16 Febbraio 2026
Fabio Panetta, Governatore Banca d'Italia
Secondo le stime diffuse da Banca d'Italia sul debito e sul fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, alla fine del 2025 il debito complessivo del Paese ha raggiunto 3.095,5 miliardi di euro. Si tratta del valore più alto mai registrato su base annua, in aumento di 128,6 miliardi rispetto ai 2.966,9 miliardi di fine 2024.
Nonostante questo aumento su base annuale, il dato risulta inferiore rispetto ai picchi registrati nei mesi precedenti: a novembre il debito era pari a 3.124,9 miliardi, mentre a ottobre aveva toccato il massimo storico di 3.130,9 miliardi.
L’incremento registrato nel 2025 è stato determinato da più fattori. In primo luogo, il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche ha contribuito per 109,2 miliardi di euro. A questa voce si aggiunge l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro, passate da 14,7 miliardi a 52,4 miliardi.
Altri fattori che hanno inciso sull’aumento includono gli scarti e premi legati alle emissioni e ai rimborsi dei titoli di Stato, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e le variazioni del tasso di cambio, con un contributo complessivo pari a 4,6 miliardi.
Analizzando il debito per sottosettori, le amministrazioni centrali hanno guidato l’aumento del debito nazionale, registrando un incremento di 132 miliardi e raggiungendo 3.016,3 miliardi di euro. In controtendenza, il debito delle amministrazioni locali si è ridotto di 3,4 miliardi, attestandosi a 79,1 miliardi.
Il debito degli enti previdenziali, invece, è rimasto sostanzialmente stabile rispetto al 2024. Anche la vita media residua del debito non ha subito variazioni significative, restando a 7,9 anni.
Nel corso del 2025, la percentuale di debito pubblico detenuta dalla Banca d'Italia è diminuita, scendendo al 18,5% dal 21,6% dell’anno precedente. Questo andamento riflette sia le dinamiche di mercato sia le strategie di gestione della liquidità e di finanziamento dello Stato.
Nel complesso, il 2025 si chiude con un debito pubblico in crescita su base annua, ma in calo rispetto ai valori record dei mesi autunnali. L’andamento evidenzia come il fabbisogno delle amministrazioni centrali sia il principale driver dell’aumento complessivo, mentre le amministrazioni locali e gli enti previdenziali hanno registrato variazioni limitate. La gestione della quota detenuta dalla Banca d’Italia rimane un elemento chiave per il controllo della struttura complessiva del debito.
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