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Battaglione Azov si arrende oggi: quanti sono col leader Denis Prokopenko

Il leader del battaglione nazionalista e neo-nazista Denis Prokopenko ha annunciato in un video che da Kiev è arrivato l'ordine di smettere di combattere

20 Maggio 2022

Volodymyr Zelensky e Denys Prokopenko

Il battaglione Azov si arrende oggi? Quanti sono col leader Denis Prokopenko. La resa dei nazionalisti del battaglione Azov potrebbe essere questione di ore. Questa volta sembra che la bandiera bianca possa sventolare davvero. Dopo 86 giorni di assedio, molti dei quali passati nei cunicoli e nei bunker anti-atomici dell'acciaieria Azovstal, è arrivato il messaggio del leader dl reggimento, Denis Prokopenko: "Kiev ci ha ordinato di smettere di combattere". Sarebbe stato quindi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a spingere i combattenti a fare il passo indietro definitivo, dopo che le prime operazioni di evacuazione erano cominciate lunedì scorso per poi proseguire nei giorni successivi. Eppure sulla sorte che attende i membri del battaglione, una volta usciti dall'impianto, non si hanno ancora certezze

Battaglione Azov si arrende oggi: quanti sono col leader Denis Prokopenko

Di sicuro si sa che questa volta è stato proprio il governo ucraino a ordinare ai miliziani di deporre le armi: "smettere di combattere per difendere la città", ha detto Prokopenko, che nel videomessaggio apparso poche ore fa su Telegram prosegue: "Il comando militare superiore ha dato l'ordine di salvare la vita dei soldati della nostra guarnigione e di smettere di difendere la citta". 

Il leader del battaglione ha spiegato che l'evacuazione ormai è in fase avanzata: tutti i civili e i feriti hanno lasciato l'acciaieria. Restano trincerati soltanto i soldati ancora capaci di combattere e i comandanti. Oltre ai corpi dei combattenti che hanno perso la vita. Per loro "il processo è in corso", ha spiegato Prokopenko. Non si sa con precisione quanti nazionalisti siano ancora bloccati nell'immenso impianto. Il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha riferito questa mattina che sono duemila coloro che hanno scelto di arrendersi. 

Il mito che crolla e la scelta di Zelensky

Sulla loro sorte, come detto, non c'è alcuna certezza, nonostante le rassicurazioni del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sul fatto che verranno trattati nel rispetto degli "standard internazionali". Viste le dichiarazioni che arrivano da Mosca, però, tutto è possibile, anche un loro processo come criminali di guerra. E in questo caso le ripercussioni sull'Ucraina sarebbero imprevedibili. Potrebbe anche passare il messaggio che il governo, e su tutti Zelensky, abbia di fatto consegnato i resistenti al nemico.

Di sicuro il contraccolpo psicologico ci sarà a prescindere: in questi tre mesi di guerra molti ucraini hanno opposto una resistenza incredibile alimentandosi anche col mito dei combattenti di Azovstal, in grado di difendere Mariupol oltre ogni limite prevedibile. Ora, con la città caduta definitivamente in mano russa, Putin può rivendicare il primo vero successo militare. Solo il tempo dirà se è stata una vittoria di Pirro o il primo passo verso il successo dell'operazione russa. 

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