25 Marzo 2026
Walid Ahmad, fonte: X @JuniorM26048432
Lo scorso dicembre il Tribunale israeliano di Hadera ha dichiarato che il 17enne palestinese Walid Khalid Abdullah Ahmad è "probabilmente morto di fame" nel carcere di Megiddo, a nord di Israele, in cui era detenuto da diversi a seguito dell'arresto avvenuto durante un raid a fine 2024 nella città di Silwad, nella Cisgiordania occupata. Sebbene il giudice del caso avesse riconosciuto lo stato di malnutrizione del minorenne - opportunamente documentato dall'autopsia - e affermato che il fatto che il detenuto fosse "verosimilmente morto di fame" non dovesse "essere nascosto", ha poi diposto l'archiviazione del caso a causa di una presunta impossibilità di stabilire un nesso causale tra le sue condizioni fisiche e il decesso.
Stando alla documentazione raccolta dalla Defense for Children International – Palestine (DCIP), Walid Khalid Abdullah Ahmad è morto durante la detenzione israeliana nella prigione di Megiddo, nel nord di Israele, la mattina del 22 marzo 2025, dopo essere collassato nel cortile della prigione. L’esame post-mortem effettuato sul cadavere del giovane ha evidenziato che Walid presentava un grave deperimento muscolare e di tessuto adiposo, visibile soprattutto nell’addome infossato, come ha riferito un medico che ha partecipato all’autopsia per conto della famiglia. Sul corpo erano presenti eruzioni cutanee da scabbia su gambe e inguine, oltre ad abrasioni sul naso, sul petto e sull’anca destra. L'autopsia ha inoltre rilevato significative raccolte d’aria nel torace e nella cavità addominale, probabilmente dovute a trauma contusivo, e segni di infiammazione riconducibili a possibili infezioni, oltre che edema e congestione nell’intestino crasso, compatibili con lesioni traumatiche verosimilmente causate da percosse (un trattamento che, secondo diverse denunce, viene spesso inflitto dai carcerieri israeliani ai minori palestinesi detenuti).
"L’autopsia di Walid indica che le guardie carcerarie israeliane lo hanno sistematicamente affamato e maltrattato per mesi, fino a farlo crollare, provocandone la caduta e la morte a seguito di un trauma cranico", ha dichiarato Ayed Abu Eqtaish, direttore del programma di responsabilità del DCIP, sottolineando che: "l’inedia - ossia la prolungata astensione dal cibo - viene usata come strumento di genocidio, con l’obiettivo di indebolire e distruggere corpo e spirito dei minori palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. La morte di Walid non è un incidente: è un crimine. La comunità internazionale deve intervenire subito con sanzioni per costringere il governo israeliano a rendere conto dei suoi atti".
A dispetto delle numerose richieste e della mobilitazione dell'avvocata Nadia Daka, che ha presentato una petizione all’Alta Corte di Giustizia per ottenere il rilascio della salma, il corpo del 17enne non è ancora stato restituito alla famiglia. "Questo ragazzo – ha dichiarato a una fonte israeliana – è morto di fame a causa del Servizio Penitenziario israeliano, detenuto in condizioni che ne hanno provocato la morte. Situazioni del genere continuano a ripetersi e le condizioni non cambiano, mentre altri detenuti continuano a morire in circostanze analoghe. Né le autorità né i tribunali intervengono per porre rimedio alle dure condizioni carcerarie”.
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