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Francesca Cappelletti: "La Galleria Borghese è uno dei musei più visitati d’Italia; presto presenteremo l’opera di Giovan Francesco Penni"

La Dott.ssa Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, è stata intervistata da "Il Giornale d'Italia" riguardo ai progetti del 2026, in particolare sull'attenzione per le nuove tecnologie per arricchire l'esperienza di visita

16 Marzo 2026

Francesca Cappelletti: "La Galleria Borghese è uno dei musei più visitati d’Italia; presto presenteremo l’opera di Giovan Francesco Penni"

La Dott.ssa Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese

La dott.ssa Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese, è stata intervistata da "Il Giornale d'Italia" riguardo ai progetti del 2026 del museo, in particolare sull'attenzione per le nuove tecnologie per arricchire l'esperienza di visita.

Nel 2025 avete registrato un record di visitatori: quali strategie vi hanno portato a questo risultato?

La Galleria Borghese è uno dei musei più visitati di Roma e d’Italia, anche se ha un limite strutturale, dovuto alle dimensioni degli ambienti e alla possibilità di accedervi in sicurezza che fissa a circa 1800 persone al giorno il numero massimo di presenze. Nel corso del 2025 abbiamo lavorato su vari fronti per andare incontro alla richiesta e certamente le aperture serali, organizzate anche in connessione con le proiezioni di videomapping, sono state determinanti per consentire la visita a un numero maggiore di visitatori.

Quali sono le prossime mostre, che apriranno prossimamente?

Abbiamo in programma due piccole mostre dossier, che riflettono sulla scuola di Raffaello, con la presentazione dell’opera di Giovan Francesco Penni che abbiamo appena acquistato, messa a confronto con il suo pendant e con una delle poche opere certe di Penni, il tondo di Cava dei Tirreni. L’altra, che apre contemporaneamente, il 17 marzo, è dedicata a Marcello provenzale da Cento, e alla presenza, in collezione Borghese, di opere di questo genio del mosaico agli albori del Seicento, un personaggio di grande importanza per comprendere il revival di una tecnica legata alla pratica medievale e portatrice di una grande forza simbolica. Le immagini realizzate con cura e con un materiale fatto di microscopici pezzetti di pietra induce a riflettere sull’eternità delle immagini, sulla possibilità di sconfiggere il tempo e sull’incorruttibilità della fede. Le due mostre saranno aperte fino al 10 maggio. Il 23 giugno aprirà la mostra dedicata alle Metamorfosi di Ovidio.

 Riguardo al progetto “Metamorfosi. Ovidio e le arti” come nasce questa collaborazione con il Rijksmuseum di Amsterdam e quali sono le vostre aspettative?

Dimostrare, con una serie di opere eccezionali dal Medioevo all’Ottocento e oltre, la fortuna perenne del testo di Ovidio, scritto in una lingua storicamente conclusa, tradotto in tutte le lingue europee fra Quattro e Cinquecento, serbatoio di immagini e di significati sempre attuali per gli artisti. All’inizio del Seicento, un pittore e biografo, Karel van Mander, lo chiamò la Bibbia dei pittori. All’interno dei quindici libri del poema, e dei duecento miti concatenati, i pittori scelsero e anche noi, insieme ai colleghi di Amsterdam, abbiamo scelto i temi più vitali e opere che nel percorso parlassero della forza del cambiamento nella vita umana e della capacità dell’arte di interpretare il mondo.

Quali sono le opere più apprezzate dai visitatori?

Alla Galleria Borghese è difficile non essere colti dalla sindrome di Stendhal prima di tutto per gli insiemi delle stanze: marmi, affreschi, sculture antiche, decorazioni a stucco, porte dipinte….fra le opere, credo che i dipinti di Caravaggio, la Deposizione di Raffaello, l’Amor scaro e l’Amor profano di Tiziano, le sculture di Bernini, siano fra i capolavori indimenticabili.

La Galleria Borghese punta sulle nuove tecnologie, come nel percorso immersivo “Sguardi oltre il tempo”: ci racconti di più di questo progetto e di quanto è importante sfruttare le nuove tecnologie per la fruizione?

“Sguardi oltre il tempo” è un’iniziativa che ha riscosso fin da subito grande successo, perché coniuga arte, storia e tecnologia grazie all’impiego della realtà aumentata. Il percorso accompagna i visitatori in un viaggio attraverso i secoli, alla scoperta dell’evoluzione del Museo e delle sue collezioni, osservando le trasformazioni nelle diverse epoche, con la ricostruzione di ambienti, colori e allestimenti oggi perduti. Alcune opere antiche vengono reinserite virtualmente nel loro contesto originario, come il celebre Gladiatore, una volta posizionato nell’attuale sala di Enea e Anchise e oggi conservato al Louvre, mentre i corami, raffinati rivestimenti in cuoio che impreziosivano le pareti del Salone Mariano Rossi, e il grande tavolo per il gioco del Trucco, elegante antenato del biliardo e fulcro della vita mondana dell’epoca, restituiscono l’atmosfera seicentesca della sala.

Sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie nei musei è oggi fondamentale per arricchire e ampliare l’esperienza di visita. Strumenti come la realtà aumentata e la realtà virtuale permettono di ricostruire ambienti, contesti storici e allestimenti perduti, offrendo ai visitatori una comprensione più completa delle opere e della storia dei luoghi che le custodiscono. Allo stesso tempo, le tecnologie digitali introducono nuove forme di narrazione, più immersive e coinvolgenti, capaci di dialogare con le nuove generazioni. Senza sostituire il contatto diretto con l’opera, queste soluzioni ne valorizzano la fruizione, trasformando il museo in uno spazio dinamico in cui passato e innovazione si incontrano

Oltre a questo, quali sono i vostri progetti che coinvolgono le nuove tecnologie?

Il coinvolgimento delle nuove tecnologie è certamente un indirizzo che stiamo perseguendo da quando già quest’estate avevamo avviato un’altra iniziativa di valorizzazione del patrimonio grazie al video mapping “Racconti di luce, che raccontava la storia e la bellezza di questo luogo straordinario attraverso una suggestiva proiezione artistica sulla facciata posteriore del museo. L’edificio si trasformava in uno schermo vivo, capace di riportare alla luce in ordine cronologico, le tappe fondamentali della nascita e dello sviluppo della villa: dall’acquisto dei terreni fuori le mura da parte del cardinale Scipione Borghese nel XVII secolo, alla costruzione della residenza destinata ad accogliere una collezione senza pari, fino alle successive vicende storiche, ai progetti architettonici e alle trasformazioni dei giardini e degli allestimenti nel corso dei secoli. Anche in quel caso l’esperienza intrecciava storia, arte e tecnologia, offrendo al pubblico una narrazione molto coinvolgente e una nuova prospettiva sulla Galleria Borghese.

Avete lanciato “Galleria Borghese Digitale”: quanto è rilevante questo progetto per il pubblico e la conservazione?

Moltissimo; il catalogo online è completo di tutte le immagini, le schede saggio, la bibliografia, i riferimenti alle fonti e ai documenti, con la possibilità di collegarsi a altri archivi digitali e di recuperare alcuni dei testi citati nella loro interezza.

 Per il 2026 sono previsti dei progetti di restauro, se sì quali?

Abbiamo sempre in corso progetti di restauro, fanno parte dell’attività quotidiana del museo; abbiamo già restaurato un pavimento a mosaico recuperandone la tessitura cromatica e luminosa e continueremo con gli altri.

Roma è tra le città più colpite dall’overtourism: come gestite il flusso dei visitatori per tutelare opere ed esperienza?

Ritorniamo a uno dei primi punti: abbiamo fasce orarie e numeri contingentati, quindi, in ogni momento dell’anno, la visita nella Galleria si svolge allo stesso modo, con un contatto unico e diretto con la collezione.

Un commento sul recente acquisto da parte del Ministero della Cultura sul "Ritratto Monsignor Maffeo Barberini" di Caravaggio 

L'acquisto è stato fondamentale per assicurare al pubblico un dipinto che consente di comprendere l'attività di ritrattista di Caravaggio, segnalata da tutte le fonti antiche, ma della quale si hanno scarse testimonianze. Un pezzo del puzzle molto importante è tornato a casa.

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