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Guerra Ucraina, le sanzioni non servono a nulla. "Economia russa verso surplus record". Il report

Secondo Stati Uniti ed Europa le misure prese per punire l'invasione di Mosca avrebbero dovuto ucciderne l'economia. Invece persino secondo il prestigioso Economist non è stato così

13 Maggio 2022

putin

L'inefficacia delle sanzioni imposte dall'Occidente contro la Russia a causa della guerra in Ucraina è svelata dai numeri della sua economia. Una lunga analisi dell'Economist testimonia che chi all'inizio di aprile si aspettava un rapido collasso dell'attività economica di Mosca è destinato a dover aspettare ancora a lungo. L'economia reale, scrive il settimanale britannico, "si è rivelata sorprendentemente resiliente". Certo, i prezzi in consumo sono balzati di oltre il 10% dall'inizio dell'anno sulla scia del deprezzamento del rublo, che ha reso più care le importazioni, e della 'fuga' di molte compagnie occidentali, che ha ridotto l'offerta. Ma i dati "in tempo reale" stanno in gran parte tenendo.

I veri numeri sugli effetti delle sanzioni. Russia verso un surplus commerciale da record

I consumi elettrici sono scesi solo di poco. E, secondo i numeri forniti da Sberbank, dopo un primo choc a marzo, i russi sembrano essere tornati allegramente a spendere in caffè, bar e ristoranti. A fine aprile la banca centrale ha ridotto il tasso d’interesse chiave dal 17% al 14%, segnalando che il panico finanziario di febbraio si sta raffreddando. E a oggi le stime degli analisti, che si attendevano un crollo del Pil fino al 15% quest'anno, cominciano a sembrare eccessivamente pessimistiche.

D'altronde, ragiona l'Economist, la Russia aveva un'economia piuttosto "chiusa" anche prima dell'invasione in Ucraina e questo limita la portata dei danni che le sanzioni riescono a creare. Ma la ragione più forte del fallimento della strategia dell'Occidente è nelle fondamenta stesse dell'economia russa, basata saldamente sui suoi immensi giacimenti di combustibili fossili. 

Le importazioni sono crollate in parte perché le sanzioni alla banca centrale russa e l'espulsione di alcuni istituti di credito dalla rete di messaggistica interbancaria Swift hanno reso più difficile per i consumatori e le imprese acquistare beni occidentali. Elina Ribakova dell'Institute of International Finance (iif), un gruppo di banchieri, afferma che all'inizio anche l'incertezza normativa è stata un fattore importante, in quanto le imprese occidentali non erano sicure di quali banche russe fossero soggette a sanzioni. Anche le interruzioni logistiche, comprese le decisioni delle imprese occidentali di sospendere le consegne in Russia, hanno avuto la loro importanza. Anche il deprezzamento iniziale del rublo ha frenato la domanda russa di importazioni, secondo Claus Vistesen della società di consulenza Pantheon Macroeconomics.

Le esportazioni russe, invece, hanno resistito sorprendentemente bene, comprese quelle dirette in Occidente. Le sanzioni permettono di continuare a vendere petrolio e gas alla maggior parte del mondo senza interruzioni. E l'impennata dei prezzi dell'energia ha incrementato ulteriormente le entrate. Di conseguenza, gli analisti prevedono che il surplus commerciale della Russia raggiungerà livelli record nei prossimi mesi. Il pieno impatto di queste sanzioni si farebbe sentire solo all'inizio del 2023, quando Putin avrà accumulato miliardi per finanziare la sua guerra.

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