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Elogio hegeliano dell'amore postribolare nell'evo della glEbalizzazione

Il postribolo è luogo sessista, maschilista, razzista, suprematista?

Di Lapo Mazza Fontana

22 Giugno 2021

Elogio hegeliano dell'amore postribolare nell'evo della glEbalizzazione

Morte di Sardanapalo, Delocroix

E va bene, prendiamoci già in esergo la accusa, o meglio lo stigma, di citare anzi di scimmiottare il più celebre Diego Fusaro fin dall'incipit. Epperbacco, parlar un po' fiorito non è poi appannaggio esclusivo di chicchessìa, figuriamoci del succitato telefilosofo postmarxista. Benissimo, ma dicasi subito: a parte il Fusaro, cosa ci entra Hegel con i nostri cari e vecchi postriboli d'oggi e di un tempo, se non per possibili frequentazioni del sommo idealista di Stoccarda in qualche bordello dell'evo suo? Su tali possibili frequentazioni glissiamo per ovvi motivi di buchi storiografici e di discrezione, anzi di omertà tra gentiluomini, cionondimeno ci preme una triplice speculazione che diremmo appunto filosofica sul mai esausto grande tema: l'amore di postribolo (e l'amore nel postribolo) sono ontologicamente prossimi al concetto hegeliano di idealismo assoluto?

Vediamolo in pochi passi e per sommi capi, senza abbandonarci a troppo barocche sperequazioni di lana caprina da paripatetici ateniesi, che già le inclite signorine che nei postriboli offrono i loro procaci servizi furono per peripatetiche etichettate, in tempi non sospetti.
Ebbene.

Sperequazione mancata numero 1, la più attualmente scabrosa: il postribolo è luogo sessista, maschilista, razzista, suprematista?
Ebbene sì, dubbio non v'è, diciamolo, come direbbero D'Alema e la metà dei giornalisti italiani che da lui presero codesto tic di dire "diciamolo" ogni trenta secondi netti. Non v'è luogo più sessista sullo globo terracqueo del bordello, per un motivo, ecco qui proprio, ontologico. Di sessi si tratta, si pensi. Qui si aprirebbe anche una querelle filologica sul valore contenutistico del vocabolo "sessismo" in sé, ma transeat. Facciamo finta che il significato corrente ci soddisfi e usiamolo così, modo hic modo illuc, come per buono.
E allora sì, il postribolo, moderno e d'antan, è tempio di sessismo, però, colpo di scena, la modernità qui ci fa uno scherzo, anzi UN scherzo, come avrebbe detto Bertinotti/Guzzanti. Se è innegabile che la casa di tolleranza (già nel nome) fino alla Legge Merlin fu la fucina dello sfruttamento della donna bisognosa e sottomessa (e solo forse raramente ed episodicamente consapevolmente e fieramente viziosa), siamo sicuri che questo habitus prosegua indistinto anche nell'evo contemporaneo?
Orbene, prima di essere linciati dalle orde murgesche diremmo purtroppo che sì, certamente, le sex workers non sono tutte audaci e spregiudicate pornostar, ma che il focus è indubbiamente sbarcare il lunario, seppure molto spesso lautamente, e non parliamo di lunari sanniti alla Manganelli, per chi ricordi il suddetto testo. Ma altrettanto diremmo la casa d'appuntamenti luogo oltre che sessista anche maschilista? Mah, qui si apre un problemino. Per carità, nessuno neghi la palese matrice maschilista del sesso a pagamento; ma le orde murgesche sono mai entrate, non diciamo più volte, ma anche una sola, in una "maison"? Ecco, gueshto veramende non greto, come direbbe Razzi/Crozza: chi ci sia passato costí, almen un par di volte lo sa. Sa che il tipo del maschilista tronfio che entra nel bordello modello caccia grossa/safari che percentuale copre? Il dieci percento forse? Ma neanche. Nove omìni su dieci che entrano nel tempio del peccato ci vanno emozionati, col cappello in mano, come scolaretti davanti alla maestra elementare, pronta a bacchettarli col righello, o più auspicabilmente a istruirli come la fata turchina con Pinocchio. Cosa significa ciò, che il postribolo sia un caposaldo femminista? Beh magari no, mo non esageriamo, ma possiamo dire a ragion veduta che il maschilismo più becero in un bordello si infrange non solo davanti alla forza militare del gineceo, ma anche e soprattutto davanti alla fragilità immanente del maschilismo stesso, e del maschio pure, tocca dirlo.
Ma per quanto riguarda razzismo e suprematismo come siamo messi, di rimando?
Male, anzi bene. Che razzismo mai può avere un gemebondo cliente impacciato di fronte ad una dea del sesso d'ebano ed ambra? Ebbene si è già detto: difficile stabilire il paradosso uovo/gallina se è il cliente o la prostituta stessa il vero approfittatore della situazione (ovviamente se la prostituta lavora senza costrizioni e per munifiche prebende, altrimenti, sia chiaro, il discorso decade e chi sfrutta chi è preclaro). Nondimeno ci si consenta una considerazione ulteriormente ontologica: solo un cretinismo illimitato può archiviare a spallucce giusto quei due o tre millenni di sottomissione femminile; pochi sul totale della comparsa dello homo sapiens, ma pesantucci sulle spalle di ogni donna giunta fino ad oggi. Quindi se oggi il bastone da Feldmaresciallo sta passando nelle mani delle donne pur lentamente, ci sta eccome, eccome se ci sta. Quindi non rompete le scatole e stateci dentro, e se al bordello avete paura di essere presi in giro dal parterre femminile ivi presente perché siete inadeguati, impacciati, grassi, brutti, vecchi e col pisello piccolissimo, beh dai, a conti fatti giustizia è fatta.

Sperequazione mancata numero 2, non meno problematica: ma l'amore mercenario è in sé turpe? Per essere più sintetici rispetto alla sperequazione n.1 tentiamo una perigliosa affermazione perentoria: NO. No perché il sesso ipso facto, sia detto fondamentalmente non solo in senso hegeliano, è una attività egualmente sublime e banale; è un ACTUS in cui "l'assoluto è sostanza", per dirlo con Spinoza (che però Hegel voleva appunto superare), ma parimenti è roba pure dappoco, come ogni strisciamento di corpi caduchi e in definitiva ininfluenti nel continuum spazio-temporale. Per dirla con Tonino Carotone in "Me cago en el amor": "nostra piccola vita e nostro grande cuore". E chi si sia dimenticato di Tonino Carotone faccia ammenda.

Sperequazione mancata numero 3, forse la peggio: ma ordunque l'amor postribolare merita, hic et nunc, elogi di sorta? E pure qui, figli miei, come direbbe Don Bastiano/Bucci nel "Marchese del Grillo" di Monicelli, che vi dobbiamo dire, avventuriamoci in altra assai ardua sentenza: SÌ. Sì perché, vivaddio, il sesso tra adulti consenzienti e tutto sommato stanti al gioco è pur sempre una epifania non sempre giojosa e scevra da imbarazzi e pure drammi, ma a cagione delle nostre interpretazioni abili o claudicanti che siano, non certo per la cosa in sé. Saremo noi gli ultimi idioti romantici a vedere un barlume di tenerume anche in una carezza pur mercenaria, pur perfino nel contesto più degradato, poiché non certo tutti sono Chateau dove si incontrano bei milionari e afroditi desnude, non di rado più ricche di molti clienti? Risposta non facile.

Ma allora in cauda venenum citeremmo un altro film; "Il mucchio selvaggio" di Sam Peckinpah, dove i quattro pistoleros protagonisti prima di andare a farsi certamente ammazzare per salvare un loro compagno passano il loro ultimo pomeriggio con quattro giovinette messicane a titolo non gratuito. Sono il simbolo di tutto ciò che di osceno ed elevato fornisce il pianeta. Pistole e denaro, amicizie e stragi, e prima di finire sotto le fucilate dell'esercito messicano, quattro gringos fuorilegge questo fanno, con nessun garbo, anzi con una ragazza che si lamenta pure per la paga. I quattro pistoleros morituri nessuna altra pietas potevano avere, se non quella femminile.
Non sarà amore, Dio ci salvi dal dirlo, ma qualcosa vorrà pur dire.
Con buona pace perfino di Hegel e pure del Fusaro.

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