Mps, il Consiglio di Amministrazione e il Comitato Nomine, presieduto da Domenico Lombardi, devono vagliare due possibili percorsi alternativi per la questione Luigi Lovaglio. Sul tavolo prendono corpo due ipotesi, da un lato una più "soft" che prevede la riduzione delle deleghe e il perimetro di operatività dell'attuale AD e, dell'altro, più "hard" ovvero la revoca delle deleghe all’attuale amministratore delegato, con un passaggio interim affidato al vice direttore generale Maurizio Baj.
Oggi si riunirà di nuovo il Consiglio di Amministrazione che con l’occasione, proprio per cercare di ridurre l’incertezza sul capo azienda, avevano indicato 3 possibili nomi come AD: Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi, anche se la scelta dovrebbe convergere sul nome di Fabrizio Palermo, attuale Ceo di Acea.
Laddove poi si dovesse procedere con la nomina di Fabrizio Palermo a Ceo del Monte dei Paschi di Siena, si aprirebbe conseguentemente la successione per Acea, dove in pole ci sarebbero Roberta Neri, ex Cfo dell’utility romana e vicina al sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Stefano Donnarumma, attuale Ceo di FS, Gianni Vittorio Armani,attuale capo della rete di Enel e Massimiliano Bianco, Ceo di Relife. Al vaglio anche una possibile "soluzione interna", papabili per il ruolo di AD Mauro Alfonso (AD a.Gas), Pier Francesco Ragni (Co-General Manager), Pierfrancesco Latini (Cro & Sustainability Officer e Cio), Francesco Maria Rotundi (AD Acea Infrastructure) e Enrico Pezzoli (AD e Direttore Generale Acea Acqua)
Attese indicazioni di voto dei proxy Advisor entro Pasqua, con Glass Lewis e ISS, contattati da Il Giornale d’Italia, che non hanno ancora sciolto la prognosi.
Il nodo della fiducia del board
Il consiglio è chiamato a valutare le implicazioni della scelta di Lovaglio, che continua a esercitare le proprie funzioni mantenendo accesso a tutte le informazioni sensibili della banca. Il tema cruciale resta la conferma o meno della fiducia, anche alla luce dei profili legali evidenziati dall’ufficio interno e supportati da consulenze esterne, tra cui quella del giurista Antonio Blandini. Una "valutazione delicata", considerato il contesto di vigilanza della Banca Centrale Europea.
Le opzioni sul tavolo: revoca o gestione transitoria
Due appaiono le strade, già valutate dal comitato nomine presieduto da Domenico Lombardi. La più radicale è la revoca delle deleghe a Lovaglio e la nomina di un vicario che, secondo il piano di successione, è identificato nel vice direttore generale Maurizio Baj. Una soluzione che garantirebbe discontinuità immediata ma che presenta anche elementi di complessità operativa a ridosso dell’assemblea.
In alternativa, il board valuta una linea più prudente, che prevede di limitare l’azione del Ceo all’ordinaria amministrazione, introducendo presidi e restrizioni, in particolare nei rapporti con gli azionisti, fino al voto. L’obiettivo è contenere i rischi legali e salvaguardare la stabilità dell’istituto.
Lo scontro sulle candidature
La vicenda si inserisce in un confronto più ampio sulla futura guida della banca. La lista sostenuta dalla holding della famiglia Tortora punta sulla conferma di Lovaglio, mentre il CdA uscente orienta la propria scelta verso Fabrizio Palermo, ritenuto il profilo più adatto rispetto ad alternative come Corrado Passera e Carlo Vivaldi. La decisione finale sarà comunque soggetta al vaglio delle autorità di vigilanza.
Il peso degli investitori istituzionali
A rendere ancora più incerta la partita è il ruolo dei fondi istituzionali, che rappresentano circa il 60% del capitale. Il loro orientamento sarà determinante nell’assemblea del 15 aprile. In questo scenario, la holding Plt della famiglia Tortora si sta organizzando per rafforzare il dialogo con i grandi investitori e consolidare il sostegno alla propria lista.
Implicazioni strategiche e di mercato
Lo scontro arriva in una fase di rilancio per Mps, che negli ultimi anni ha migliorato i propri fondamentali tornando al centro dell’interesse del mercato. Tuttavia, l’incertezza sulla governance rischia di pesare sulla percezione degli investitori e sulla stabilità del titolo. La definizione di un equilibrio chiaro ai vertici appare quindi cruciale per garantire "continuità strategica e credibilità nel sistema bancario europeo".