Paesi Ue verso il ritiro da Centro coordinamento Gaza degli Usa: "Disastro, non distribuisce aiuti e non ha fermato uccisioni da parte di Israele"

Diplomatici europei criticano il centro Usa per Gaza: pochi aiuti, nessun progresso politico. Diverse capitali valutano di ridurre o sospendere la presenza

Diversi Paesi dell'Unione Europea, secondo alcune fonti del deepstate, starebbero seriamente valutando il ritiro dei propri ambasciatori e diplomatici dal Centro di Coordinamento Civile e Militare per Gaza a Kyriat Garat, in Israele, gestito dagli Stati Uniti. Le testimonianze di chi ci si è recato sono state impietose: "Disastroso, non distribuisce veramente gli aiuti umanitari ai palestinesi, non ha fermato le uccisioni da parte di Israele e non ha fatto alcun progresso politico nell'area".

Paesi Ue verso il ritiro da Centro coordinamento Gaza degli Usa: "Disastro, non distribuisce aiuti e non ha fermato uccisioni da parte di Israele"

Diverse capitali europee stanno rivalutando la loro partecipazione al Civil-Military Coordination Center (CMCC) guidato dagli Stati Uniti nel sud di Israele, istituito per coordinare il cessate il fuoco a Gaza, facilitare l’ingresso degli aiuti e contribuire alla definizione del futuro politico dell’enclave. Secondo fonti diplomatiche, il centro non avrebbe prodotto risultati concreti né sul piano umanitario né su quello politico, alimentando un crescente malcontento tra gli alleati di Washington.

Otto diplomatici stranieri hanno riferito che funzionari di alcuni Paesi europei non sono rientrati al CMCC dopo le festività natalizie, segnale di una distanza sempre più marcata. Un diplomatico occidentale ha definito la struttura “senza direzione”, mentre un altro ha sintetizzato il clima con una frase lapidaria: “Tutti pensano che sia un disastro, ma non c’è alternativa”.

Il CMCC, operativo da ottobre nell’ambito del piano di cessate il fuoco promosso dal presidente statunitense Donald Trump, è guidato da un generale Usa e ospita personale militare americano e israeliano. Alla sua creazione avevano aderito decine di Paesi, tra cui Francia, Germania, Regno Unito, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di influenzare le discussioni sul futuro di Gaza. Tuttavia, a distanza di mesi, i risultati appaiono limitati.

Secondo i diplomatici, i flussi di aiuti umanitari non sono aumentati in modo significativo dall’entrata in vigore della tregua, nonostante la grave crisi umanitaria, caratterizzata da sfollamenti di massa e malnutrizione diffusa. Molti dei camion che entrano a Gaza trasportano beni commerciali, mentre Israele mantiene un controllo sostanziale sulle politiche di accesso, limitando materiali considerati “dual use”, come i pali metallici per le tende destinate agli sfollati.

La fase due del piano di Trump, annunciata di recente e incentrata su smilitarizzazione e ricostruzione, ha aggiunto nuove incertezze. Non prevede ulteriori ritiri militari israeliani, lascia oltre metà della Striscia sotto controllo di Israele e non menziona la riapertura del valico con l’Egitto né il dispiegamento di una forza multinazionale di stabilizzazione.

Sebbene alcuni governi stiano considerando una riduzione della loro presenza o un ritiro informale, è improbabile un’uscita ufficiale dal CMCC. Pesano il timore di irritare la Casa Bianca e la volontà di non lasciare campo libero a Israele nelle decisioni sul dopoguerra, anche perché nel centro non siedono rappresentanti palestinesi. La revisione europea segnala così una frattura crescente tra Washington e i suoi alleati sulla gestione della crisi di Gaza.