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Generali, Consob spaccata e Savona replica: "Non sono io a tenere in scacco l'Autorità, è il contrario"

Paolo Savona: "È in corso l’eterna lotta tra la conservazione e l’innovazione, su cui si va giocando il futuro dell’Italia"

Di Silvano Telesi

21 Gennaio 2022

La Consob tirata per la giacca nella partita di Generali

Generali (LaPresse)

Mentre l’attenzione mediatica italiana è rivolta in modo preponderante sulle manovre per l’elezione del prossimo inquilino del Quirinale, si sta giocando un’altra partita, non meno decisiva per il Paese. Avere il controllo su Generali significa non solo guidare le sorti del primo assicuratore italiano (nonché uno dei big mondiali), ma anche manovrare una delle principali stanze dei bottoni della finanza italiana. La guerra in atto tra i grandi azionisti è sempre più feroce e ora coinvolge, oltre ai due principali attori in causa (Mediobanca da un lato e l’asse Caltagirone-Del Vecchio dall’altro) anche le autorità di vigilanza. A partire dalla Consob.

La Commissione per la Società e la Borsa, si trova al centro di un assedio di chi, battendo i piedi, vorrebbe veder soddisfatte le proprie richieste di verifica. E che il clima da quelle parti non sia dei più distesi lo dimostra l’esternazione di ieri del presidente dell’Autorità, Paolo Savona. “Non avendo tempo per rispondere agli amici che mi manifestano solidarietà – ha scritto su Twitter – desideravo far sapere che non sono io a tenere in scacco la Consob, ma è la Consob a tenere in scacco Savona. È in corso l’eterna lotta tra la conservazione e l’innovazione, su cui si va giocando il futuro dell’Italia”.

Più di qualcuno interpreta le parole di Savona come un’entrata in campo sul caso Generali. Anche perché sui media rimbalzano di continuo le stilettate e le richieste (pressanti) alla Consob, di una delle parti in causa, quel Francesco Gaetano Caltagirone che è anche uno dei patron dell’editoria nazionale. Nel dettaglio, le istanze presentate dall’ingegnere romano alla Commissione nazionale per le società e la Borsa riguardano la legittimità di una lista per i vertici Generali presentata dal CdA uscente, e la legittimità del prestito di titoli con cui Mediobanca è salita al 17,2% del Leone.

Fonti ben informate sostengono che, nel presentare queste istanze lo scorso dicembre, Caltagirone sia arrivato al punto di dirsi pronto a vendere le sue quote a chiunque nel caso in cui la Consob non l’avesse ascoltato. Ma l’Autorità per ora si è mostrata titubante sulla partita del Leone di Trieste. E potrebbe non essere un caso se, sui giornali romani, da qualche mese si sia iniziato a parlare di Consob “ostaggio” di Savona.

Già dallo scorso settembre l’ingegnere romano contestava le regolarità della lista del board e aveva definito “illegittimo” anche il prestito titoli adottato da Mediobanca del 4,22% una pedina (secondo lui e pattisti) per esercitare pressioni ulteriori sui vertici. Le dimissioni dal CdA di Generali in rapida successione dello stesso Caltagirone (8,04%), e di Romolo Bardin, amministratore delegato della Delfin di Del Vecchio (6,6%), potrebbero quindi non essere che la conferma di un disegno già preparato da mesi. I pattisti, cui si aggiunge Fondazione Crt, al momento sono arrivati a detenere complessivamente il 16,14% di Generali. E staccandosi dal primo azionista Mediobanca (che ha il 17,22%) hanno certamente raggiunto un importante obiettivo: essere liberi di presentare la propria lista ed evitare l’accusa di concerto.

Di Silvano Telesi 

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