20 Gennaio 2026
Social Network Fonte: X @Biswa810
Il Regno Unito valuta seriamente l’ipotesi di vietare l’accesso ai social network ai minori di 16 anni, seguendo l’esempio dell’Australia. Il premier Keir Starmer non chiude a una proposta di legge in tal senso e afferma che la tutela dei più giovani deve diventare una priorità. Sul tavolo, la necessità di regolamentare un sistema digitale ritenuto sempre più invasivo.
Il Regno Unito pensa dunque di vietare i social network ai minori di 16 anni, sulla scia di quanto già deciso dall’Australia, primo Paese al mondo ad aver introdotto un bando di questo tipo. Ad annunciare di “non escludere alcuna opzione” è stato il premier Keir Starmer, intervenendo a margine di una conferenza stampa dedicata al contenzioso apertosi con l’alleato statunitense sulla Groenlandia e sulla raffica di nuovi dazi annunciati da Washington.
Rispondendo a una domanda specifica sull’ipotesi di un divieto per legge dei social media agli under 16, il primo ministro britannico si è mostrato possibilista, sottolineando la necessità di un cambio di passo. “Io penso che dobbiamo fare di più per tutelare i nostri figli” e per regolamentare il sistema, ha dichiarato Starmer, ribadendo di non voler escludere alcuna strada, anche se questo dovesse comportare un potenziale conflitto con gli interessi dei grandi gruppi tecnologici d’oltreoceano.
L’ipotesi di un bando digitale per i minorenni era già emersa il mese scorso, proprio in seguito all’annuncio del governo australiano guidato dal premier laburista Anthony Albanese. In passato, la stessa strada era stata esclusa da Starmer, che aveva preferito puntare su strumenti di autoregolamentazione e su un rafforzamento delle tutele esistenti.
La svolta è arrivata a fine dicembre, quando l’esecutivo britannico ha rimesso il tema al centro del dibattito tramite la ministra della Cultura e dei Media, Lisa Nandy. In quell’occasione, la titolare del dicastero aveva annunciato l’avvio di un esame approfondito del modello australiano, alla luce dei crescenti allarmi sulla “dipendenza” virtuale dei giovanissimi, sempre più esposti ai cosiddetti “algoritmi predatori”.
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