20 Gennaio 2026
Fonte: Facebook
Il Tar dell'Emilia Romagna ha annullato il provvedimento "Bologna Città 30": sono quindi abolite le zone in centro città in cui il limite di velocità per i veicoli era stato abbassato a 30 chilometri orari. I giudici hanno motivato la sentenza descrivendo il limite come "illegittimo e ideologico" e invitando al rispetto del Codice della Strada.
La “Città 30” di Bologna cade sotto i colpi del Tribunale amministrativo regionale dell’Emilia-Romagna. Con una sentenza destinata a far discutere, il Tar ha accolto il ricorso presentato da alcuni tassisti e ha annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze che avevano introdotto il limite generalizzato di 30 chilometri orari nella maggior parte delle strade cittadine. Un colpo durissimo al provvedimento simbolo della giunta guidata dal sindaco Matteo Lepore.
Secondo i giudici amministrativi, il Comune ha oltrepassato i limiti delle proprie competenze, introducendo di fatto un nuovo limite di velocità generalizzato, in contrasto con il Codice della Strada. La normativa, ricorda il Tar, consente limiti inferiori ai 50 km/h solo su singole strade, puntualmente motivate da caratteristiche specifiche. A Bologna, invece, il limite di 30 km/h è stato esteso a circa il 64% della rete stradale urbana, ribaltando la regola generale prevista dalla legge.
La sentenza è chiara: anche se gli effetti positivi in termini di riduzione degli incidenti e delle vittime sono “desiderabili”, non possono giustificare un provvedimento adottato fuori dal perimetro normativo. Le motivazioni addotte dal Comune sono state giudicate troppo generiche, prive di istruttorie strada per strada e incapaci di dimostrare che il sacrificio imposto a cittadini, lavoratori e imprese fosse davvero minimo e proporzionato.
Esulta il centrodestra. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini parla di una decisione che ristabilisce il buon senso contro “provvedimenti ideologici”, mentre Fratelli d’Italia rivendica di aver denunciato fin dall’inizio l’illegittimità di una misura imposta in modo propagandistico. Dura anche la Lega, che annuncia un esposto alla Corte dei Conti per verificare un possibile danno erariale legato ai milioni di euro spesi per la “Città 30”.
La bocciatura del Tar segna un punto fermo: la sicurezza stradale non può essere perseguita con scorciatoie ideologiche né con imposizioni generalizzate che ignorano la legge. Ora il Comune potrà ripartire, ma solo rispettando il Codice della Strada, valutando caso per caso e mettendo al centro soluzioni concrete, non slogan. Per Bologna, dopo due anni di polemiche, è davvero tutto da rifare.
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