07 Gennaio 2026
Zelensky-Malyuk Fonte: X @SavchenkoReview
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “silura” un altro uomo chiave dell’apparato statale, spingendo alle dimissioni Vasyl Malyuk, capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. Una decisione che, secondo la stampa di Kiev, sarebbe maturata per “evitare un’indagine sul governo” nel pieno dello scontro con l’agenzia anticorruzione. Al suo posto, alla guida dell’Sbu, arriva ad interim il generale Yevhen Khmara.
Lunedì 5 gennaio Vasyl Malyuk si è dimesso dal ruolo di capo del Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu), l’agenzia dei servizi segreti responsabile di controspionaggio e lotta al terrorismo. Malyuk era in carica dalla metà del 2022 e sotto la sua direzione l’Sbu aveva firmato alcuni attentati contro la Russia dall’inizio della guerra, tra cui l’attacco alle basi aeree russe dello scorso giugno, realizzato introducendo di nascosto nel Paese circa un centinaio di droni esplosivi.
Le dimissioni, tuttavia, non sarebbero legate a fallimenti operativi, bensì a uno scontro politico-istituzionale che va avanti da mesi. Secondo diverse ricostruzioni, Malyuk sarebbe stato spinto a lasciare l’incarico a causa del conflitto sempre più duro tra l’Sbu e l’agenzia nazionale anticorruzione (Nabu). Negli ultimi mesi i servizi di sicurezza avevano arrestato alcuni dipendenti della Nabu, accusandoli di avere legami con la Russia.
Una versione che però non ha convinto parte dell’opinione pubblica e degli osservatori. In molti hanno accusato l’Sbu, considerata vicina al governo, di aver colpito funzionari che stavano indagando su figure prossime al presidente Volodymyr Zelensky. Gli arrestati sono stati successivamente rilasciati, alimentando ulteriori sospetti su un’operazione più politica che giudiziaria.
Gli arresti si sono inseriti in una fase di forte tensione tra il governo e gli organismi anticorruzione. Durante l’estate Zelensky aveva fatto approvare dal parlamento una legge che riduceva in modo significativo l’autonomia e i poteri della Nabu e della Sapo, la procura specializzata anticorruzione. Il provvedimento aveva scatenato dure proteste interne — un evento raro dall’inizio della guerra — e forti critiche da parte degli alleati occidentali, Unione Europea in testa, costringendo il presidente a ritirare la legge dopo pochi giorni.
Secondo l’Ukrainska Pravda, l’amministrazione Zelensky avrebbe quindi esercitato pressioni su Malyuk affinché si dimettesse e si assumesse, almeno formalmente, la responsabilità degli attacchi contro la Nabu, nel tentativo di allontanare lo scandalo dal governo. Un elemento a sostegno di questa tesi è il fatto che Malyuk non verrà estromesso dall’Sbu, ma continuerà a lavorare nell’agenzia occupandosi di controspionaggio russo. Al suo posto, come capo ad interim, è stato nominato il generale Yevhen Khmara.
Il caso Malyuk si inserisce in una serie di dimissioni eccellenti che negli ultimi mesi hanno colpito funzionari ucraini di primo piano, anche molto vicini a Zelensky, coinvolti in scandali di corruzione. Il caso più clamoroso resta quello di Andriy Yermak, tra i collaboratori più stretti del presidente e figura centrale del potere a Kiev, che si è dimesso lo scorso novembre dopo una perquisizione nella sua abitazione. Sempre secondo Ukrainska Pravda, il team di Malyuk ritiene che le sue dimissioni siano parte di una ritorsione orchestrata proprio da Yermak, a conferma di una lotta interna sempre più aspra ai vertici dello Stato ucraino.
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