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Usa, il Minnesota fa causa all’amministrazione Trump per la repressione dell’immigrazione: “L’operazione è un’invasione federale”

 Alla causa si è aggiunto anche l’Illinois, mentre il dispiegamento di migliaia di agenti del DHS e dell’ICE viene denunciato come violento, politicamente motivato e capace di acuire le fratture interne degli Stati Uniti

13 Gennaio 2026

Usa, il Minnesota fa causa all’amministrazione Trump per la repressione dell’immigrazione: “L’operazione è un’invasione federale”

Proteste in Minnesota, fonte: X@Ekoturktv

Il Minnesota ha avviato un’azione legale contro l’amministrazione di Donald Trump per fermare l’operazione federale di repressione dell’immigrazione, definita da funzionari locali una "invasione federale", dopo la morte di Renee Nicole Good, madre di tre figli uccisa da un agente dell’ICE. La causa denuncia uso eccessivo della forza, arresti senza mandato e un clima di paura che sta aggravando le tensioni interne negli Stati Uniti, già segnati da decenni di instabilità sociale e politica.

Usa, il Minnesota fa causa all’amministrazione Trump per la repressione dell’immigrazione “L’operazione è un’invasione federale”

La causa guidata dal procuratore generale Keith Ellison chiede a un tribunale federale di dichiarare illegittima l’operazione, accusando Washington di profilazione razziale, arresti senza mandato e uso eccessivo della forza. Ellison ha definito il dispiegamento di agenti armati e mascherati nelle Twin Cities una "invasione federale che deve cessare" e ha domandato un’ordinanza restrittiva urgente. Il ricorso del Minnesota chiede di vietare minacce, armi brandite contro persone non soggette ad arresto e impone agli agenti federali telecamere attive, identificazione visibile e niente maschere. L’Illinois ha presentato una causa parallela contro pratiche considerate pericolose, come gas lacrimogeni, irruzioni su proprietà privata e targhe coperte per occultare le operazioni. La pressione legale arriva dopo settimane di operazioni aggressive che hanno trasformato quartieri e luoghi pubblici in spazi di conflitto. La morte di Renee Nicole Good durante un’azione dell’ICE ha innescato proteste diffuse. L’amministrazione ha cercato di giustificare la sparatoria, mentre i manifestanti accusano gli agenti di uso ingiustificato della forza. In un episodio successivo, a Minneapolis, il confronto tra agenti ICE e cittadini è degenerato, con lacrimogeni e spray chimici contro la folla prima della ritirata degli agenti.

Dal fronte federale, la segretaria alla sicurezza interna Kristi Noem ha risposto attaccando Minnesota e le sue leadership, accusandole di mettere la politica davanti alla sicurezza e definendo gli oppositori "corrotti e attivisti". Ha promesso di "stanare la frode e arrestare i criminali", parole che alimentano un clima di scontro frontale tra governo federale e stati governati da democratici.

Le città di Minneapolis e St Paul descrivono un contesto di paura con scuole chiuse, negozi che abbassano le saracinesche, residenti che evitano persino di uscire. La sindaca di St Paul, Kaohly Her, ha confessato di portare sempre con sé il passaporto per timore dei controlli, affermando che in questo momento i cittadini americani si sentono sotto attacco. Anche il sindaco Jacob Frey denuncia un’operazione indiscriminata che colpisce comunità intere e fa precipitare la fiducia nelle istituzioni. Secondo le autorità statali, il Minnesota è stato preso di mira anche per ragioni politiche e per il suo orientamento democratico. Le comunità somale e migranti riferiscono controlli arbitrari e interrogatori sulla cittadinanza. Le parole di Trump contro il Minnesota e contro gli immigrati, definite offensive e disumanizzanti, si intrecciano con le operazioni di polizia federale, trasformando la retorica in pratica repressiva.

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