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Draghi Erdogan, le verità sul tavolo: Turchia nell'Ue, grano, gas, Libia, armi e migranti

L'incontro tra Draghi ed Erdogan ha visto il passaggio sul tavolo di ipotesi di accordo sul grano, sull'ingresso nell'Ue della Turchia, sulla collaborazione per la formazione di forze armate libiche e dossier classificati sulla fornitura di missili con gittata da 100km, i SAMP/T, L'accordo mira ad assicurarsi la fedeltà del Sultano che potrebbe mandare ancora in fumo l'ingresso di Svezia e Finlandia. Draghi ammette: "Ho incoraggiato il rientro nella Convenzione contro la violenza sulle donne"

Di Maria Melania Barone

06 Luglio 2022

Draghi da Erdogan: tra i temi sul tavolo l'Ucraina, la crisi alimentare e il gas

Tanti temi sul tavolo tra Erdogan e Draghi, salutato in pompa magna al suo ingresso nel palazzo del governo di Ankara. L'incontro ha diversi scopi, dallo sfruttamento del gas nel giacimento di Sakarya. Naturalmente non si sarebbe potuto affrontare questo incontro senza parlare del giacimento di gas israeliano che potrebbe passare dal territorio turco prima di essere convogliato in Europa, perché se è vero che Draghi ha siglato un accordo con Israele giusto due settimane fa in Israele, mentre Ursula von Der Leyen si è immediatamente recata in Egitto sempre per trovare una strada di soluzione alle preoccupazioni energetiche che si fanno sempre più importanti dopo le rivolte libiche e lo sciopero norvegese.

Draghi Erdogan: ingresso di Turchia nell'Ue, gas e diritti umani

Gli accordi passati sul tavolo internazionale vanno da dialoghi informali sul contrasto tra Turchia, Cipro e Grecia sui confini marittimi che è motivo di attrito per la Turchia con alcuni paesi dell'Unione Europea.

È proprio per questo si è rispolverato il tema della potenziale adesione della Turchia all'Unione Europea, un'ambizione che la Turchia non ha mai negato anche se si è vista rifiutare più volte la sua candidatura. Ma Draghi mette le mani avanti con i giornalisti e afferma senza nascondere di aver fatto pressione per "l'importanza del rispetto dei diritti umani" - e aggiunge - "Ho incoraggiato il presidente Erdogan a rientrare nella convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne".

L'altro argomento sul tavolo che sicuramente scotta molto di più dei precedenti, è il corridoio del grano, questo grano ormai fermo da 4 mesi e che draghi non è riuscito a far rientrare con le sue "doti diplomatiche", quando cioè ha deciso di chiamare Vladimir Putin senza però approdare a nulla. È proprio la Turchia in questo accordo avrebbe dovuto garantire la sicurezza internazionale relativamente al passaggio delle navi col grano poiché all'epoca godeva ancora dell'appoggio del Cremlino.
Adesso invece gli accordi per il corridoio sul grano devono passare da Ankara senza fare i conti con Vladimir Putin. Eppure il premier e il nuovo leader di insieme per il futuro, Luigi di Maio mi hanno fatto una battaglia di interesse globale e al sultano di Ankara è stato chiaramente detto che servono garanzie chiare per il corridoio del grano ed Erdogan ha annunciato che nel fine settimana sentirà Putin e il presidente ucraino per approdare finalmente una svolta.

Draghi Erdogan: accordo sul grano (che arriverebbe marcio)

Liberare oggi silos permette alla raccolto di settembre di essere conservato senza marcire, ma cosa dire del raccolto che oggi è nei silos da qualche mese?

Perché chi si illude che il grano possa approdare in Europa ed essere utilizzato per la produzione alimentare può dirsi un illuso. Come fu stimato già nel febbraio scorso infatti il grano all'interno dei silos, tanto più con le alte temperature di adesso, sarà sicuramente fermentato, oltre che in parte marcito e tutto il contenuto potrebbe dover essere gettato via è usato come concime.

Ma a parte il grano, il report più importante che passa sul tavolo della trattativa con Erdogan è la collaborazione tra le forze armate turche e quelle europee. L'Europa fa una proposta irrinunciabile per il sultano di Ankara e la avanza probabilmente per i rumors secondo cui nonostante la firma del protocollo per l'ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO, all'ultimo minuto Erdogan avrebbe potuto apporre il suo veto e mandare tutto all'aria. Un'ipotesi non accettabile per il vero leader della diplomazia anti russa, Mario Draghi.

Draghi Erdogan: creazione di forze armate in Libia, scambio di informazioni militari classificate e migranti

La volontà primaria del viaggio di Draghi ad Ankara con 5 ministri è il sigillo di un accordo militare senza precedenti. Non ne beneficerebbe soltanto Ankara, ma Italia e Turchia collaborerebbero insieme per la formazione delle forze armate libiche. Ci sarebbe dunque il tentativo da parte di paesi dell'Unione Europea di infiltrarsi all'interno delle rivolte di Tripoli e Tobruch e di tutte le altre città libiche che hanno messo a ferro e fuoco il Parlamento. Le infiltrazioni occidentali erano già evidenti con la comparsa dei gilet gialli in alcune città della Libia. Che certe rivolte fossero state eterodirette è ipotizzabile in quanto un classico replicabile in tutte le epoche storiche e persino per le rivolte libiche del 2010. Naturalmente il malcontento che pulsa dal basso è autentico, ma questo viene solitamente cavalcato per plasmare i nuovi assetti di un paese in funzione delle ingerenze di una certa corrente di potere.

L'accordo siglato con Draghi, permetterebbe di far ottenere alla Turchia i Samp/T, missili di produzione italo francese all'avanguardia. Ankara finora si è dovuta accontentare dei missili prodotti da Mosca che sono comunque all'avanguardia ma non sono i più avanzati.

In ultima analisi la Lamorgese potrebbe siglare un accordo con Erdogan per la gestione dei flussi migratori a cui l'Italia, soprattutto con la crisi Libica e con l'inflazione che imperversa in Nord Africa è assolutamente esposta.

di Maria Melania Barone

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