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Iran, i limiti dell'intervento dell'occidente e il ruolo del "femminismo islamico" nello studio di Asma Lamrabet

I limiti dell'intervento occidentale: la "postura" coloniale, post coloniale o neo coloniale che, dal punto di vista concettuale e sociologico, tende alla delegittimazione dei paradigmi culturali e religiosi dell'Islam bollati come retrogradi, violenti ed arcaici e la "pretesa di sostituzione" e di "esportazione della democrazia" 

19 Gennaio 2026

Rivoluzione in Iran e la questione del "femminismo islamico"

La situazione in Iran trova il suo elemento propulsivo nella componente femminile della popolazione nel solco intellettuale del "femminismo islamico".

L'espressione "femminismo islamico" si deve a Afsaneh Najmabadi che durante una conferenza presso la School of oriental and african studies di Londra ne diede una prima definizione ad inizio degli anni '90.

Tale corrente di pensiero, nella lettura datane da Sara Borrillo, nel corso degli ultimi decenni ha assunto molteplici articolazioni, definizioni e significati a livello mondiale.

Tale prospettiva transnazionale che ha visto le sue prime riflessioni emergere in circoli intellettuali femminili in Iran nel periodo successivo alla rivoluzione del 1979 intende dimostrare la compatibilità tra uguaglianza di genere ed Islam e promuovere un nuovo paradigma culturale e politico delle donne musulmane in alternativa alle visioni coloniali ed islamofobiche.

Tale paradigma decostruzione dei fondamenti del pensiero e delle norme patriarcali di matrice islamica (così come degli stereotipi coloniali nei confronti delle donne musulmane e dell'Islam) è l'oggetto dello studio di Asma Lamrabet nel suo lavoro "Donne e Islam. Le questioni controverse" definisce la propria prospettiva "riformista e decoloniale".

Essere riformisti, secondo il pensiero dell'autrice, significa rivendicare  l'uguaglianza dei diritti di uomini e donne a partire dal principio dei diritti umani universali ed all'interno di un approccio critico alla propria identità islamica. L'aggettivo decoloniale, invece, si riferisce alla necessità di ancorare l'approccio al proprio contesto culturale criticando l'egemonia dei discorsi occidentali imposti nel rapporto di dominio (coloniale, post coloniale e neo coloniale) tra nord e sud globale.

Le riflessioni della Lamrabet risultano preziosissime in quanto costituiscono la strutturazione di un percorso atto a facilitare l'integrazione del mondo islamico nel contesto occidentale dove la parità dei diritti tra uomini e donne costituisce un dato fondante, definitivo ed irreversibile che mai può cedere nemmeno di fronte a diverse istanze derivanti da religioni o credi. 

Con coraggio e rigore intellettuale, ed uso le parole di Sara Borrillo, l'autrice affronta temi che per secoli sono stati considerati tabù come poligamia, testimonianza delle donne, eredità, velo, sottomissione delle mogli ai mariti, matrimonio interreligioso ed accesso delle donne alle cariche religiose evidenziando che molte norme discriminatorie derivano da un'esegesi patriarcale e misogina e non da uno spirito del Corano.

L'intuizione si rivela preziosissima ai fini della costruzione di un percorso di integrazione tra civiltà occidentale ed immigrazione dal mondo islamico in quanto derubrica la questione della parità di diritti tra uomini e donne da dogma religioso a questione esegetica ed interpretativa per sua natura da contestualizzare nello spirito del tempo e nella tradizione spirituale dei grandi monoteismi (ebraismo, cristianesimo ed islam) che, indubbiamente, si esprime in prevalenza attraverso un codice patriarcale.

E' l'esegesi patriarcale islamica, secondo l'autrice, che ha accentuato  elementi discriminatori (pure presenti nel dettato coranico) lasciando all'uomo una libertà esclusa alle donne: diritto di avere fino a quattro mogli legittime, oltre ad un numero illimitato di concubine, diritto alla correzione fisica della sposa e diritto unilaterale di ripudio.

La lezione della Lamrabet  si sostanzia per una fondante distinzione tra testo coranico e la sua interpretazione.

E' l'interpretazione del testo che risente dell'interpretazione patriarcale di tradizione storica e non il testo religioso che si nutre invece, secondo l'autrice, del valore dell'uguaglianza, di giustizia sociale e democrazia e cioè in buona sostanza degli orizzonti del "diritto ad avere diritti".

L'importanza del lavoro della Lamrabet si sostanzia nel partire da un quadro di riferimento identitario islamico. L'autrice si rivolge anche a quella parte di mondo occidentale che considera le donne musulmane come incapaci di "emanciparsi" da sole e dunque come individui da "salvare" da un islam percepito come retrogrado e costituzionalmente violento.

Dall'impostazione teoretica dell'autrice emergono, con chiarezza, i due limiti dell'intervento occidentale nei confronti dei rapporti con il mondo islamico in punto dei diritti delle donne.

Il primo limite è dato da una "postura" coloniale, post coloniale o neo coloniale che, dal punto di vista concettuale e sociologico, tende alla delegittimazione dei paradigmi culturali e religiosi dell'Islam bollati come retrogradi, violenti ed arcaici inerenti a gruppi etnici non completamente evoluti sotto il profilo della "civilizzazione" identificata nella  cultura occidentale.

Il secondo limite è dato dalla "pretesa di sostituzione" (una sorta di "esportazione della democrazia" in versione non armata) dei paradigmi culturali e religiosi islamici, in punto di diritti delle donne, con paradigmi di stampo occidentale più massimalisti che concreti.

La riflessione della Lamrabet invita a considerare invece l'importanza della riflessione culturale sui diritti delle donne all'interno del mondo islamico come fenomeno endogeno, autoctono e culturalmente non dipendente da modelli occidentali.

Il mondo occidentale può e deve aiutare tali movimenti non con l'imposizione di "paradigmi" estranei al mondo culturale e religioso islamico bensì con l'aiuto finanziario e culturale necessario per la crescita e la strutturazione di rilettura in chiave egualitaria dei testi sacri dell'Islam in alternativa alle interpretazioni letteraliste che hanno distorto e mal applicato il messaggio del Corano.

E' di tutta evidenza che il successo di tale corrente di pensiero, all'interno dell'Islam, non può che facilitare il processo di integrazione con i valori occidentali in quanto la sottomissione della donna all'uomo e della "obbedienza in cambio di mantenimento" unitamente alle altre questioni controverse di compendio sono definitivamente svincolate dal testo coranico per essere ricondotte nel naturale perimetro dell'esegesi e dell'interpretazione.

Esegesi ed interpretazione che, contrariamente al testo sacro, non sono nè eterneimmutabili.

In buona sostanza la Lamrabet invita a distinguere tra testo sacro e giurisprudenza interpretativa coranica.

Aiutare le studiose islamiche a scardinare, una volta per tutte, la diseguaglianza delle donne dal testo coranico può e deve essere considerato il compito della cultura occidentale nel senso nobile dei diritti.

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