Iran-Usa, continuano trattative per evitare raid: Turchia propone trasferimento 440kg uranio arricchito da Teheran come garanzia - RETROSCENA
Trattative Usa-Iran tra minacce militari e mediazioni regionali: spiragli di accordo sul nucleare, ma restano irrisolti sanzioni, uranio e fiducia reciproca
Altissima tensione in Medio Oriente, ma continuano le trattative fra Iran e Stati Uniti per evitare un raid americano. Le fonti ufficiali dei due Stati segnalano negoziati "buoni e produttivi", ma altri funzionari, in maniera informale, hanno parlato invece di "condizioni proibitive per Teheran", che sarebbe più improntato sulla decisione di non accettare il diktat del presidente Usa Donald Trump.
A fare da mediatori fra Iran e Stati Uniti, diversi Paesi, fra cui Qatar, Egitto, Azerbaijan e Turchia. Proprio la diplomazia di Ankara ha fatto sapere di un possibile compromesso di "garanzia" su un nodo cruciale delle trattative, quello legato alla proliferazione nucleare a uso civile da parte di Teheran. La Turchia si impegnerebbe a trasferire dall'Iran circa 440 chili di uranio arricchito e da non renderlo più, così da "rassicurare" l'America sul fronte atomico. Rimane più spinosa la questione dell'arsenale balistico iraniano e dei suoi rapporti con proxy nemici di Washington.
Iran-Usa, continuano trattative per evitare raid: Turchia propone trasferimento 440kg uranio arricchito da Teheran come garanzia - RETROSCENA
I negoziati tra Stati Uniti e Iran per evitare un’escalation militare entrano in una fase cruciale, segnata da messaggi contraddittori, pressioni militari e mediazioni regionali. Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di sperare in un accordo “nel giro di un paio di giorni”, ricordando però che al largo delle coste iraniane si trovano “le navi più grandi e più potenti del mondo”, in un chiaro segnale di deterrenza.
Alla domanda su un possibile attacco statunitense e sul rischio di una guerra regionale evocato dalla Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, Trump ha risposto con toni ambigui: “Se non concludiamo un accordo, scopriremo se aveva ragione o no”. Una frase che, più che rassicurare, conferma come la minaccia militare resti sul tavolo.
Da Teheran, però, arrivano segnali meno univoci. Un diplomatico iraniano citato dal Washington Post ha escluso negoziati “nella situazione attuale”, definendo le condizioni poste da Trump “irrealistiche e non negoziabili”. Di segno opposto le parole del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che in un’intervista si è detto fiducioso sulla possibilità di un accordo nucleare, purché limitato al dossier atomico e accompagnato da una revoca delle sanzioni. “Non parliamo di cose impossibili”, ha tagliato corto su missili e alleati regionali.
Il quadro è ulteriormente complicato dalle mediazioni in corso. Secondo Axios, Turchia, Egitto e Qatar stanno lavorando per organizzare un incontro ad Ankara tra l’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff e alti funzionari iraniani. Doha ha già inviato una delegazione a Teheran, mentre il presidente iraniano Pezeshkian ha intensificato i contatti con Azerbaijan ed Egitto.
Uno dei nodi più delicati riguarda la proposta turca sul trasferimento dell’uranio arricchito iraniano. Secondo Haaretz, Ankara avrebbe avanzato l’idea di trasferire in Turchia le scorte di uranio iraniano, incluse circa 440 chilogrammi arricchiti al 60%, con la garanzia che non verrebbero mai restituiti. La proposta, se confermata, rappresenterebbe una soluzione tecnica per disinnescare le preoccupazioni occidentali, ma tocca un punto sensibile per Teheran: il diritto sovrano all’arricchimento a fini civili.
Nel frattempo, il linguaggio resta duro. Khamenei ha avvertito che un attacco americano scatenerebbe una guerra regionale, con le basi Usa come “obiettivi legittimi”. I media israeliani parlano di una trattativa usata da entrambe le parti per “guadagnare tempo”: Trump per evitare un conflitto prolungato, l’Iran per scongiurare lo scontro pur sapendo che un accordo pieno è difficile.
Il segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, Ali Larijani, ha però invitato a guardare oltre la “guerra mediatica”, sostenendo che un quadro strutturato di negoziati sta prendendo forma. La realtà è quella di un equilibrio instabile: tra minacce, aperture e mediazioni, Washington e Teheran cercano un’intesa minima per evitare i raid. Ma i nodi su sanzioni, arricchimento e garanzie restano tutt’altro che sciolti.