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Transumanesimo futuro ineluttabile: smettiamola di credere che la scienza abbia una risposta a tutto

Fino a quando ci saranno persone convinte che un giorno tra un cyborg e un uomo non vi saranno differenze qualitative, il mondo andrà di male in peggio

Di Alfredo Tocchi

12 Maggio 2022

Transumanesimo futuro ineluttabile: smettiamola di credere che la scienza abbia una risposta a tutto

SCRITTI PANDEMICI

Fughe notturne

Ci sono notti insonni in cui un uomo non più giovane ha il coraggio di fare un bilancio della propria vita. Mi capita spesso, da qualche tempo. Naturalmente, cerco di essere obiettivo. Da avvocato, ho imparato a riconoscere i punti deboli delle argomentazioni di parte. Verso l’alba, invariabilmente, mi condanno per i miei errori – che sono tanti – e provo un bisogno profondo di domandare scusa alle persone che ho ferito o semplicemente deluso. Mi è capitato di alzarmi, accendere il telefono e inviare assurdi messaggi di scuse. Non sempre è possibile farlo e questa impossibilità mi rattrista profondamente. Percepisco in quei momenti la straordinaria importanza della confessione cristiana. Sono agnostico, non ateo. “Il pitecantropo l’abbiamo accettato da un pezzo e da un pezzo abbiamo digerito l’Illuminismo. La via che conduce alla lieta constatazione che i “miracoli” sono “spiegabili” ce la siamo lasciata alle spalle. Stiamo ormai percorrendo la via sulla quale che anche ciò che è “spiegabile” è un miracolo”. (Joseph Roth, La chiesa, l’ateismo, la politica religiosa – Frankfurter Zeitung, 7 dicembre 1926). In altre parole, Tutte le nostre scoperte scientifiche “non portano oltre la cerchia delle conoscenze inferiori, accessibili ai sensi”. (Robert Musil, L’uomo senza qualità). Il mistero dell’origine dell’universo resta intatto, nonostante tutti i progressi scientifici. Un anello della catena rimanda a un altro, ma tutte le teorie scientifiche che spiegano la formazione degli anelli e della catena non sono che scalini di una scala infinita e – alla fine – si giunge inevitabilmente alle domande senza risposta: “Chi dal nulla ha dato vita alla materia? Viene prima Dio o la materia?”.
Sono assolutamente d’accordo con Auguste Comte sul fatto che la metafisica non sia che una sorta di teologia fondata su ragionamenti invece che sulla fede. Non a caso, uno dei maggiori filosofi del ventesimo secolo, Ludwig Wittgenstein, scrisse che la metafisica è priva di senso (rectius, di utilità concreta).
Mi scuso coi filosofi per la mia tendenza a semplificare, ma proprio in questo istante, in cui la notte di Milano termina umilmente, con l’arrivo dei camion della nettezza urbana, da solitario vero, da uomo che ha vissuto i suoi sessant’anni con la leggerezza di una piuma, desideroso di starmene in un angolo d’ombra, al riparo dalla “dolorosa concitazione della vita”, amo rileggere l’ultimo verso di Edouard Levé (l’autore francese di Suicidio, morto suicida):
“La felicità mi precede
La tristezza mi segue
La morte mi aspetta.”
Questo passaggio dalla filosofia alla poesia è per me inevitabile: dove non arriva la mente razionale, inizia l’inconoscibile, materia poetica per eccellenza.
“Il mondo deve essere romanticizzato. Così si ritrova il senso originario... Se attribuisco a ciò che è comune un aspetto misterioso, al noto la dignità dell'ignoto, al finito un'apparenza infinita, io lo romanticizzo... È soltanto per la debolezza dei nostri organi che non ci vediamo in un mondo delle fate”. (Novalis).
Una notte insonne, mentre leggevo a voce alta una poesia di Heinrich Heine, un’amica mi interruppe parafrasando le parole pronunziate dal poeta poco prima di morire: Dio ti perdonerà. È il suo mestiere. Stupito dalla sua cultura, replicai: “Un tragico doppio errore, con l’aggravante di essere stato commesso alla fine di una lunga vita. Dio esiste? Ma se anche ammettiamo che esista, il suo regno non può che essere una meritocrazia…”. Lei mi rispose: “Mi dispiace che tu non abbia fede. Ma ancor di più mi dispiace che tu pretenda di sapere come debba essere il regno di Dio!”.
Occorrerebbe tornare a essere umili. Smettere di credere che la scienza possa dare una risposta a tutto. Osservare l’essere umano e scorgerne la sbalorditiva unicità all’interno della creazione. Smetterla di svilirci. Accettare i nostri limiti pur continuando a studiare l’universo. Soprattutto, non fare l’errore di crederci Dio creatore. Il transumanesimo prossimo venturo è ineluttabile. Fino a quando ci saranno persone convinte che un giorno tra un cyborg e un uomo non vi saranno differenze qualitative, il mondo andrà di male in peggio. Sapere di non poter sapere proprio nulla di essenziale, perché l’essenziale è inconoscibile coi nostri cinque sensi. Cinque sensi, niente altro per capire ciò che siamo, il nostro unico contatto con la realtà materiale.
We-go vuole uscire. Inizia un nuovo giorno diverso da tutti quelli che sono esistiti dall’inizio del mondo, diverso da tutti quelli che verranno. È il miracolo della creazione, sotto i nostri occhi umani da sempre eppure così trascurato.
Buongiorno a tutti Voi, soprattutto ai Suchende, coloro che cercano, che s’interrogano, che sfatano ciò che scrisse dell’umanità Richard Yates “È una malattia. La gente ha smesso di pensare, di provare emozioni, di interessarsi alle cose; nessuno che si appassioni o creda in qualcosa che non sia la sua piccola, dannata, comoda mediocrità”.
La metafisica non ha alcuna utilità concreta, ma interrogarsi è umano.
Rispondersi convinti di sapere è diabolico. "Il più grande nemico della conoscenza non è l'ignoranza, ma l'illusione della conoscenza". (Stephen Hawking).

Di Alfredo Tocchi

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