16 Febbraio 2026
Intelligenza Artificiale
Il responsabile dell’AI di Microsoft, Mustafa Suleyman, ha spiegato che a breve l’Intelligenza Artificiale assumerà il controllo delle attività di ufficio e ridurrà in modo drastico lo spazio umano nelle funzioni impiegatizie. Anche avvocati, contabili, project manager, responsabili vendite e dirigenti amministrativi sono a rischio.
Suleyman guida la divisione AI del gruppo di Redmond e, secondo la sua analisi, le mansioni ripetitive dei colletti bianchi sono entrate in una fase terminale. Report, analisi dei dati, revisione dei contratti, gestione di progetti, pianificazione commerciale e marketing sono attività che l’AI svolge con velocità, coerenza e riduzione dei costi, sostituendo gli uomini.
La chiave che sta rivoluzionando il sistema si chiama architettura build-AI. Le architetture build-AI sono strutture tecnologiche che permettono di costruire, adattare e mettere in funzione sistemi di intelligenza artificiale in maniera modulare, senza dover progettare ogni volta un modello da zero. Non rappresentano una singola tecnologia, ma un modo nuovo di organizzare l’AI come infrastruttura produttiva.
Questi strumenti consentono la creazione di modelli su misura capaci di operare in autonomia. Gli agenti artificiali coordinano flussi di lavoro, prendono decisioni operative e producono risultati misurabili. L’AI legge testi complessi, interpreta numeri, valuta rischi e propone strategie. Il valore umano si dovrà spostare inevitabilmente verso la visione, la responsabilità e la scelta degli obiettivi, mentre l’esecuzione passerà alle macchine. E il lavoro sarà per pochi. In realtà l’AI rielabora ciò che è già stato realizzato e codificato e non crea mai nulla di realmente nuovo, con un ulteriore appiattimento della funzione lavorativa.
Il lavoro impiegatizio nasce in un contesto industriale che richiedeva ordine, controllo e ripetizione. L’economia digitale premia altre qualità. In questo passaggio storico non esiste una transizione morbida. Esiste una linea di frattura che separa il passato da un modello produttivo nuovo e che mette in moto uno scenario che potrebbe risultare drammatico. La strada indicata da Suleyman potrebbe sbagliare sui tempi, ma appare inevitabile, visto il sistema di sviluppo in cui siamo incanalati. In questo senso se il lavoro impiegatizio va davvero verso il collasso, i governi hanno una responsabilità diretta. Ignorare il problema significherebbe accettare una crisi sociale su larga scala che ricadrebbe sull’intera società, nel momento in cui milioni di persone perdono il lavoro. Le conseguenze coinvolgono tutti, date le dimensioni del fenomeno, non solo chi lo subisce direttamente.
Quando un’azienda sostituisce persone con i sistemi di AI, il beneficio economico resta privato, mentre il costo sociale diventa pubblico. Se il lavoro impiegatizio crolla senza piani di sussidio nasce instabilità e, senza riconversione, cresce l’esclusione. Le opzioni politiche e gli interventi possibili esistono, ma richiedono decisioni nette e rapide. I governi dovrebbero creare sussidi temporanei legati alla perdita del lavoro impiegatizio per automazione, con durata definita e sistemi di riconversione del lavoro. Oggi la maggior parte dei programmi pubblici di formazione finisce per ingrassare chi organizza i corsi, non per formare davvero i lavoratori, e fallisce.
Occorre prima di tutto una nuova definizione di lavoro, perché il problema non riguarda solo l’occupazione, ma il significato stesso di lavoro. I governi dovrebbero riconoscere valore a nuove attività e organizzare modalità affinché questi lavori vengano riconosciuti e retribuiti, soprattutto da quelle aziende che accelerano i profitti grazie all’AI. Attività come la cura delle persone, il lavoro comunitario, l’educazione informale e le attività sociali non di mercato.
Senza una ridefinizione del lavoro milioni di persone resterebbero escluse da ogni forma di reddito.
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