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'Vorrei un solo Museo di Roma'. Ed è subito rissa verbale

La campagna elettorale di Roma si accende inaspettatamente su una proposta interessante subito snobbata dal cosiddetto 'mondo della cultura'

Di Davide Tedeschini

23 Agosto 2021

 'Vorrei un solo Museo di Roma'. Ed è subito rissa verbale

Quando Carlo Calenda, Enrico Michetti, Virginia Raggi e Roberto Gualtieri al primo incontro pubblico hanno cominciato a rilanciare a distanza alcuni luoghi comuni sulla Capitale, sui suoi fasti e la sua storia, -come si dice a Roma 'scherzando e ridendo'- é venuto a galla il caos che vive la città in fatto di fruizione dei beni culturali. Una idea é stata quindi diffusa da Carlo Calenda nei giorni successivi: già ministro all'epoca del governo Renzi e candidato a sindaco di una civica, ha  proposto il cosiddetto  'Museo di Roma', ossia un brand sotto il quale unificare e dare organicità a tutto quello che a Roma é fruibile.  Patrimonio che é un vero e proprio mistero, a volte svelato a pochi studenti del corso di archeologia o forse neanche a loro, vista la quantità di beni e spazi statali da anni funzionanti ma dei quali pochi conoscono l'esistenza, nonchè luoghi pieni di dipendenti pubblici, che gravano sulle tasche dei cittadini.

Qualcosa va fatto, basti pensare che - secondo la classifica degli anni passati stilata dal Giornale dell'Arte Allemandi- il primo museo del mondo per visitatori è il Louvre di Parigi con c.a 10 milioni di ingressi, ben identificabile in un'unica sede mentre la città di Roma sta nella top ten per i musei Vaticani (che non sono italiani) e a seguire gli Uffizi di Firenze che spesso non rientrano neanche nella top ten mondiale occupata dalla Tate Modern e dal British Museum di Londra, da musei americani, cinesi e giapponesi. Roma con i Fori Imperiali registrava -prima del 2020- c.a 800000 ingressi annui, e in qualche caso Villa d'Este di Tivoli è risultata incredibilmente ancor più visitata delle maggiori location romane. 

Il 2020 ovviamente non fa testo per via del lockdown, anche se la stessa classifica si riconferma in proporzione con un meno 77% (il Giornale dell'Arte, aprile 2021). Perchè Roma non figura tra le prime capitali al mondo per accessi ai musei? Per il semplice motivo che Roma é caotica: non si capisce bene dove andare per vedere cosa. In primis  si tratterebbe solo di federare i siti museali che al momento sono tantissimi: non a caso é l'Italia a detenere la maggior parte dei beni culturali del mondo. A quelli archeologici da poco si sono aggiunti anche quelli d'arte contemporanea che dopo un periodo di riordino hanno smistato collezioni che non si riescono più a trovare. Tanto per fare un esempio i quadri della collezione permanente della Galleria comunale di via Crispi, secondo delle voci dovrebbero stare al Macro (sede di via Nizza) ma nei depositi: non si capisce esattamente dove poterli contemplare. Anche in questo caso dei quadri di un museo sono stati spostati ma nessuno ha protestato perchè sono questioni per 'addetti ai lavori' che contemplano anche il prestito delle opere ad altre istituzioni. Ma chi controlla queste operazioni?  Ovviamente Macro (due sedi), Maxxi e Galleria Comunale nonché Galleria Nazionale (già Gnam) hanno avuto direzioni e bilanci diversi e francamente sono diventate agli occhi dei ben informati una sorta di 'treno' sul quale salire per fare carriera. Unificare in unica rete significherebbe principalmente mettere in pericolo i diritti acquisiti del personale che pensa di aver trovato nello Stato una buona rendita di posizione. Chi infatti occupa questi posti puó anche sperare nella carriera editoriale o in alternativa ripiegare su altri incarichi statali nel campo dell'istruzione, meglio se universitaria; altrimenti può tentare la fortuna come expertiser privato ma senza lasciare il vecchio mestiere. Per non parlare del portfolio di contatti di un consiglio di amministrazione museale in cui le gallerie private fanno la parte del leone. E non si fa mistero del nepotismo che -soprattutto in ambiente statale- tutto tende a far rimanere così com'è sempre stato. Flaminia Gennari Santori, la direttrice di Galleria Nazionale d'Arte Antica Palazzo Barberini chiosa sull'idea di Calenda: "E una cosa insensata, talmente assurda che fa un po' ridere", taglia corto. "Neanche al master per curatori più farlocco del globo lancerebbero una simile idea". Dello stesso tenore una sequela di dichiarazioni di addetti ai beni culturali, archeologi e storici dell'arte (ag. DIRE, 20 agosto 2021).

Ma le critiche piovute sul 'Museo di Roma' non sembrano avere nulla con la questione accademica della collocazione del patrimonio, se aggiungiamo che il bilancio di questi grossi musei si aggira su qualche milione di euro annuo. In effetti già l'amministrazione uscente Raggi (m5s)  era già sulla strada dell'unificazione deliberando da quest'anno  la 'carta dei musei' Mic,  che con 5 euro dà accesso ai soli musei comunali, e come é noto chiunque la possieda aspiri a visitare gli altri siti, parte di un sistema cittadino come avviene ormai ovunque. Ce lo conferma anche Sgarbi -anch'esso candidato in appoggio del centrodestra a Roma- dalle pagine del Giornale  che non fa sconti a nessuno, elencando proprio tutti quelli che con l'idea Museo di Roma, proprio non ce l'hanno fatta a trattenere le risate, rilasciando dichiarazioni più che politiche. Addirittura vale la pena citare Tomaso Montanari che, anche se collocato in area democrat bolla così l'idea di Calenda: "Mi ero perso questa perla. Vuol accorpare i musei, cancellando la storia e il primo museo pubblico del mondo. Come mettere i vetri e il tetto al Colosseo, perché così è vecchio, rotto e scomodo. Forse non abbiamo mai avuto una classe dirigente così abissalmente  ignorante". Sgarbi gli risponde a distanza: "I sostenitori dei musei come monadi impenetrabili, atomi incomunicanti, alla Montanari, la finiscano di difendere i loro orti, bocciando idee grandi e nobili". Francamente un dibattito che a Roma non ci saremmo aspettati, e che potrebbe prendere quota se illustri firme della cultura decidessero di intervenire per dire la loro. Speriamo che ció avvenga anche dopo la campagna elettorale, anche se la vediamo dura. Sicuramente si va affermando l'idea che il patrimonio culturale così come la 'cultura', debbano avere un posizionamento politico, anche da parte di responsabili statali; e questo non sappiamo quanto possa essere utile se -come è doveroso che sia- tali argomenti in quanto bene di tutti i cittadini sono da sempre considerati apartitici e apolitici. 

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