Curdi, l'ambiguità nel Medio Oriente: la lotta contro Teheran per autonomia e gli appoggi strategici con Israele che li bombarda in Siria - RETROSCENA

Tra alleanze tattiche e fratture interne, i curdi oscillano tra opposizione all’Iran, rapporti pragmatici con Israele e forme diverse di solidarietà con la causa palestinese

Il Medio Oriente, come molti esperi di geopolitica dicono, è una vera e propria polveriera. Tra Iran, Israele e Palestina, negli ultimi due anni le tensioni sono aumentate ancora di più, fino all'ultima escalation, quella fra Teheran, Tel Aviv e l'oltre-oceanica Washington, a causa delle proteste anti-governative in Iran. Manifestazioni pacifiche, ma rese violente e sanguinose da fomentatori esterni: CIA, Mossad, MI6 e, rei confessi, gruppi separatisti curdi iraniani. E, oltre a questo, la guerra civile in Siria.

Il popolo curdo ricopre un ruolo molto ambiguo nella regione: da secoli lottano per la loro indipendenza e per avere un proprio Stato tra Turchia, Iran, Iraq e Siria, Paesi che loro definiscono "nemici giurati", in quanto favorevoli all'ideale del pan-arabismo. Allo stesso tempo, le alleanze strategiche e pragmatiche con Israele, accomunati da nemici comuni e dalla comprensione del desiderio di autodeterminazione territoriale. Nonostante ciò e la loro non sempre presente simpatia per la causa palestinese, Tel Aviv continua a bombardarli in Siria, causando divisione all'interno dello stesso gruppo etnico.

Curdi, l'ambiguità nel Medio Oriente: la lotta contro Teheran per autonomia e gli appoggi strategici con Israele che li bombarda in Siria - RETROSCENA

Nel mosaico geopolitico del Medio Oriente, poche comunità incarnano tensioni e contraddizioni come i curdi. Senza uno Stato proprio, presenti in Turchia, Siria, Iraq e Iran, i curdi costituiscono una delle minoranze più numerose della regione, ma anche una delle più frammentate politicamente. Questa condizione ha portato movimenti e leadership curde a navigare tra diverse strategie di alleanza, spesso percepite come ambigue da attori regionali e internazionali.

Storicamente, Israele ha visto nei curdi un potenziale contrappeso agli Stati arabi e iraniani. Negli anni ’60 e ’70 Tel Aviv fornì supporto a gruppi curdi in Iraq come parte della sua politica periferica, volta a creare alleanze con gruppi non arabi per spezzare l’accerchiamento regionale. Questo ha creato un immaginario di partnership tra curdi e Israele che, sebbene non formalizzato a livello statale, ha trovato espressione in iniziative culturali e associazioni come la Israel-Kurdistan Friendship League, nate per promuovere cooperazione e legami sociali tra le due comunità.

In Iraq, la Regione del Kurdistan (KRI) gode di ampia autonomia e mantiene relazioni con numerosi Paesi, inclusi Stati occidentali e diplomatici esterni. Tuttavia, questa autonomia è attentamente bilanciata da Erbil per evitare di essere travolta da conflitti regionali più ampi. Di fatto, leader curdi iracheni hanno adottato posizioni moderate nella guerra tra Israele e Iran, cercando di mantenere relazioni diplomatiche con Teheran e criticando atti che potrebbero mettere a rischio la sicurezza della popolazione curda all’interno dello Stato iraniano.

Al tempo stesso, le organizzazioni armate curde attive in Iran, come il Kurdistan Freedom Party (PAK) e il Partito Democratico del Kurdistan di Iran (PDKI), hanno una storia lunga di opposizione al governo di Teheran, combattendo per l’autonomia o l’indipendenza e denunciando la repressione dei diritti culturali e politici dei curdi iraniani. Durante le recenti proteste in Iran, gruppi come il PAK hanno persino rivendicato operazioni armate contro le forze statali, giustificando le azioni come "difesa dei civili e protestanti". Queste posizioni li pongono in diretto antagonismo con il governo di Teheran, che ha spesso accusato i curdi di collaborare con potenze straniere, incluso Israele, per destabilizzare il Paese.

Tuttavia, la realtà è più complessa di un semplice “asse curdo–israeliano”. Diverse forze curde, in particolare nella Siria nordorientale, hanno preso distanze dal sostegno incondizionato a Tel Aviv, criticando allo stesso tempo le operazioni israeliane che colpiscono civili. Alcuni gruppi curdi, come la PJAK, hanno espresso critiche sia verso Israele sia verso l’Iran, condannando la sofferenza di popolazioni civili in conflitti che non considerano propri.

La questione palestinese, in particolare, ha suscitato risposte diversificate tra i curdi. Non esiste una posizione unitaria o dominante: mentre alcuni esponenti e gruppi curdi solidarizzano apertamente con la lotta palestinese contro l’occupazione e l’espansione israeliana, altri vedono nella possibile alleanza con Tel Aviv un mezzo per ottenere supporto contro Stati che considerano nemici storici, come l’Iran e la Turchia.

Questa ambiguità non nasce da un’ideologia coerente, ma da una necessità pragmatica di sopravvivenza territoriale e politica in un contesto in cui la soppressione delle identità minoritarie è stata la norma. I curdi in Iran, ad esempio, hanno sofferto repressioni violente per decenni, essendo spesso privati di diritti culturali, linguistici e politici. Queste esperienze di oppressione alimentano sentimenti anti-governo e spingono alcuni a cercare alleanze esterne, anche se non sempre condivisione ideologica si traduce in una vera cooperazione strategica.

In Iraq e in Siria, i curdi hanno dovuto confrontarsi con le ambizioni di Stati più grandi: Ankara considera molti gruppi curdi come una minaccia terroristica; Teheran resta sospettosa di ogni forma di autonomia curda sul proprio territorio; Damasco alterna repressione e concessioni a seconda del corso della guerra civile. È questa costante pressione ad alimentare una strategia multilivello piuttosto che una semplice alleanza con uno Stato esterno.

Oltre a questioni politiche e territoriali, varie forze curde navigano tra interessi nazionali, alleanze tattiche e relazioni in parte conflittuali con ideologie dominanti come il pan-arabismo e il jihadismo.

Storicamente, l’idea del pan-arabismo — l’ideologia che mirava alla unità politica del mondo arabo basata sulla lingua e la cultura araba — ha spesso relegato i curdi ai margini, o addirittura li ha considerati un ostacolo. In Paesi come Siria e Iraq, i regimi pan-arabi come il Ba’ath promuovevano programmi di "arabizzazione" che privarono i curdi della cittadinanza e dei diritti, spingendo molti a sviluppare un forte sentimento di opposizione alle élite pan-arabe dominanti.

Questa esperienza storica spiega perché la maggior parte dei principali gruppi curdi non ha mai abbracciato il pan-arabismo come progetto politico: per loro si trattava di un’ideologia che giustificava discriminazione e assimilazione forzata. Molti curdi vedono il pan-arabismo come un progetto che ha sostanzialmente marginalizzato le identità non-arabe e ha dato spazio a politiche repressive nei loro confronti.

Sul versante del jihadismo, la relazione dei curdi è stata altrettanto complessa. Mentre organizzazioni jihadiste come lo Stato Islamico (ISIS) sono state combattute duramente dalle milizie curde — in particolare dalle unità YPG e dalle forze peshmerga — non mancano nella storia elementi jihadisti di matrice curda o gruppi islamisti curdi che si sono mossi per periodi e in contesti diversi. Ad esempio, Ansar al-Islam era un gruppo islamista kurdo-affiliato ad al-Qaeda attivo nei primi anni 2000 nel Kurdistan iracheno.

Inoltre, nel corso della storia curda si sono formati movimenti come i mujahideen curdi islamisti, composti da combattenti che combinavano nazionalismo curdo e islamismo contro il regime di Baghdad durante la guerra Iran-Iraq. Questi fenomeni mostrano che, pur non essendo la norma, esistono correnti all’interno delle società che, in alcune fasi, hanno adottato retoriche o obiettivi vicini al jihadismo, anche se spesso in competizione con i più influenti partiti laici o nazionalisti.

Allo stesso tempo, la maggior parte dei principali partiti curdi, come il PKK e le sue affiliazioni siriane, si sono posizionati su un terreno laico, enfatizzando concetti come diritti civili, inclusione sociale e democrazia decentralizzata, in contrapposizione sia al jihadismo sia ad ideologie pan-arabe autoritarie.

In definitiva, l’ambiguità curda nel Medio Oriente riflette una molteplicità di interessi e contesti: opposizione all’Iran per la repressione interna, rapporti differenziati con Israele basati su opportunità geopolitiche storiche, e posizioni variegate sulla causa palestinese che rispecchiano la diversità interna dei gruppi curdi. In un teatro regionale frammentato e polarizzato, i curdi non sono monolitici, ma attori che navigano tra nemici, alleati, e interessi nazionali irrisolti.