10 Marzo 2022
Fonte: lapresse.it
La guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia fanno aumentare notevolmente il costo della benzina in Italia, dove ci interroghiamo su tutte le accise che paghiamo ancora nel 2022. Si tratta di una polemica che ritorna puntuale ogni anno e a ogni campagna elettorale. Tutti i politici, infatti, a parole, si sono sempre dichiarati contrari alle accise sulla benzina. Tuttavia nessuno ha mai fatto nulla per toglierle. Un po' come il bollo auto, che tutti gli automobilisti odiano, l'accisa sui carburanti per l’autotrazione garantisce un gettito elevatissimo nella casse dello Stato. Tuttavia, anche per colpa di tali tasse, gli italiani sono sempre più poveri, riducono spese e viaggi, facendo perdere posti di lavoro. In pratica, lo Stato italiano è diventato un cane che nutrito con la sua stessa coda.
Con l'inizio della guerra in Ucraina e le sanzioni dell'Unione europea alla Russia, il prezzo della benzina è volato alle stelle. Tuttavia le accise non sono legate a congiunture negative o positive, ma sono diventate ormai tasse strutturali in Italia. Andiamo, di seguito, a vedere assieme cosa sono le accise e cosa finanziano.
Vediamo di capire innanzitutto cosa intendiamo per "accisa". Si tratta di un'imposta, quindi una tassa, sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. Le accise più diffuse e conosciute sono appunto quelle sulla benzina, o meglio, sul prezzo dei carburanti in generale. Queste sono diffuse in tutto il mondo, e non solo in Italia. Tuttavia colpiscono, come facile capire, soprattutto quei paesi che non producono la preziosa materia prima.
In Italia le accise sui carburanti sono state introdotte quasi un secolo fa, in modo lento ma inesorabilmente graduale. Si è iniziato dagli anni '30 del novecento, con Benito Mussolini dittatore. La loro introduzione è stata resa necessaria per fronteggiare, di volta in volta, le crisi economiche, sociali, politiche e militari in cui è andato incontro lo Stato Italiano. Per esempio sono state introdotte per fare fronte alle spese della guerra in Etiopia o in seguito al disastro della diga del Vajont. Poi, però, com'e come non è, non sono mai state tolte, per "dimenticanza" o per convenienza.
In totale, in Italia, ci sono 19 accise sulla benzina. Ma è un conto che non si può fare ancora nel 2022. Questo perché, a partire da qualche anno fa, era il 1995, tutte le accise sono state inglobate in un’unica imposta indifferenziata. Tale imposta, solo nell'anno passato, nel 2021, ha portato nelle casse dello stato 24 miliardi di euro. Inoltre, senza spiegazione, nel 2013, la misura è diventata addirittura strutturale. In pratica pagheremo per sempre, o almeno ancora per tanti anni, la guerra in Etiopia.
La risposta alla domanda perché paghiamo le accise è semplice: perché sono un incasso enorme per lo Stato. Al netto di semplificazioni superficiali, però, guardiamo bene a cosa servono. La somma di tutte le accise ammonta a circa 0,41 euro (per litro). A questa cifra si deve aggiungere l’imposta di fabbricazione sui carburanti, che porta il totale finale dell’accisa a 0,7284 euro/litro per la benzina e 0,6174 euro/litro per il diesel. In pratica, senza le accise, pagheremo quasi la metà di quanto paghiamo adesso per fare il pieno.
Sebbene, da sempre, molti politici promettono di togliere qualche accise sul carburante, la questione non è così semplice. Come abbiamo già spiegato, infatti, dal 1995 l’imposta sul carburante è definita in modo unitario. Inoltre il gettito che procura tale imposta non finanzia le casse statali in specifiche attività ma nel loro complesso. Insomma, toglierle significherebbe un grave rischio per il bilancio del Paese. Si potrebbe però pensare di abolirne selettivamente alcune, come l'ormai famigerata accise sulla guerra in Etiopia.
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