Domenica, 11 Aprile 2021

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

E' morta Nawal al Sa’dawi, la scrittrice e psichiatra eroina del femminismo islamico

“Viviamo in un mondo dominato dallo stesso sistema oppressivo; il sistema capitalista, imperialista, religioso, razzista, militare e patriarcale. Prima o poi ci libereremo. Non perderemo mai la speranza perché la speranza è potere”

Di J. Muller

22 Marzo 2021

Nawal al Sa’dawi

Nawal al Sa’dawi, Wikipedia

Ci ha lasciato ieri Nawal Al Saadawi, la figlia di Iside che ha combattuto fino all'ultimo respiro in nome della speranza e della libertà

Era una combattente, Nawal Al Saadawi. Si batteva con tenacia e costanza. La sua arma era una penna, che, per la sua natura di donna, le dicevano che non poteva impugnare. Ma a Nawal non interessava, lei scriveva scriveva e scriveva. Lo faceva anche per le altre donne, che nel suo mondo, che è solo a un passo dal nostro, non hanno gli stessi diritti.  
In quel mondo dove "quando veniva alla luce una bambina non le si faceva niente. Semplicemente la vita si fermava, semplicemente la gente era triste", scrive Nawal nella sua biografia, Figlia di Iside.  

Una condizione universale, dopotutto "la contrarietà alle donne non riguarda solo il mondo arabo. Penso al fronte cristiano, ai cosiddetti 'valori della famiglia' con doppio standard; e poi il radicamento dell'idea di verginità obbligatoria, i cosiddetti 'delitti d'onore', le mistificazioni culturali, le violenze fisiche e psicologiche" (N.Al Saadawi nel 2008 al Corriere della Sera)

Era una combattente Nawal quando si scagliava contro ogni tabù : la sessualità femminile, la religione, le mutilazioni,  le umiliazioni. 

Nawal nasce in una famiglia numerosa il 27 ottobre 1931 sul Delta del Nilo, a Kafr Tahla. Il padre le trasmette la passione per la letteratura, ma per lei è un frutto proibito. Avrebbe dovuto trovare un marito Nawal, sposarsi e assolvere i propri compiti di brava moglie e massaia. 

Ma lei vuole studiare, e la madre è sua complice silenziosa: "quando mi ribellavo nei loro occhi si manifestava l’odio. Negli occhi di tutti ma non in quelli di mia madre: i suoi mentre mi osservava combattere le mie battaglie, luccicavano di orgoglio e felicità. Di tanto in tanto mi lanciava un’occhiata di complicità".
Quell'alleanza fu una breccia: alla fine la piccola bambina egiziana, soprannominata Shiza (intelligente), può inseguire il suo sogno: il padre acconsente e la manda al Cairo, dove frequenta la scuola media, e poi ad Helwan per le superiori.
Qui si spalancano le porte della creazione artistica : è sceneggiatrice, regista, interprete al Teatro della Libertà.

Da allora non abbandonò mai la scrittura, ma decise di studiare il corpo, oltre l'anima: si iscrisse a Medicina all'Università di Giza. Unica donna univa la sua voce ai manifestanti politici : "mi avvicinavo alla folla, senza nome, senza padre, madre o famiglia, la mia famiglia era questa gente, i miei genitori, la mia casa".

Nel 1955 Nawal si laurea e diventa una psichiatra: Nawal cura, ascolta, scrive, lotta. Fa la rivoluzione. 
Ma tanti vogliono metterla a tacere: due i mariti che cercarono di impedirle di proseguire il suo mestiere, mentre i suoi libri
sono sottoposti a censura e le autorità statali la accusano di non rispettare la Legge e i valori tradizionali.
Al secondo marito armata di bisturi una notte disse: "Sono io che ripudio te!", e si riprese la liberta. 
Nel 1981 viene arrestata per la prima volta: la piccola e grande rivoluzione di Nawal era un "crimine contro lo Stato".
Poi, il 6 ottobre 1981, Il Presidente della Repubblica dell’Egitto al-Sadat viene assassinato e Nawal esce di prigione.
Ma, ormai lo sappiamo, era una combattente: fonda The Arab Womenn’s Solidarity Assocation, la prima organizzazione legale indipendente femminista. 
Arrivano nuove minacce e anche una condanna a morte per eresia: l'associazione è dichiarata fuori legge e Nawal va di nuovo in carcere per poi essere costretta all'esilio. 
Ma questa volta non è sola: con il terzo marito Sherif Hetata, medico e scrittore come lei, si trasferiscono prima in Olanda poi nel North Carolina, alla Duke University. 

Sherif  traduce i libri di Nawal in inglese, mentre in Egitto sono ancora sottoposti a censura. Ma la persecuzione non ha fine: nel 2002 un avvocato integralista ha richiesto il divorzio coatto tra Nawal e suo marito: la legge del cuore non scende a patti
con la Legge della religione. 
Ci fu allora una mobilitazione internazionale e i due sposi vinsero. Ma questo Nawal lo sapeva fin da piccola: doveva combattere senza sosta per amare chi voleva.

Nel 2007 Nawal è stata denunciata due volte per apostasia ma nell'aria c'era un vento di cambiamento: dal 7 giugno 2008 le donne egiziane hanno conquistato il diritto di registrare i figli nati fuori dal matrimonio con il proprio cognome; l’età minima per il matrimonio è stata alzata a diciotto anni; la circoncisione femminile, la clitoridectomia e l’infibulazione sono ora un reato perseguibile e punibile con il carcere o una pena pecuniaria.

Che vittoria impensabile per Nawal, che per queste leggi aveva ardentemente combattuto!

Ci lascia un'opera potente e intensa Nawal: i suoi libri scavano nelle viscere di una società avvolta in se stessa, illuminandone le contraddizioni. In italiano sono tradotti Firdaus. Storia di una donna egiziana", Dio muore sulle rive del Nilo,  Una figlia di Iside, Dissidenza e scrittura. Conversazione sul mio itinerario intellettuale, L'amore ai tempi del petrolio,  Zeinab.

(Fonte: Rachel Cooke Nawal el Sa’dawi in Enciclopedia delle Donne di Debora Menozzi http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/nawal-al-sadawi/

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