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Generali, Caltagirone esce dal Cda: la sua partita ora si gioca fuori

L’ingegnere romano abbandona anche il nuovo board della compagnia, probabilmente per aver constatato di poter perseguire meglio i propri obiettivi dall’esterno, in qualità di grande azionista. Rebus sul consigliere che lo andrà a sostituire: il primo nome tra i non eletti della lista di minoranza è Roberta Neri, ma secondo lo statuto della compagnia il nuovo componente dovrebbe essere uomo

Di Silvano Telesi

28 Maggio 2022

Francesco Gaetano Caltagirone

fonte: Imagoeconomica

Ancora una volta Francesco Gaetano Caltagirone ha spiazzato tutti e, con un gesto plateale, ha comunicato le proprie dimissioni dal consiglio di amministrazione di Generali, senza comunicarne i motivi. Una scelta che arriva proprio quando in molti speravano si potessero ricomporre i forti dissidi interni al board. La posizione dell’ingegnere romano è nota da tempo: a suo parere la figura del ceo accentra troppo potere. Il suo dissenso aveva portato, il 12 maggio scorso, al rifiuto da parte sua e de gli altri due consiglieri di minoranza (Flavio Cattaneo e Marina Brogi) di entrare a far parte dei comitati endoconsiliari. Una decisione in polemica con il fatto che, nel nominare tali comitati, il cda non avesse riproposto il comitato strategico, cioè l’organo che esamina gli investimenti da sottoporre al board per l’approvazione. Per provare a ricucire lo strappo, era stata fissata, lunedì prossimo, una riunione del comitato nomine per affrontare la questione. Qualcuno dava la pace per fatta, ma ora qualcosa sembrerebbe essersi rotto. Oppure, come fa notare qualcuno, la scelta di uscire dal cda potrebbe essere più strategica che polemica

Il precedente

È la seconda volta che Caltagirone decide di lasciare il board di Generali. Era già accaduto nel gennaio di quest’anno, quando si era dimesso dal consiglio di amministrazione in carica prima di quello attuale. Un cda frutto di un’assemblea molto combattuta, quella del 29 aprile scorso, dove l’ingegnere romano ha provato a giocarsi il tutto per tutto, presentando una lista lunga e un piano industriale alternativo, e coinvolgendo nella sua operazione uno dei manager di punta del Leone di Trieste, Luciano Cirinà. La presa sul cda, come sappiamo, è sfumata, ma Caltagirone resta comunque una figura fondamentale per Generali, essendo il secondo azionista (dopo Mediobanca) con il 9,95%.

L’ingegnere ha fatto sapere che la sua partecipazione nella compagnia resta strategica. Dunque una delle possibili letture per queste sue nuove dimissioni potrebbe essere quella di aver constatato che possa essere più agevole poter perseguire i propri obiettivi restando fuori dal consiglio, giocando pienamente il suo ruolo di grande azionista. Del resto, essere fuori dal cda significa anche poter comprare o vendere azioni senza passare dall’internal dealing. Dalla sua posizione attuale, inoltre, può eventualmente giocare meglio la partita su altri tavoli, a partire da quello riguardante Mediobanca, dove l’ingegnere ha il 5,5% (e il suo alleato Leonardo Del Vecchio poco meno del 20%).

Rebus sul nuovo consigliere

Ora resta da capire anche chi potrà prendere il posto rimasto vacante in consiglio. Il gruppo Generali, in una nota, ha spigato che nei prossimi giorni sarà convocato un cda “per ogni conseguente decisione in merito alla sua sostituzione”. In un primo momento si dava per scontato che il nome in lizza avrebbe dovuto essere certamente quello del primo consigliere non eletto, vale a dire Roberta Neri, ex ad di Enav. L’articolo 28 dello statuto della compagnia afferma che “il consiglio di amministrazione provvede alla sostituzione nominando consigliere il primo dei candidati non eletti della lista alla quale apparteneva l’amministratore cessato, purchè sia ancora eleggibile e disponibile ad accettare la carica e appartenente al medesimo genere”. In altre parole, il sostituto di Caltagirone, stando allo statuto, non dovrebbe essere una donna. Il nome successivo a quello di Roberta Neri è Claudio Costamagna, il quale, stando ai rumors di queste ore, avrebbe fatto sapere di non essere disponibile. Si passerebbe quindi a Luciano Cirinà: un’ipotesi, questa, che potrebbe aumentare le tensioni in seno al board in quanto l’ex manager ha una causa in corso con l’azienda relativa al suo licenziamento di due mesi fa, ed era stato proposto come alternativa a Philippe Donnet.

Di Silvano Telesi

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