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Generali, la battaglia per il futuro è entrata nel vivo: Donnet in pole con il supporto dei fondi

Caltagirone si è dimesso dal cda della compagnia e con Del Vecchio studia un piano alternativo e una lista di nomi da contrapporre a quella del managenet per il rinnovo del board del Leone, che avverrà a fine aprile. E se il nome più probabile come prossimo ceo resta ancora quello di Philippe Donnet, alla presidenza potrebbe arrivare una donna

Di Silvano Telesi

15 Gennaio 2022

 

fonte: Facebook Generali Italia

È entrata in una fase ancora più accesa la guerra aperta tra gli azionisti di Generali per il controllo del più importante gruppo assicurativo italiano. Più ci si avvicina ad aprile, mese in cui sarà decisa la nuova governance della compagnia, più i toni diventano duri e le azioni eclatanti tra due opposte fazioni: da un lato Mediobanca, principale azionista, dall’altro la coppia formata da Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio.

L’ultimo capitolo in ordine di tempo nella cronaca di questa lunga battaglia ha visto protagonista ancora una volta Caltagirone, che nella tarda serata di giovedì ha comunicato le proprie dimissioni dal cda accompagnandole da una lettera aspramente accusatoria nei confronti del resto del board. Le decisione è stata motivata richiamando un quadro nel quale la sua persona si sarebbe sentita “palesemente osteggiata, impedita dal dare il proprio contributo critico e ad assicurare un controllo adeguato”, facendo riferimento “alle modalità di lavoro del consiglio di amministrazione”. Accuse respinte dal presidente di Generali, Gabriele Galateri di Genola, il quale ha difeso l’operato del board che “ha sempre condotto la sua attività secondo criteri di assoluta trasparenza e rigorosa correttezza, anche relativamente ai lavori per la presentazione di una lista per il rinnovo del consiglio, di cui ha costantemente informato le autorità di vigilanza”.

Una lunga scia di polemiche

Caltagirone faceva parte del cda di Generali dall’aprile 2007. Nel 2010 era stato nominato vice presidente vicario. All’interno del board era membro dei comitati per le nomine e la remunerazione, per la corporate governance e la sostenibilità sociale e ambientale, per gli investimenti e per le operazioni strategiche.

Queste dimissioni sono un gesto forse inaspettato, ma non così sorprendente per chi ha seguito tutte le tappe di questa crescente tensione polemica. I primi episodi di contestazione si sono manifestati sotto forma di assenze “strategiche” ad alcune votazioni chiave, come quella sull’entrata nel capitale di Cattolica Assicurazioni (compagnia in seguito rilevata interamente); lo scorso aprile, inoltre, Caltagirone aveva deciso polemicamente di non presentare le proprie azioni nell’assemblea chiamata a votare il bilancio 2020.

Cosa succede ora

Quali saranno ora le prossime mosse su entrambi i fronti? Per quanto riguarda il principale azionista, Mediobanca può contare su una quota del 12,9% del Leone, che sale al 17,2% grazie alla sottoscrizione di un prestito di titoli per il voto. La lista del management sarà presentata a marzo e sarà certamente capitanata dall’attuale group ceo Philippe Donnet, il quale lo scorso dicembre ha presentato il nuovo piano industriale.

L’iter di questa nuova tipologia di nomina, tuttavia, è complesso, e prevede diversi passaggi, il primo dei quali è fissato per martedì prossimo, quando sarà convocato un cda per esaminare un elenco lungo di candidati. A metà febbraio la lista sfoltirà il 30% di nomi eccedenti, per poi scremarsi sui candidati definitivi 45 giorni prima dell’assemblea votante, cioè a marzo. Secondo quanto scrive oggi La Repubblica, proprio per comporre la “long list”, da qui a martedì i tre membri del comitato nomine (da cui ora è uscito Caltagirone), presieduto da Diva Moriani, stanno chiedendo ai 13 amministratori della compagnia la disponibilità a una conferma.

La procedura auspica che, in caso di risposte negative, i consiglieri inclini a presentare liste alternative a quella del cda lo dichiarino; e secondo il quotidiano, anche questa ragione avrebbe indotto Caltagirone a dimettersi, senza scoprire troppo le carte.

Il piano alternativo degli azionisti dissidenti

Sul fronte opposto è allo studio un piano industriale alternativo da sottoporre ai soci. L’ingegnere romano e Leonardo Del Vecchio (che assieme alla Fondazione Crt hanno sottoscritto un patto parasociale) avrebbero individuato gli advisor (circola il nome di Franco Baronio di Bain) per supportarli in questa operazione, così come nella definizione di una lista “di elevato standing” da contrapporre a quella del cda. Sui nomi in essa contenuta si inseguono molti rumors. Per quello da indicare alla guida del Leone di Trieste sono stati fatti i nomi di Sergio Balbinot, ex co-ceo di Generali e attualmente nel board of management di Allianz, e quello di un altro italiano in forza alla compagnia tedesca, il chief financial officer Giulio Terzariol. Tuttavia, come ha fatto notare ieri il quotidiano MF-Milano Finanza, il candidato ceo dovrebbe accettare, in caso di mancata elezione, di farsi da parte per lasciare posto in consiglio allo stesso Caltagirone, a Romolo Bardin (in rappresentanza della Delfin di Del Vecchio) e al candidato della Fondazione Crt, vale a dire i tre posti che spetterebbero alla lista di minoranza.

Donnet in pole, Galateri a fine corsa

Al momento, quindi, il nome che con più probabilità continuerà a guidare il gruppo Generali è ancora quello di Philippe Donnet, sebbene occorra ancora capire come deciderà posizionarsi il gruppo Benetton, socio con il 3,97% delle quote e che ha appena rinnovato i vertici della holding di famiglia, Edizione, scegliendo Alessandro Benetton (presidente) ed Enrico Laghi (ceo).

Importante sarà anche osservare come si posizioneranno gli investitori istituzionali (fondi, assicurazioni, casse previdenziali) che complessivamente hanno una quota pari al 34,75%, e che secondo i rumors che circolano sembrano orientati a confermare Donnet, il quale ha sempre garantito un ottimo ritorno sul valore investito, mentre con un cambio di governance (in più gestito da Roma)

Chi invece, per limiti di età, con ogni probabilità dovrà lasciare il proprio incarico è il presidente Gabriele Galateri di Genola. Per la sua sostituzione circolano diversi nomi di donne: tra questi quelli di Paola Severino, ex ministro della Giustizia, di Patrizia Grieco, attuale presidente del Monte dei Paschi, e della già citata Diva Moriani.

Di Silvano Telesi

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