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“L’arte come asset class: approcci e modelli nel Private Banking”, AIPB e Matis dialogano sull’arte come investimento presso le Gallerie d’Italia

Andrea Ragaini (Presidente AIPB):"Il ruolo del Private Banking è quello di accompagnare nella gestione consapevole del patrimonio artistico già posseduto e, allo stesso tempo, di considerare l’arte anche come componente fondante dell’asset allocation complessiva"

02 Marzo 2026

“L’arte come asset class: approcci e modelli nel Private Banking”, AIPB e Matis dialogano sull’arte come investimento presso le Gallerie d’Italia

“L’arte come asset class: approcci e modelli nel Private Banking”, AIPB e Matis dialogano sull’arte come investimento presso le Gallerie d’Italia.

La consulenza Private amplia i propri confini e integra l’arte come una vera e propria asset class professionale, segnando una svolta nel rapporto tra investitori e arte. Grazie alle nuove opportunità offerta dallo sviluppo delle tecnologie ed a modelli di servizio sempre più sofisticati, l’industria sta muovendo dalla tradizionale gestione del collezionismo ad una logica di pianificazione patrimoniale complessiva, valorizzando l’asset sia come bene reale di proprietà che come innovativo strumento finanziario di investimento. Di questa trasformazione hanno discusso l’Associazione Italiana Private Banking (AIPB) e Matis, prima società in Europa autorizzata a proporre co-investimenti in arte contemporanea tramite club deal, nel corso dell’evento “L’arte come asset class: approcci e modelli nel Private Banking”, tenutosi presso le Gallerie d’Italia – Milano, durante il quale è stata presentata la nuova edizione dell’Annuario AIPB, che contiene uno speciale dedicato al tema.

 L’incontro ha messo in luce come l’approccio degli operatori stia evolvendo verso strumenti innovativi come i club deal, che permettono ai clienti Private di acquisire quote di opere “blue-chip” - creazioni di artisti del XX secolo di fama internazionale - il cui valore supera i 500mila euro attraverso un approccio strutturato e regolamentato (PSFP), capace di offrire una significativa decorrelazione rispetto ai mercati finanziari tradizionali.

 L’incontro ha visto l’intervento di benvenuto di Michele Coppola (Direttore Generale Gallerie d’Italia), seguito dall’apertura dei lavori e dalla presentazione dell’Annuario AIPB 2026 di Andrea Ragaini (Presidente AIPB). François Carbone (CEO di Matis) e Alberto Bassi (Head of Italy di Matis) hanno introdotto il tema “l’arte come asset class: club deal e nuove strategie per il Private Banking”. Successivamente si è tenuta una conversazione tra Greta Teot (Head of Private Markets di Mediobanca Private Banking) e Gerolamo Vimercati (Executive Director di J.P. Morgan Bank) che hanno discusso dell’evoluzione dei Private Markets nei portafogli Private, tra trend di mercato e nuove opportunità di investimento. Infine, si è tenuta la tavola rotonda “Art Advisory nel wealth planning: approcci e modelli in una logica patrimoniale estesa”, a cui hanno preso parte Maria Ameli (Head of Wealth Advisory di Banca Generali e Consigliere Delegato di Generfid), Manuela Soncini (CEO – Head of Business & Family Advisory di Cordusio Fiduciaria) e Sara Parodi (Wealth Advisor di Intesa Sanpaolo Private Banking).

 “L’arte è emozione, identità, memoria e passione ma è anche investimento, valore e preservazione. Favorire il dialogo tra queste due dimensioni significa interpretare il patrimonio in modo più integrato, più completo e più virtuoso: e questo è il ruolo del Private Banking” ha commentato Andrea Ragaini, Presidente AIPB. “In un Paese come l’Italia, che detiene uno dei patrimoni culturali più rilevanti al mondo e dove oltre la metà della ricchezza delle famiglie è composta da asset non finanziari, le opere d’arte possedute spesso non sono gestite in una logica di pianificazione patrimoniale complessiva. Il ruolo del Private Banking è quello di accompagnare le famiglie nella gestione consapevole del patrimonio artistico già posseduto e, allo stesso tempo, di considerare l’arte anche come componente fondante dell’asset allocation complessiva, in un dialogo naturale che crea valore nel tempo.”

 L’integrazione dell’arte nei portafogli Private rappresenta un passaggio naturale nell’evoluzione della consulenza patrimoniale: parliamo di un asset con una propria dinamica di rischio e rendimento, capace di offrire diversificazione e decorrelazione rispetto ai mercati tradizionali. Strumenti come i club deal consentono oggi di superare alcune barriere storiche del mercato, permettendo a più investitori di accedere in modo strutturato e regolamentato a opere ‘blue-chip’, con logiche simili a quelle dei private markets. In questo senso, l’incontro tra arte e private banking avviene sul terreno della pianificazione di lungo periodo: l’obiettivo non è solo la performance, ma la costruzione di valore patrimoniale e culturale per le famiglie, in una prospettiva intergenerazionale”, ha aggiunto Alberto Bassi, Head of Italy di Matis.

 

Arte e patrimonio: verso una visione integrata della consulenza

L’arte è memoria, identità, storia familiare. Ma è anche un asset: ha un valore economico, comporta rischi, pone temi di conservazione, di liquidabilità e di trasmissione agli eredi. Integrare queste due dimensioni, quella personale e quella patrimoniale, è oggi una delle nuove frontiere del Wealth Management: significa aiutare il cliente a leggere l’opera d’arte non solo nella sua componente artistica, emotiva ed affettiva, ma anche in quella economica e patrimoniale, integrandola nel patrimonio complessivo. In Italia oltre la metà della ricchezza delle famiglie è costituita da attività non finanziarie (53% tra immobili e altri beni reali). Eppure, in questa fotografia non vengono considerate, e quindi adeguatamente valorizzate, le opere d’arte possedute, che rappresentano una quota rilevante ma ancora sottostimata della ricchezza privata.

 

Arte, un mercato concentrato ma di scala mondiale

Il mercato dell’arte è un mercato globale e in espansione. In soli due anni, il valore degli oggetti da collezione detenuti da privati è cresciuto del 18%, passando da 2.174 miliardi di dollari nel 2022 a 2.564 miliardi nel 2024. Le stime indicano un’ulteriore crescita fino a 3.473 miliardi entro il 2030..

Nel lungo periodo, l’arte “blue-chip” ha dimostrato di saper preservare il capitale anche nelle fasi di

maggiore tensione dei mercati finanziari.

Il settore resta però fortemente concentrato: le opere sopra il milione di dollari rappresentano solo l’1%

dei lotti venduti, ma generano il 50% del valore complessivo delle transazioni.

Crescita, resilienza e concentrazione spiegano perché l’arte venga sempre più inserita in strategie di investimento strutturate. Non a caso, la quota di investitori che la considera una “riserva di valore” è salita dal 14% nel 2023 al 25% nel 2025.

 

Il profilo dell’investitore in arte

Nel panorama internazionale emerge un investitore consapevole e strutturato: tra le famiglie che già oggi detengono opere d’arte, questa asset class rappresenta in media il 20% del patrimonio complessivo, quota che sale fino al 28% nei grandi patrimoni; inoltre, il 40% prevede nuovi acquisti nei prossimi dodici mesi e, per otto investitori su dieci, le collezioni derivano anche da eredità, a conferma della marcata dimensione intergenerazionale e familiare di questo investimento. I dipinti guidano le scelte (27% degli investimenti attuali e 48% delle intenzioni future, seguiti da sculture (14%) e arte digitale (14%). Anche in Italia l’interesse è rilevante: un quinto delle famiglie Private investe già in arte, più che in Private Equity o criptoattività, e quasi un quarto intende aumentare la propria esposizione.

Tra servizi consolidati e nuove esigenze: l’evoluzione dell’Art Advisory

L’Art Advisory nel Private Banking sta attraversando una fase di evoluzione, con livelli di maturità

differenti tra servizi già strutturati e ambiti che richiedono ulteriore sviluppo.

Dal lato dei servizi offerti, l’infrastruttura è già ampia e articolata: il 75% delle banche Private mette a disposizione strumenti di gestione delle opere, il 63% servizi di valutazione e il 56% assistenza alla compravendita Eppure, solo il 18% dei clienti ha finora utilizzato servizi di valorizzazione del proprio patrimonio artistico. I servizi esistono, ma non sono ancora pienamente integrati nella relazione con il cliente.

 

Parallelamente, si consolida l’approccio finanziario all’arte. In un mercato globale da 57 miliardi di dollari, le opere vengono sempre più considerate parte dell’asset allocation.Digitalizzazione, tokenizzazione e club deal contribuiscono a ridurre limiti storici come illiquidità e asimmetrie informative. Inoltre, l’arte “blue-chip” evidenzia una bassa correlazione con i mercati finanziari e una significativa capacità di conservazione del valore, come dimostra l’indice Artprice100© (+620% tra il 2000 e il 2024). L’inclusione dell’arte nei portafogli è quindi un percorso avviato, ma non ancora sistematico.

 

Il potenziale di sviluppo emerge con particolare evidenza nella consulenza patrimoniale integrata. Il 30% dei clienti dichiara di aspettarsi un supporto specifico sul patrimonio artistico, mentre oggi solo il 19% degli operatori in Italia offre un servizio completo di Art Advisory. Questo dato segnala l’esistenza di un’ampia fascia di clientela potenzialmente interessata, che merita maggiore attenzione e un progressivo rafforzamento dell’offerta da parte degli operatori di Private Banking.

L’Annuario AIPB 2026 e lo speciale dedicato all’arte

In occasione dell’evento è stata presentata l’edizione 2026 dell’Annuario Generale del Private Banking, la pubblicazione annuale di AIPB e guida operativa di riferimento del settore, che raccoglie i principali operatori dell’intera filiera e offre un quadro dettagliato dei servizi disponibili, inclusa l’Art Advisory. L’edizione 2026 è arricchita da una selezione di opere firmate da grandi artisti e da uno speciale dedicato all’arte “blue-chip” come asset class, oltre a contributi e approfondimenti sui temi centrali per l’industria del Private Banking.

 

 

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