Gaza, Trump annuncia: "Pronto Board of Peace, a breve i nomi", Trump presidente, Mladenov Alto Rappresentante, Ong: "Palestinesi controllati da Usa e Israele"

Trump annuncia il Board of Peace per Gaza: guida Usa, Mladenov alto rappresentante, governo tecnico palestinese. Ma a Gaza crescono timori di esclusione e controllo esterno

Donald Trump, presidente americano, ha annunciato che il Board of Peace, ossia l'ente che dovrebbe guidare il governo tecnico palestinese nella ricostruzione della Striscia, sarebbe "ufficialmente pronto" e che a breve verranno "forniti tutti i nomi dei membri". Per ora, le uniche posizioni note sicure sono quelle dello stesso tycoon come presidente e di Nickolay Mladenov come Alto Rappresentante. Quasi sicuramente, poi, ci sarà anche un coinvolgimento diretto dell'inviato speciale americano Steve Witkoff.

Molte Ong palestinesi e numerosissimi civili dell'enclave hanno però fatto notare che non ci sarà, molto probabilmente, nemmeno un loro rappresentate e che quindi il rischio altissimo sarà quello di essere "controllati per conto di Israele e degli Usa".

Gaza, Trump annuncia: "Pronto Board of Peace, a breve i nomi", Trump presidente, Mladenov Alto Rappresentante, Ong: "Palestinesi controllati da Usa e Israele"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che il Board of Peace, l’organismo internazionale incaricato di supervisionare la transizione politica e la sicurezza nella Striscia di Gaza, è “ufficialmente pronto”. L’annuncio arriva con l’avvio della seconda fase del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, entrato in vigore lo scorso ottobre ma rimasto fragile e segnato da accuse reciproche di violazioni.

È per me un grande onore annunciare che il Board of Peace è stato formato”, ha scritto Trump sul suo Truth Social, definendolo “il più grande e prestigioso mai assemblato”. Il tycoon ne sarà il presidente, mentre l’ex ministro degli Esteri e della Difesa bulgaro Nickolay Mladenov ricoprirà il ruolo di Alto Rappresentante, con il compito di supervisionare l’amministrazione civile di Gaza nel periodo di transizione. Accanto a loro, il piano prevede il coinvolgimento diretto dell’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il sostegno diplomatico di Egitto, Qatar e Turchia.

Sul piano interno palestinese, la gestione quotidiana della Striscia sarà affidata a un nuovo governo tecnico, il National Committee for the Administration of Gaza, guidato da Ali Shaath, ex vice ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese. Secondo Trump, questi leader palestinesi sarebbero “fermamente impegnati per un futuro pacifico”. La seconda fase del piano include anche la demilitarizzazione completa di Hamas, lo smantellamento dei tunnel e, in prospettiva, il dispiegamento di una forza di sicurezza internazionale.

Nonostante l’ottimismo espresso dalla Casa Bianca, tra i palestinesi prevalgono cautela e timori. A Gaza, dove la popolazione vive da mesi tra distruzione, sfollamenti e crisi umanitaria, molti temono che le decisioni vengano prese senza un reale coinvolgimento di chi vive sul territorio. Attivisti e analisti palestinesi avvertono che un modello di governance supervisionato dall’estero rischia di riprodurre rapporti di controllo più che garantire autodeterminazione.

C’è inoltre scetticismo sulla reale capacità del Board of Peace di limitare le operazioni militari israeliane e di garantire una ricostruzione rapida, senza che la sicurezza venga usata come leva politica. La demilitarizzazione di Hamas, considerata da Israele e Stati Uniti una condizione imprescindibile, viene vista da molti come un potenziale ostacolo che potrebbe rallentare l’apertura dei valichi e l’arrivo degli aiuti.

In questo contesto, mentre Washington parla di “pace attraverso la forza”, a Gaza la parola pace resta legata a bisogni immediati: sicurezza, dignità e fine della sofferenza quotidiana.