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"Idf verso nuova offensiva a Gaza in primavera per disarmare Hamas, già avvertito Trump", Israele spinge per continuare genocidio - RUMORS

Tel Aviv prepara una nuova operazione a Gaza: l’Idf ritiene impossibile disarmare Hamas senza la forza. Divergenze con gli Usa, mentre Netanyahu guarda a un’offensiva in primavera.

12 Febbraio 2026

Gaza, l’idf smascherata sui morti, il database dell’esercito israeliano: “44mila vittime su 53mila sono civili palestinesi (83%)"

Idf, fonte: imagoeconomica

Secondo diversi rumors provenienti dal deepstate, l'esercito israeliano sarebbe pronto a sferrare una nuova offensiva a Gaza in primavera, con l'obiettivo dichiarato di "disarmare completamente Hamas". Per diversi analisti internazionali, però, ciò sarebbe solamente un pretesto per riprendere il genocidio nella Striscia, per tornare a occupare militarmente l'enclave e porvi il proprio controllo. Il presidente americano Donald Trump sarebbe già stato avvertito personalmente dal premier israeliano Benjamin Netanyahu.

"Idf verso nuova offensiva a Gaza in primavera per disarmare Hamas, già avvertito Trump", Israele spinge per continuare genocidio - RUMORS

L'Idf starebbe elaborando piani operativi per una nuova offensiva militare nella Striscia di Gaza con l’obiettivo dichiarato di disarmare Hamas con la forza. Secondo fonti interne, Tel Aviv avrebbe già informato Washington che un’altra operazione militare viene ormai considerata “necessaria”.

Il piano di "cessate il fuoco" raggiunto in ottobre, mediato dagli Stati Uniti, prevedeva una progressiva smilitarizzazione di Gaza, incluso il disarmo di Hamas, accompagnata da un ritiro graduale delle truppe israeliane dalla Striscia. Tuttavia, a distanza di mesi, l’attuazione dell’accordo appare sempre più fragile. Funzionari israeliani ritengono che Hamas non abbia alcuna reale intenzione di consegnare le armi e che privarlo del suo arsenale senza un intervento diretto dell’Idf sia, di fatto, impossibile.

Secondo fonti citate dai media israeliani, se le ostilità dovessero riprendere, i combattimenti potrebbero risultare più intensi e su scala più ampia rispetto alle fasi precedenti del genocidio. Un elemento decisivo sarebbe l’assenza di ostaggi israeliani sul terreno, fattore che in passato ha imposto limiti operativi alle forze armate e che ora non rappresenterebbe più un vincolo strategico.

Sul piano diplomatico emergono però divergenze tra Israele e Stati Uniti. Washington, durante i negoziati indiretti con Hamas, avrebbe accettato l’ipotesi di lasciare al movimento palestinese una dotazione ridotta di armi leggere, come parte di un compromesso volto a stabilizzare la Striscia e prevenire un’escalation immediata. Una soluzione che l’amministrazione americana considera pragmatica, ma che per il primo ministro Benjamin Netanyahu resta inaccettabile.

Per Netanyahu, la smilitarizzazione totale di Hamas è una condizione non negoziabile. All’interno del suo governo e dell’establishment della sicurezza israeliana cresce la convinzione che il processo diplomatico offra solo una tregua temporanea e che Hamas stia sfruttando il tempo per riorganizzarsi. In questo contesto, l’ipotesi di una nuova offensiva in primavera viene vista da molti osservatori come un pretesto strategico per ristabilire la militarizzazione e occupazione dell'enclave, oltre a ridefinire gli equilibri a Gaza.

La prospettiva di un ritorno a un genocidio mai finito preoccupa la comunità internazionale, già allarmata dalla situazione umanitaria nella Striscia. Ma a Tel Aviv il messaggio appare chiaro: senza il disarmo forzato di Hamas, la tregua rischia di restare solo una parentesi destinata a chiudersi con un nuovo ciclo di violenze.

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