28 Gennaio 2026
L'Iran, a diversi giorni dalla fine delle proteste anti-governative che hanno sconvolto il Paese, ha annunciato di avere sequestrato 743 armi di fabbricazione israeliana detenute da alcuni riottosi e di aver anche arrestato 46 manifestanti, tutti membri di intelligence straniere, tra cui CIA e Mossad. Inoltre, sono stati individuati dei finanziamenti da parte degli Stati Uniti e di Israele a questi agitatori.
Le autorità iraniane sostengono di aver raccolto prove concrete di un coinvolgimento diretto di servizi di intelligence stranieri nelle violenze che hanno accompagnato le proteste scoppiate in Iran il 29 dicembre, inizialmente innescate dal crollo del rial. Al centro delle accuse figurano Stati Uniti e Israele, indicati come promotori di una strategia coordinata di destabilizzazione attraverso finanziamenti, supporto logistico e armamenti.
Secondo l’Organizzazione d’Intelligence dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), durante le operazioni di sicurezza sono state sequestrate 743 armi da fuoco non autorizzate e smantellate reti operative collegate a servizi stranieri. Le autorità affermano che 46 individui arrestati avrebbero legami diretti con intelligence estere, mentre oltre 700 persone sarebbero state coinvolte in attività di supporto alle violenze.
Particolare rilievo ha assunto la questione delle armi sequestrate. Fonti della sicurezza iraniana, citate dall’agenzia russa TASS, riferiscono che analisi balistiche e forensi avrebbero identificato munizionamento di fabbricazione israeliana utilizzato durante i disordini. In alcuni casi, tali munizioni sarebbero state rinvenute nei corpi di civili, inclusi minori. Le autorità iraniane descrivono questi episodi come parte di una strategia volta a massimizzare il caos e alimentare l’indignazione pubblica.
A rafforzare la narrativa di un’ingerenza esterna, Teheran cita anche ammissioni pubbliche e segnali indiretti provenienti da ambienti israeliani e statunitensi. Il 29 dicembre, un account ufficiale attribuito al Mossad ha pubblicato su X un messaggio in lingua farsi che incoraggiava gli iraniani a scendere in piazza, affermando: “Siamo con voi, non solo a parole, ma sul campo”. Per le autorità iraniane, si è trattato di un raro caso di sostegno esplicito a proteste interne da parte di un servizio d’intelligence straniero.
In parallelo, la giornalista e attivista statunitense-israeliana Emily Schrader ha dichiarato pubblicamente di aver collaborato con ex membri dell’Unità 8200 per creare reti digitali e finanziarie clandestine all’interno dell’Iran, arrivando a chiedere apertamente finanziamenti privati per sostenere tali attività. Dichiarazioni che Teheran interpreta come una conferma del ruolo di attori civili e mediatici nel supporto a operazioni di ingerenza.
Il governo iraniano afferma che il bilancio delle vittime delle violenze ammonta a 3117 morti, attribuendo una parte significativa dei decessi ad azioni armate di gruppi infiltrati.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia