14 Gennaio 2026
Fonte: LaPresse
L'inviato speciale in Medio Oriente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, ha annunciato oggi l'avvio della fase 2 del "piano di pace" mediato dal presidente Donald Trump. Il diplomatico ha annunciato che a breve "nascerà un governo tecnico palestinese, formato da 15 membri" e ha minacciato nuovamente: "Che Hamas si disarmi, altrimenti ci saranno gravissime conseguenze".
Gli Stati Uniti hanno annunciato l’avvio della fase due del piano del presidente Donald Trump per porrefine al genocidio a Gaza, segnando un passaggio decisivo dal cessate il fuoco alla riorganizzazione politica e di sicurezza del territorio. A renderlo noto è stato l’inviato speciale Usa Steve Witkoff, che ha parlato dell’istituzione di un governo palestinese tecnocratico, della ricostruzione della Striscia e della piena demilitarizzazione, inclusa la consegna delle armi da parte di Hamas e degli altri gruppi armati.
"Gli Stati Uniti si aspettano che Hamas rispetti pienamente i suoi obblighi", ha avvertito Witkoff, sottolineando che tra questi rientra la restituzione immediata del corpo dell’ultimo ostaggio israeliano deceduto. "Il mancato rispetto avrà conseguenze gravi", ha aggiunto, lasciando intendere possibili pressioni politiche e militari.
La fase due segue l’accordo raggiunto il 10 ottobre tra Israele e Hamas, che ha previsto un cessate il fuoco (ma solo sulla carta, visti i numerosissimi morti palestinesi), uno scambio ostaggi-prigionieri, un parziale ritiro israeliano (che a oggi, però, è avanzato, arrivando a occupare più del 53% della Striscia) e un aumento degli aiuti umanitari. Ora l’obiettivo dichiarato di Washington è porre fine al governo di Hamas sulla Striscia, attivo da 18 anni, sostituendolo con una struttura civile transitoria.
La nascita del nuovo esecutivo di Gaza è stata annunciata dall’Egitto. Si tratta di un Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza (NCAG) composto da 15 membri palestinesi indipendenti, scelti con il consenso delle principali fazioni. Il comitato opererà sotto la supervisione di un organismo internazionale chiamato “Board of Peace”, che, secondo il piano in 20 punti di Trump, sarà presieduto dallo stesso presidente statunitense. Una colonizzazione permanente, secondo molti osservatori internazionali, come già anticipato da Il Giornale d'Italia.
In un segnale politicamente rilevante, anche Hamas e la Jihad Islamica hanno dichiarato il loro sostegno al comitato, affermando di non voler partecipare direttamente al futuro governo, ma di limitarsi a facilitare la stabilità e la ricostruzione. Analogo appoggio è arrivato dalla presidenza palestinese di Mahmoud Abbas e dal movimento Fatah.
Restano tuttavia enormi incognite. La smilitarizzazione di Gaza rappresenta uno degli ostacoli più complessi, così come la possibile presenza di una forza di sicurezza internazionale. Sul piano economico, le Nazioni Unite stimano che la ricostruzione richiederà oltre 50 miliardi di dollari e anni di lavori, mentre i fondi promessi finora sono limitati.
Dopo oltre due anni di genocidio e più di 71mila morti palestinesi, l’avvio della fase due segna un tentativo ambizioso di ridefinire il futuro di Gaza ma, per le premesse che sono giunte fino ad ora, segna solo l'ennesimo tentativo di militarizzazione, occupazione e colonizzazione permanente dell'enclave.
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