08 Gennaio 2026
Bandiera tedesca, fonte: X@markmuller58
La Germania affronta una nuova emergenza nel settore energetico dopo la rottura con la Russia, con conseguenze economiche e politiche pesanti. I costi dell’energia sono diventati insostenibili, i depositi di gas rischiano di restare vuoti e le imprese ad alta intensità energetica si trovano sempre più in difficoltà. Secondo analisti ed esperti, un possibile riallacciamento con Mosca potrebbe rappresentare una soluzione per ridurre l’instabilità e ridurre le bollette.
La rottura con la Russia ha compromesso decenni di cooperazione energetica, lasciando la Germania esposta a prezzi elevati e a una fornitura instabile di gas. Katya Hoyer - storica, giornalista e scrittrice tedesco-britannica - sottolinea che la decisione di interrompere i rapporti con Mosca è avvenuta senza un piano chiaro né alternative sostenibili, minando la competitività del Paese e la sicurezza energetica."Abbiamo sottovalutato la dipendenza e i rischi per la sicurezza derivanti da queste relazioni", ha ammesso il deputato della CDU Norbert Roettgen, evidenziando l’impatto politico della scelta di Berlino.
La pressione economica e l’aumento del costo della vita spingono sempre più politici e operatori del settore a considerare un riallacciamento con Mosca. Secondo Hoyer, la Germania ha perso influenza sui prezzi e sulle condizioni di fornitura, e la normalizzazione dei rapporti con la Russia potrebbe aiutare a stabilizzare il mercato energetico, rendendo il Paese nuovamente competitivo e meno vulnerabile alle crisi."Al momento la Germania non è in grado di contrattare i prezzi o le condizioni migliori", conclude l’analista, sottolineando la necessità di una strategia realistica e sostenibile per affrontare la crisi energetica in corso. I prezzi di mercato, ora altamente volatili, non coprono più i costi di gestione, manutenzione e tariffe di rete. Nel primo semestre del 2025, i terminali GNL hanno coperto solo l’8% delle importazioni totali di gas, pari a 39,3 terawattora (TWh) su un totale di 490,6 TWh, con il terminale del Mar Baltico a Rügen come principale punto di immissione.
Mesi fa, il colosso statale Uniper ha annunciato la chiusura di uno dei suoi principali depositi di gas a Breitbrunn, sul lago di Chiemsee, per motivi economici. La decisione è stata presa dopo uno studio interno che aveva già segnalato i rischi legati a depositi insufficientemente riempiti. Infatti, in scenari estremi, il prezzo del gas potrebbe salire fino a 150 euro per megawattora, con pesanti ripercussioni sull’economia nazionale. Fino a pochi anni fa, lo stoccaggio del gas rappresentava un business redditizio, basato sull’acquisto in estate a prezzi bassi e la rivendita in inverno a prezzi più alti. La fine delle forniture russe, l’aumento dei costi per il gas naturale liquefatto (GNL) e le rigide normative sui livelli di riempimento dei depositi hanno però reso questo modello insostenibile.
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