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Nato, Erdogan minaccia Svezia e Finlandia: "Congeliamo il processo"

Svezia e Finlandia nella Nato, un processo non più così scontato: come anticipato da Il Giornale d'Italia, Erdogan avrebbe potuto porre nuovamente il veto all'ingresso dei due paesi e ora minaccia realmente di farlo

Di Maria Melania Barone

18 Luglio 2022

Recep Tayyip Erdogan

Arrivati al 30 giugno 2022, tutti i paesi della NATO pensavano di aver stretto la mano ad Erdogan e non doversi più voltare indietro. Ed infatti è così che ha fatto Mario Draghi quando una giornalista gli ha chiesto se l'introduzione di Svezia e Finlandia nella Nato valesse la testa dei curdi. In quell'occasione Mario Draghi rimandò la giornalista a porre la domanda ai due paesi nord-europei, come se questo esentasse l'Italia dalle sue responsabilità morali. Ma le teste dei curdi che ha richiesto il presidente turco faticano ad arrivare ad Ankara e così Erdogan minaccia per la seconda volta l'Europa e gli Stati Uniti: "Se non prenderanno le misure necessarie per soddisfare le nostre condizioni congeleremo il processo". In questo caso si applicherebbe nuovamente il veto per violazione di una clausola dell'accordo e Svezia e Finlandia non entrerebbero più nella Nato. A riportare le parole del Presidente turco è l'agenzia Anadolu.


Ma si sapeva che prima o poi il processo morale sarebbe stato svolto e in Svezia e Finlandia: la popolazione si sta già interrogando su come si comporteranno i governi. Perché la richiesta di Erdogan è quella di estradare in Turchia tutti i capi del Pkk, il partito dei lavoratori curdi che è stato responsabile di una guerra civile interna alla Turchia e che ha generato la nascita del Kurdistan che richiede l'indipendenza ormai da decenni. Quegli stessi militanti sono andati a combattere in Siria e poi hanno richiesto asilo politico nei paesi Nord europei che oggi usano la loro testa pur di entrare nella Nato.

Proprio i membri del Kurdistan sono andati a combattere anche corpo a corpo contro l'Isis, muniti di armi assolutamente obsolete, ma armati di un coraggio da leoni e sono riusciti a liberare la città di Damasco dai terroristi islamici. Curdi, russi, Nato ed esercito regolare siriano lavorarono insieme per un'operazione militare unica nel suo genere.

Nato, la poetica lotta dei curdi in Siria: "Liberare una terra straniera per liberare sé stessi"

L'accordo segreto alla base dell'impegno dei curdi che si sono distinti per la loro capacità di combattimento, era quella del riconoscimento del Kurdistan da parte dei paesi dell'Unione Europea, naturalmente questo processo avrebbe richiesto tantissimo tempo. Un'azione diplomatica infinita, che avrebbe dovuto mettere in campo strategie di convincimenti nell'ambito della politica economica internazionale a cui Erdogan non avrebbe potuto dire di no.

La lotta dei curdi in Siria ha qualcosa di poetico: liberare una terra straniera pur di liberare se stessi, pur di riavere l'autonomia sperata. È la stessa lotta che sta conducendo adesso l'Ucraina e per cui tutti i paesi occidentali si stanno battendo, per cui i paesi occidentali hanno riscoperto una nuova etica che li induce a sacrificare le economie nazionali in favore del patto atlantico e degli Usa. Un'etica non riscoperta con i curdi, barattati in cambio di partner migliori: perché evidentemente la faccia dell'Ucraina può essere lavata con il sangue dei curdi.

di Maria Melania Barone

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