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Anomalie in mostra: “Botticelli il suo tempo e il nostro tempo” al Mart di Rovereto

Inaugura oggi la mostra ispirata da Vittorio Sgarbi e da Eike Schmidt che vuole rappresentare un ponte tra Rinascimento e arte contemporanea, dalla pop art a Chiara Ferragni

Di Davide Tedeschini

22 Maggio 2021

Anomalie in mostra: “Botticelli il suo tempo e il nostro tempo” al Mart di Rovereto

La mostra “Botticelli il suo tempo e il nostro tempo” da un’idea di Vittorio Sgarbi e Eike Schmidt a cura di Alessandro Cecchi Denis Isaia, che si tiene al Mart di Rovereto dal 22 maggio al 29 agosto ha tutta l’aria di essere una mostra di arte contemporanea che rimarrà per anni nell’immaginario della storia dell’arte come qualcosa di anomalo e se la pandemia ce lo permetterà ovviamente, cioè se le numerose epidemie che ci aspettano finiranno e si tornerà al mondo di prima, potrebbe anche rappresentare un filone. In mostra oltre ad opere di artisti storicizzati anche un’opera di Graziano Cecchini che nel 2007 tinse di rosso l’acqua della fontana di Trevi.

Rovereto, inaugura la mostra dedicata a Botticelli

Operazione già effettuata da Sgarbi con Caravaggio, attraverso indiscussi capolavori dell'arte contemporanea dagli anni Sessanta a oggi, la mostra intende mostrare come la figura di Botticelli sia stata e sia ancora fonte di ispirazione e indirettamente anche creare un ponte che parta dal rinascimento e porti all’arte contemporanea.

Non a caso, vengono presi in considerazione  artisti della Pop art italiana, come Mario Ceroli, Giosetta Fioroni e Cesare Tacchi, ma anche in anni immediatamente successivi figure come Michelangelo Pistoletto e Renato Guttuso. Le influenze di Botticelli si ritrovano nelle opere di artisti internazionali come Fernando Botero, David LaChapelle, Oliviero Toscani, John Currin e pure il futurista Graziano Cecchini; rivivono nella moda, nella musica e nel cinema, invadono le riviste patinate su cui posa Kate Moss e sono coprotagoniste alle foto dell’influencer attuale più importante del mondo, Chiara Ferragni.

Chiara Ferragni e Botticelli 

Progetto anomalo perchè nasce evidentemente dalla iniziativa di Schmidt nel 2020 di permettere il servizio fotografico della influencer Chiara Ferragni tenuto dalla rivista Vogue nel museo degli Uffizi. Lo stesso Schmidt propagandò l’evento come qualcosa di utile ai ricavi del museo e anzi, sui social network si prolungò in un improbabile paragone tra l’opera di Botticelli e l’influencer anche da un punto di vista estetico, con queste affermazioni: “I canoni estetici cambiano nel corso dei secoli. L’ideale femminile della donna con i capelli biondi e la pelle diafana è un tipico ideale in voga nel Rinascimento. Magistralmente espresso alla fine del’400 da Sandro Botticelli nella Nascita di Venere attraverso il volto probabilmente identificato con quello della bellissima Simonetta Vespucci, sua contemporanea. Una nobildonna di origine genovese, amata da Giuliano de’Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico e idolatrata da Sandro Botticelli, tanto da diventarne sua Musa ispiratrice”.

“Ai giorni nostri l’italiana Chiara Ferragni, nata a Cremona, incarna un mito per milioni di followers -una sorta di divinità contemporanea nell’era dei social – continua il post – Il mito di Chiara Ferragni, diviso fra feroci detrattori e impavidi sostenitori, è un fenomeno sociologico che raccoglie milioni di seguaci in tutto il mondo, fotografando un’istantanea del nostro tempo”. E poi sentito da Repubblica chiosava: “Siamo stati fra i primi musei a sbarcare su TikTok e oggi in molti, nel mondo, ci stanno seguendo. Il nostro obiettivo, però, non è soltanto economico. Noi abbiamo una visione democratica del museo: le nostre collezioni appartengono a tutti, non solo a un’autoproclamata élite culturale, ma soprattutto alle giovani generazioni. Anche perché, se i giovani non stabiliscono oggi una relazione col patrimonio culturale, è improbabile che in futuro, quando saranno loro i nuovi amministratori, vorranno investire in cultura. Per questo è importante usare il loro linguaggio, intercettare la loro ironia e il loro potenziale creativo”.

Sono seguite una serie di reazioni al vetriolo che evitiamo di riportare, come ad esempio quella dello storico dell’arte Tomaso Montanari che in risposta ad una sua follower su twitter sulle politiche di comunicazione degli Uffizi tagliava corto: “Immondizia, ma non per colpa della Ferragni che fa il suo lavoro, Ma della direzione degli Uffizi che invece non lo fa.”
Anomalia anche rappresentata dalla partecipazione alla mostra di Graziano Cecchini, artista classe 1957 che nel 2007 buttò del colore rosso nella fontana di Trevi a Roma, creando un certo scompiglio nell’opinione pubblica. Dapprima bollato come atto vandalico, poi successivamente riabilitato da artisti e critici come Oliviero Toscani e Vittorio Sgarbi, ora vede finalmente collocata nel contesto che ritiene più opportuno una sua foto. Cecchini ha anche un pensiero e da anni sostiene che Michelangelo o Botticelli siano opere ‘futuriste’ perchè con la loro presenza inondano la rete: “Si pensi alla Gioconda che viene riutilizzata  oggi per le più ardite  fantasie letterarie di Dan Brown sebbene abbia in apparenza esaurito come stimolo il suo potere evocativo legato al Rinascimento. Mi chiedo: La cappella sistina, il Giudizio Universale non sono arte contemporanea perché perennemente presenti nella nostra attualità? Non sono quindi esse nell’accezione più generica, opere di futurismo in quanto pervadono la rete?”(Tedeschini, Cecchini ‘Il Futurismo del terzo millennio’, sott. conversazioni con Graziano Cecchini, ed. I libri del Borghese, 2015).

Ecco che dal museo di Rovereto e dagli Uffizi o da artisti spesso mal interpretati come Cecchini vengono poste inquietanti domande al sistema museale e artistico italiano, e che evidentemente si fatica a riconoscere come plausibili. Il trattamento dell’artista della fontana di Trevi conosciuto ad esempio su wikipedia inglese ma assente su quella italiana ne è di esempio: avesse avuto forse ragione Cecchini nel fare il suo happening alla fontana di Trevi, che ha avuto il potere di focalizzare l’attenzione di milioni di persone, tramite la stampa estera, sul monumento e l’arte italiana? E se le politiche culturali come dice Schmidt non fossero così democratiche come si sostiene?

La mostra “Botticelli il suo tempo e il nostro tempo” al Mart di Rovereto dal 22 maggio al 29 agosto ci farà riflettere su questi argomenti e chissà che non ci convincano.

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