26 Novembre 2025
Ho sempre apprezzato Vittorio Sgarbi per i motivi noti a tutti e per i quali è ammirato e apprezzato da molti, dentro e fuori il mondo della cultura artistica: la sua grande capacità di comunicazione e di narrazione, l'aver fatto dell'ermeneutica pittorica un teatro barocco-futuristico spettacolare, roboante, suggestivo e stimolante, aver fatto conoscere l'arte quale stile, modello, grazia ed eccesso ad un pubblico più ampio come mai alcun storico dell'arte era riuscito a fare. Grazie a Sgarbi molti hanno capito che l'arte non è cosa per pochi topi da biblioteca ma è materia viva e vivificante, utile anche per capire meglio il presente. Vittorio Sgarbi ha riempito un vuoto di narrazione presente nell'attuale società di massa fra le ciarlatanerie anti-storiche e anti-scientifiche del Dan Brown di turno e l'eruditismo tedioso di molti esperti iper-specializzati ma che non sanno comunicare e condividere veramente. Vittorio quale mago istrionico delle mostre e dell' "arte in televisione". Come scrittore e saggista non mi ha mai entusiasmato, nonostante le ottime scelte di soggetto narrativo e le ottime scelte iconografiche. Non è il suo carisma specifico lo scrivere libri. Nonostante questo suggerisco a tutti di comprare il suo libro sulla "montagna nell'arte" e non solo quale omaggio d'affetto al Vecchio Sgarbi. Lo consiglio proprio perchè, a differenza di altri suoi volumi, mi sembra un volume universale e ricco di intima immersione in un archetipo vitale: la montagna. Quì Vittorio diventa un narratore anche spirituale e profondo che ci regala un "libro d'anima" che riassume mirabilmente tutti i molti carismi della montagna quale segno, immaginario, simbolo e materia artistica: la montagna quale incontro, segno, soglia, limite, forma lirica ed espressiva, immagine dell'elevazione e dell'infinito. Sgarbi riesce a realizzare una grande e non facile sintesi intellettuale quanto linguistica che ci aiuta ad interiorizzare l'amore che l'uomo ha sempre proiettato verso la montagna quale dimensione esistenziale, filosofica, linguistica e vitale. Un'opera che genera un circolo ermeneutico-semantico-espressivo fra l'immaginario della montagna e l'immaginario pittorico che sarebbe piaciuto a Umberto Eco. La montagna è sempre presente nella pittura e la stessa pittura riceve dalla ricchezza simbolista della montagna nuove capacità e potenzialità trasfigurative. Quindi non si tratta solo della "montagna nell'arte" quale costante diacronica di un soggetto narrativo ma anche dell' "arte dentro l'iconologia montana". Non perdetevelo! Un Vittorio che si mette a nudo andando oltre la maschera "Sgarbi", andando oltre le sue stesse indubbie alte competenze per scoprirsi intimo, dolce, trasparente, disarmato e quasi animato da un misticismo laico.
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