28 Novembre 2025
Friedrich Merz, fonte: imagoeconomica
Un piano “segreto” che in realtà non è segreto
Il recente articolo del Wall Street Journal ha suscitato grande scalpore in Europa e negli Stati Uniti, parlando di un piano tedesco “segreto” volto a prevedere una guerra sul fronte orientale contro la Russia, con l’ausilio di 800.000 uomini tra soldati tedeschi, americani e altre truppe NATO. Un'ipotesi che sembra alimentare una nuova fase di tensione geopolitica, ma che, a ben guardare, non è altro che un esercizio teorico nato dai piani di difesa degli Stati maggiori europei. È essenziale chiarire subito che questi piani di guerra non sono novità, e sono sempre esistiti come parte delle esercitazioni di preparazione della NATO e delle forze armate tedesche. In pratica, stiamo parlando di scenari che tutti i Paesi membri dell'alleanza studiano per fronteggiare potenziali minacce, e nulla più. Da un punto di vista strategico, l'idea di mettere in discussione la Germania come potenziale punto di conflitto con la Russia è ridicola. Non solo la Germania non confina direttamente con la Russia, ma in realtà sarebbe la Polonia a diventare il teatro principale di eventuali scontri. Un dettaglio che non può passare inosservato, soprattutto alla luce del crescente nazionalismo polacco che, come visto in passato, ha più volte alimentato le tensioni con la Russia, a scapito di una stabilità regionale che sarebbe di interesse di tutti, ma soprattutto dell’Europa centrale.
Dietro la pubblicazione: la geopolitica americana
Ora, la domanda è: perché un piano del genere viene reso noto al pubblico? In un momento di crisi come quello attuale, dove l'Ucraina è il campo di battaglia principale, ogni mossa dell'America è motivata non solo da questioni di difesa o sicurezza nazionale, ma da un gioco di pubbliche relazioni e pressione geopolitica. Quando il Wall Street Journal esce con queste “rivelazioni”, è chiaro che non si tratta di piani nuovi o segreti, ma di una mossa strategica per influenzare l'opinione pubblica. Si vuole suscitare paura e preoccupazione sia tra i cittadini europei, che sono già stati travolti dalla crisi ucraina, sia tra i russi, per rafforzare l'idea che la Russia si trovi davvero sotto assedio, in un gioco di intimidazione e confronto diretto.
Questa è una strategia nota, che rientra nel repertorio delle operazioni psicologiche della politica internazionale: spingere il Cremlino a irrigidire la propria posizione, alimentare il clima di allarme e, soprattutto, minare la stabilità interna alla Russia, dove l'appoggio popolare al governo di Vladimir Putin potrebbe essere compromesso da una continua escalation verbale e militare.
La Germania e l'impasse della diplomazia
L'aspetto più interessante di questo piano è che, come per altri piani simili della NATO, non si tratta di una novità, bensì di un aggiornamento di scenari già studiati in passato. La domanda sorge spontanea: perché proprio ora? La Germania, la cui posizione geopolitica è da tempo ambigua, sta vivendo una fase delicata. Da un lato è costretta ad aderire agli impegni presi con la NATO e gli Stati Uniti, ma dall'altro non può fare a meno di una Russia che rimane un attore fondamentale per la sua sicurezza energetica e per la stabilità economica. È proprio questa contraddizione a rendere l'Europa un campo di battaglia diplomatico, con i tedeschi che si trovano a dover navigare tra la fedeltà all'alleanza atlantica e la necessità di un dialogo con Mosca. Il piano, quindi, potrebbe servire da strumento per mettere pressione sulla Germania, in particolare sulla sua leadership politica, costringendola a scegliere tra una posizione più assertiva nei confronti della Russia o un ritorno a una politica di distensione. In questo contesto, la Germania viene sostanzialmente messa all'angolo, con gli Stati Uniti che esercitano una pressione crescente.
Gli Stati Uniti e la “scelta” di Trump
La geopolitica americana non si limita a disegnare piani su carta: essa agisce tramite una continua manipolazione delle narrazioni globali. La pubblicazione di piani “segreti” o di guerre future serve a influenzare anche le trattative diplomatiche in corso, in particolare quelle relative alla guerra in Ucraina. Non è un caso che si parli tanto di piani di pace e di risoluzioni diplomatiche, con una figura chiave come l'inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, che sta cercando di intavolare un dialogo con il Cremlino. Ma come ha sottolineato il generale Fabio Mini, è difficile parlare di un vero accordo finché non ci sono risposte concrete su questioni fondamentali come i territori contesi, il futuro dell'esercito ucraino e l'integrazione dell'Ucraina nella NATO. Trump, spinto da un Pentagono che segnala il possibile crollo delle forze ucraine, ha fretta di chiudere la partita, ma Mosca non sembra essere disposta a fare concessioni. Piuttosto, il Cremlino ha approfittato della situazione per consolidare il proprio potere sui territori conquistati e continuare a guadagnare tempo, senza far lievitare ulteriormente il costo della guerra.
L'Europa divisa, ma consapevole
Infine, quello che emerge è una divisione crescente all’interno dell’Europa stessa, con Paesi come l’Ungheria che continuano a coltivare legami con Mosca, mentre altri, come i Paesi baltici, chiedono maggiore durezza. Nonostante la retorica della pace, la realtà è che l’Europa è intrappolata in una rete di alleanze, compromessi e ricatti economici, dove ogni mossa diplomatica viene fatta con un occhio attento non solo a Kiev, ma anche a Washington e a Mosca.
L'Unione Europea si trova di fronte alla necessità di ridefinire le sue priorità: la guerra in Ucraina sta diventando un punto di rottura per molti Paesi membri, tra chi vuole porre fine al conflitto e chi, come Polonia e le Baltiche, vuole continuare la lotta fino alla fine. L'uscita dalla crisi ucraina non è più una questione solo di diplomazia, ma di scelte strategiche, che probabilmente segneranno il futuro della stessa Unione Europea e il suo rapporto con la Russia. L'ennesima pubblicazione di piani “segreti” è solo un altro passo in un gioco geopolitico in cui le vere mosse si giocano dietro le quinte, e dove la Russia continua a mantenere il controllo sul campo. La questione ucraina è lontana dalla risoluzione, ma la pressione crescente su Mosca e la divisione europea potrebbero portare a sviluppi inaspettati nelle prossime settimane.
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