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Area Studi Mediobanca, settore calzaturiero 2021: fatturato a 9,5 mld (+21%), attesi 320 mld nel nuovo anno

L'Area Studi Mediobanca pubblica il report sul settore calzaturiero in occasione del Micam, a Milano dal 13 al 15 marzo. Nel 2021 giro d’affari dell’industria calzaturiera mondiale a 298 miliardi (+ 7,5%). L'84% della base produttiva di alta gamme è Made in Italy

09 Marzo 2022

calzature

Fonte: Pixabay

É stato presentato il primo report sul settore calzaturiero dall’Area Studi Mediobanca, in occasione del Micam, salone internazionale delle calzature, che si terrà a Milano dal 13 al 15 marzo 2022. Nel 2021 il giro d’affari delle aziende produttive calzaturiere italiane (170 società con un fatturato superiore a €10mln) evidenzia una ripresa a “V” a 9,5 miliardi di euro, +21% sul 2020, con un risultato ancora inferiore a quello del 2019 (-6%). Lo scenario di un ritorno ai livelli precrisi atteso nel 2022 è attualmente compromesso dal conflitto Russia-Ucraina, con forti ricadute sui prezzi dell'energia e delle materie prime e sui flussi commerciali verso Russia e Ucraina. Le esportazioni verso la Russia rappresentano una percentuale contenuta del totale del settore calzaturiero (2,7%), ma le sanzioni potrebbero limitare la spesa dei consumatori russi, in particolare gli High Net Worth Individuals interessati soprattutto alle calzature di lusso.

Aziende produttive calzaturiere: il 73% degli insediamenti è ubicato in Italia

Nel 2021 le imprese del segmento di alta gamma hanno reagito meglio (+32%) rispetto a quelle che operano nella fascia più economica (+13%), arrivando a sfiorare i livelli pre-crisi (-2% sul 2019). Il 2021 chiude con una progressione anche degli investimenti che dovrebbe attestarsi al +15% sul 2020, anche in questo caso più accentuata per le aziende di alta gamma (+26%) rispetto a quelle di fascia mass market (+10%).

Nel 2020 le 170 aziende produttive calzaturiere italiane (che rappresentano il 73% del totale nazionale quanto a fatturato secondo dati Istat) hanno sviluppato un giro d’affari pari a 7,8 miliardi di euro (-22,4% sul 2019 e -20,9% sul 2018), impiegando oltre 46mila dipendenti (-1,5% sul 2019 e +0,5% sul 2018). A soffrire meno della media del settore, le calzature di sicurezza per uso professionale (-9,1%), quelle sportive (-11,2%), da bambino (-12,3%), le pantofole (-13,8%) e la componentistica (-15,3%). Maggiore resilienza per le medie imprese il cui fatturato segna un calo inferiore (-18,7%) rispetto alle piccole (-20,9%) e alle medio-grandi (-25,7%), confermando la migliore performance e flessibilità di questa classe dimensionale. L’impatto della crisi è stato più evidente per le aziende a controllo italiano rispetto a quelle a controllo estero (-23,4% vs -17,2%).

Il maggior numero delle 170 aziende produttive calzaturiere analizzate è ubicato nel Nord Est con 73 unità, seguito dal Centro con 54 imprese. La filiera della calzatura ha una forte connotazione distrettuale che riguarda 140 società rappresentative dell’85,9% del fatturato totale con presenze significative nelle province di Treviso, Firenze e Fermo. La categoria più rappresentativa è quella che coinvolge gli operatori multiprodotto con 4,7 miliardi di fatturato (60% del totale), seguita dai produttori di calzature sportive (1,2 miliardi) e da quelli di scarpe da donna (0,8 miliardi). Più contenuto il giro d’affari delle calzature di sicurezza, della componentistica e di quelle da uomo (circa 0,3 miliardi di fatturato ciascuno). Risultano inferiori a 100 milioni di fatturato aggregato le imprese che producono prettamente pantofole e calzature da bambino. Le produzioni riferibili all’alta gamma hanno realizzato vendite per 4,2 miliardi, oltre la metà del totale generale. I produttori a marchio proprio sfiorano i 6 miliardi di giro d’affari (76,4% del totale), mentre i terzisti si fermano a 1,5 miliardi e hanno dimensioni più contenute (si tratta di imprese tipicamente fornitrici dei grandi brand internazionali, in gran parte nel comparto del lusso).

In generale, prevalgono le imprese a controllo italiano che rappresentano l’82,3% delle vendite complessive, mentre il contributo degli operatori a controllo estero si ferma al 17,7% del totale (di cui il 10% francese, in primis LVMH, Kering, Chanel e Hermès) e coinvolge 25 delle 170 aziende. La presenza estera è di assoluto rilievo nel segmento di alta gamma, a conferma del particolare apprezzamento degli stranieri, in primis francesi, per l’elevata qualità del Made in Italy: l’84,6% del totale estero fa infatti capo ad aziende che rientrano nella fascia high-end.

La proiezione internazionale è una delle caratteristiche più rappresentative delle società calzaturiere: il 66,7% del fatturato complessivo proviene dall’estero, con in testa le calzature sportive (82,1%) e quelle da uomo (72,4%). I principali mercati di sbocco delle aziende italiane sono l’Europa, che accoglie più della metà delle vendite oltreconfine (52%), l’Asia che risulta trainata dalla Cina (35%) e le Americhe sostenute dagli Stati Uniti (13%).

La base produttiva delle aziende esaminate è principalmente italiana: il 73% degli insediamenti manufatturieri è ubicato in Italia, mentre il restante 27% è in Paesi stranieri: 20% Europa (in massima parte dell’Est), 4% Africa, 2% Asia e 1% Americhe. Per le aziende dell’alta gamma, la concentrazione della produzione nazionale è maggiore: l’84% della loro base produttiva è insediato in Italia e solo il 16% è in Paesi stranieri (11% Europa e 5% Africa).

Italia, industria calzaturiera: nel 2022 giro d'affari atteso 320 mld

Il giro d’affari dell’industria calzaturiera mondiale è quantificabile in 298 miliardi di euro in base ai prezzi al dettaglio nel 2020, con l’attesa di superare i 320 miliardi di euro nel 2022 (in ripresa del 7,5% sul 2020) e con previsione di crescita nel più lungo periodo nell’ordine del 4% medio annuo, per un valore atteso di circa 375 miliardi nel 2026. La fascia alta rappresenta circa il 10% del mercato mondiale. Nel 2020 il prezzo medio di un paio di calzature a livello globale è valutabile in circa 15 dollari, per un consumo pro-capite annuo di 2,6 paia che restituisce una spesa individuale di circa 40 dollari. In Italia il prezzo medio di un paio di calzature è stimato in 42,6 euro, per un consumo pro-capite annuo di quattro paia e una spesa individuale di circa 170 euro.

La produzione mondiale di calzature ha chiuso il 2020 con una contrazione del 15,8% per un totale di 20,5 miliardi di paia prodotte. Il continente asiatico s’impone quale maggiore produttore: conta per quasi nove delle dieci paia di scarpe prodotte nel mondo (87,6% del totale). Seguono, molto distanti, l’America Latina con il 4,6%, l’Europa con il 3,2%, l’Africa con il 3,1% e il Nord America con il restante 1,5%. La Cina è al primo posto: conta per oltre la metà della produzione mondiale (54,3%), davanti ad altri tre Paesi asiatici: India (10,2%), Vietnam (6,4%) e Indonesia (5,1%).

L’Italia vanta un posizionamento di primo piano: tredicesimo produttore mondiale e primo dell'Unione Europea, con quasi un terzo delle calzature comunitarie prodotte (32,2%, pari a 131 milioni di paia), davanti a Spagna (17,7%) e Portogallo (16,2%). Importante il ruolo del nostro Paese anche nella mappa esportativa globale; l’Italia è il terzo esportatore mondiale a valore, con l’8% delle esportazioni complessive, preceduta dalla Cina (28,2%) e dal Vietnam (17,6%), e l’ottavo a volume. L’Italia è leader tra i produttori di calzature di alta gamma: il prezzo medio delle esportazioni italiane (USD60,43/paio) è il più elevato al mondo, davanti a quello della Francia (USD36,44/paio) e superiore di oltre dodici volte quello cinese (USD4,79/paio).

Il trend in continua ascesa dei prezzi delle scarpe non pare essersi arrestato nel 2021 ed è destinato a proseguire nel prossimo futuro. Si tratta della conseguenza di alcuni fattori concomitanti: l’aumento delle materie prime e degli oneri di trasporto, l’incremento del costo del lavoro (produttivo e retail) e la spinta inflazionistica.

Sul fronte della produttività, in Europa è l’Italia a occupare il gradino più alto del podio per addetto (69,3mila euro pro-capite), seguita dalle imprese tedesche (64,8mila) e dalle francesi (46,9mila). Un risultato che permette alla manifattura calzaturiera italiana di ottenere un livello di competitività (rapporto tra valore aggiunto per addetto e relativo costo del lavoro) pari al 163,1%, sopra la Germania (158,3%) e la Francia (92%).

Italia, produzione calzaturiera: nel 2021 a 148,7 mln (+13,8%)

Secondo le rilevazioni del Centro Studi Confindustria Moda, l’industria calzaturiera rappresenta il 2,1% delle esportazioni manifatturiere italiane del 2020. Il mercato in cui l’Italia appare meglio inserita è quello francese dove il nostro Paese soddisfa il 22,1% dell’import e continua a consolidare il proprio storico appeal.

Nel 2021 la stima della produzione italiana di calzature si attesta al +13,8% a volume, che equivale a 148,7 milioni di paia realizzate (18 milioni in più del 2020, ma ancora 30,4 milioni sotto i livelli 2019). Il valore della produzione è stimato invece in 7,1 miliardi di euro (+16,8%). Nel 2021 le esportazioni italiane hanno raggiunto a valore (10,3 miliardi di euro) il secondo miglior risultato di sempre dopo quello del 2019, anche al netto dell’inflazione.

In crescita l’andamento delle prime due destinazioni dell’export calzaturiero italiano, Svizzera (+16,2% a valore sul 2020, nei primi 11 mesi 2021) e Francia (+24,0%), entrambe legate ai flussi del terzismo per le multinazionali del lusso. Bene anche Stati Uniti (+41,8%) e Cina (+37,5%). Dinamiche meno brillanti per la Russia: +8,2% a valore, con un gap dell’11% sul 2019 (-21% a volume). La Russia vale il 2,7% dell’export calzaturiero italiano ed è il decimo mercato di sbocco, mentre l’Ucraina si ferma allo 0,4% (26esimo). Sull’evoluzione futura in questi mercati e nell’intera area dell’ex blocco sovietico gravano le incognite del conflitto in atto.

L’analisi contiene inoltre un contributo del Centro Studi Confindustria Moda su produzione e interscambio commerciale italiani. L’indagine completa è disponibile per il download sul sito www.areastudimediobanca.com

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