitaria gravemente deteriorata"

Il Consiglio di sicurezza ha invitato le parti a riprendere un confronto pacifico, sottolineando che il deterioramento del contesto e le violazioni dell’accordo di pace del 2018 stanno compromettendo la stabilità nazionale e aggravando le necessità umanitarie. Nel solo Jonglei, secondo l’UNICEF, almeno 280.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case; la maggioranza sono donne e bambini. «Crediamo che il 53% degli sfollati siano bambini», afferma l’agenzia delle Nazioni Unite. Per alcuni si tratta della seconda o terza fuga. Hanno abbandonato tutto; oggi dormono nei campi profughi sorti durante la guerra civile, dove i servizi essenziali sono carenti.

Il quadro della sicurezza resta estremamente fragile. Il Sud Sudan, lo Stato più giovane al mondo, indipendente dal 2011, è precipitato nella guerra civile nel 2013 dopo il conflitto politico tra il presidente Salva Kiir e l’allora vicepresidente Riek Machar. Nonostante l’accordo di pace del 2018 e la nascita di un governo di unità nazionale, le tensioni e gli scontri armati tra le forze governative Sspdf e l’Spla-Io stanno gradualmente ma costantemente riemergendo. Machar, divenuto primo vicepresidente dopo gli accordi del 2018, si trova agli arresti domiciliari dal marzo 2025 ed è sotto processo.

Preoccupazione e sorpresa per «la totale mancanza di rispetto della piena attuazione dell’Accordo di pace rivitalizzato», firmato nel 2018 ad Addis Abeba, sono state espresse a fine gennaio dal cardinale Stephen Ameyu Martin Mulla, presidente della Conferenza episcopale del Sud Sudan. «Ribadiamo con urgenza il nostro appello al dialogo, all’unità, alla pace e alla riconciliazione», ha dichiarato il porporato, richiamando l’esortazione che nel 2023 Papa Francesco rivolse ai leader sud sudanesi: «Mai più spargimenti di sangue». «I cittadini — ha concluso il cardinale Mulla — non sono proprietà, sono esseri umani ed è bene conoscere i loro dolori, la fame di pace e il desiderio di vivere in libertà».

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