02 Novembre 2025
Donald Trump
Il progetto voluto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump di demolire l'Ala Est della Casa Bianca per realizzarvi una maestosa e colossale sala da ballo estesa oltre 8000 m2 sta suscitando non poche polemiche tra le file dei democratici. Dopo la demolizione di parte della struttura governativa, avviata lo scorso 21 ottobre, e la pubblicazione della lista di finanziatori che contribuiranno alla realizzazione della nuova ballroom, i democratici hanno deciso di allargare le indagini chiedendo agli uffici federali maggiore "trasparenza".
I punti da sciogliere, che prudono agli avversari democratici, sono essenzialmente due. Il primo riguarderebbe il via libera dato alla demolizione dell'Ala Est senza la preliminare consultazione del Congresso né di due commissioni federali indipendenti competenti sul caso. L'urgenza di avviare il cantiere è stata tale che l'amministrazione Trump non avrebbe neppure atteso l'approvazione della National Capital Planning Commission, assicurando che tale agenzia "non avrebbe comunque avuto giurisdizione sulla fase di demolizione". Quindi, secondo punto, il tipo di aziende (esterne) coinvolte nei finanziamenti. I democratici, tra cui il senatore Adam Schiff, hanno dunque chiesto alla Casa Bianca di fornire prove e "rendicontazione completa" sull'iniziativa, così da monitorare con maggior trasparenza le varie fasi dei lavori.
Ciò che però più preoccupa gli avversari politici è la natura degli oltre 20 finanziatori privati che, secondo i democratici, starebbero fornendo denaro "non certo per puro senso civico" ma per ottenere accordi vantaggiosi. "La natura opaca di questo schema – afferma il democratico Schiff – rafforza la preoccupazione che il presidente Trump stia ancora una volta vendendo accesso presidenziale a individui o entità, inclusi cittadini stranieri e attori aziendali, con interessi diretti nelle azioni federali". A quanto risulta, per un progetto da circa 250 milioni di dollari, Trump sarebbe già arrivato a raccoglierne oltre 350 milioni. Schiff ha inoltrato richieste di chiarimento al Government Accountability Office, e parallelamente è intervenuto anche il senatore democratico Richard Blumenthal inviando lettere agli attori appaltatori coinvolti come McCrery Architects e Clark Construction.
Indagini sul progetto sono state avviate su più fronti, e gli stessi donatori – perlopiù appartenenti a colossi dell'informatica, dei media, della difesa – avrebbero rifiutato di commentare l'esistenza di presunti conflitti d'interesse. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt parla chiaro: "I critici che affermano erroneamente che ci siano conflitti di interesse si lamenterebbero se fossero i contribuenti a dover pagare il conto". Anche Davis Ingle ha nettamente smentito le accuse: "Il presidente Trump lavora 24 ore su 24, 7 giorni su 7, per conto del popolo americano, e allo stesso tempo sta rendendo la Casa Bianca ancora più bella senza alcun costo per i contribuenti (…). I Democratici devono solo imparare dalla sua leadership".
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