Venerdì, 01 Luglio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Generali, ecco perché Donnet dovrebbe avere la vittoria in tasca, sebbene i Benetton siano orientati a votare la lista Caltagirone

Donnet dovrebbe essere vicino al 30%, sebbene - da quanto risulta a il Giornale d’Italia - i Benetton dovrebbero essere orientati a votare la lista Caltagirone

Di Silvano Telesi

23 Aprile 2022

Philippe Donnet

Philippe Donnet fonte: imagoeconomica

Nessuno ha la sfera di cristallo per leggere il futuro, ma tutto lascia presagire che Philippe Donnet sarà confermato per un altro mandato alla guida del gruppo Generali. L’assemblea del 29 aprile, quella in cui si voterà il nuovo cda della compagnia, si avvicina, e iniziano a chiarirsi il quadro di chi voterà per la lista del management.

Le proiezioni vedono la lista dell’attuale board in chiaro vantaggio. Da quel lato c’è in prima fila Mediobanca, principale azionista con una quota del 12,84%, cui si aggiunge un ulteriore 4,43% preso in prestito, e la famiglia De Agostini, con l’1,44%. Nei giorni scorsi è arrivato il sostegno anche nei proxy advisor (Iss, Glass Lewis, Frontis), che hanno espresso all’unanimità il proprio sostegno alla lista del cda. In particolare, per quanto riguarda degli investitori internazionali guardando l'ultimo aggiornamento sull'azionariato della compagnia, pesavano per il 34% del capitale (ma la loro quota potrebbe essere inferiore dopo il rastrellamento dei mesi scorsi da parte di Caltagirone e Del Vecchio), diviso soprattutto tra resto d'Europa (9,39%), Francia (8,15%) e Stati Uniti (7,83%). Sono anche spuntati i primi nomi dei fondi che si sono dichiarati pronti a votare Donnet: Union Investments, Calpers (il principale fondo pensione Usa), Sba Florida, British Columbia Investment, Cpp Investment Board, la texana Ers, e il fondo sovrano della Norvegia (Norges Bank). A dimostrare verso quale direzione sta soffiando il vento, giovedì è anche arrivato l’endorsement dell’autorevole Financial Times, giornale di riferimento delle élite finanziarie anglosassoni, che nella sua “lex column” ha consigliato di votare la lista del cda.

L’enigma Benetton

Sul fronte opposto c’è la lista presentata da Francesco Gaetano Caltagirone, che ha il 9,95% del capitale (ma nei giorni scorsi è emerso che una quota del 4,79% sarebbe soggetta a vincolo di pegno). I suoi principali alleati Leonardo Del Vecchio e Fondazione Crt avrebbero rispettivamente l’8% e l’1,7%. Da fonti vicino alla famiglia, raccolte in esclusiva da il Giornale d’Italia, risulterebbe che la famiglia Benetton, che detiene una quota di poco inferiore al 4% (per la precisione il 3,97%), sarebbe orientata a votare per la lista Caltagirone. Un sostegno che però non dovrebbe essere considerato affatto scontato. La famiglia di Ponzano Veneto, infatti, in questo momento è impegnata in partite per loro ben più delicate, in primis quella per il controllo di Atlantia, ma anche quella della possibile fusione tra Autogrill e Dufry. E su quale decisione prendere bisognerà tener conto di tutti fattori in campo. Alessandro, come lo zio Gilberto, è uomo di mercato e in un momento così delicato ha e avrà ancora bisogno dell’appoggio del mercato. In questo senso la storia direbbe di guardare a Mediobanca, storico partner finanziario della famiglia, nonché advisor anche dell’Opa di Edizione su Atlantia. Chi invece accosta i Benetton a Caltagirone nella contesa su Generali utilizza come argomento il fatto che la famiglia di Ponzano Veneto ha bisogno dell’appoggio della stampa del territorio, dove uno dei giornali di punta è Il Gazzettino, quotidiano della galassia Caltagirone.

Questo è il dubbio che ancora deve sciogliere Alessandro Benetton, e probabilmente la decisione sarà presa in Comitato che si terrà a ridosso dell’assemblea del 29 aprile. Non dovrebbe essere necessaria la convocazione di un cda, in quanto la partecipazione in Generali non è classificata da "Edizione" tra le partecipazioni strategiche.

Il balletto dei numeri

Il quadro dovrebbe iniziare a farsi più chiaro da qui a martedì prossimo, posto che i voti potranno arrivare fino alle ore 12 del 28 di aprile. La lista del board ha sicuramente il voto di Mediobanca e De Agostini, e un altro 2% può arrivare dall’azionariato retail, che negli ultimi anni ha ricevuto degli ottimi ritorni da parte di Donnet. A questi va aggiunto il voto dei fondi internazionali, cui i proxy advisor hanno dato un’indicazione precisa. Il tema sarà capire quale percentuale di questi investitori deciderà di portare il suo voto in assemblea. Ci sono abbastanza elementi per ipotizzare che nel suo complesso la lista del board potrebbe ottenere complessivamente una percentuale di almeno il 31%, anche considerare la quota di Benetton.

La lista di Caltagirone potrebbe attestarsi da un minimo del 21% (considerando anche un non appoggio da parte dei Benetton) a un massimo del 26-27%.

Quindi salvo sorprese e considerando però i Benetton dalla parte di Caltagirone, la lista del board uscente dovrebbe prevalere con un vantaggio tra il 4,5% e il 6%.

La prudenza (scaramanzia?) di Donnet

Intanto Donnet ostenta calma e prudenza. In un’intervista pubblicata oggi da Milano Finanza, il group ceo di Generali si dice tranquillo. Reduce da un tour all’estero per conquistare il voto degli investitori internazionali, Donnet dice di aver riscontrato tanto negli Usa quanto a Londra “molta soddisfazione per i risultati raggiunti nel 2021 e per il nuovo piano presentato a dicembre, ricevendo solo commenti positivi e inabitualmente calorosi”. E sottolinea come il suo piano, a differenza di quello presentato dai concorrenti, sia incentrato su “un capitalismo umano e della sostenibilità. Abbiamo l’appoggio entusiasta del mercato – dice – ma anche dei sindacati e degli agenti, e questo non è affatto banale”. Donnet, inoltre, apre alla possibilità di prevedere nel management la figura del direttore generale, richiesta arrivata più volte da parte di Caltagirone. “L’eventuale scelta di un direttore generale è una competenza che riguarda direttamente l’amministratore delegato – spiega – e potrebbe essere utile per raggiungere gli obiettivi del piano industriale. Se considererò l’assetto più funzionale, lo farò”.

L’introduzione di un direttore generale potrebbe essere un incastro negoziale per la governance futura, al fine di consentire a Donnet di completare il prossimo triennio evitando i conflitti con la cordata perdente.

Di Silvano Telesi

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti

x