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La fine dell’Impero meloniano: i pezzi crollano e a Palazzo Chigi cala il silenzio

Quando la nave affonda, i topi scappano. E il Capitano ha due sole opzioni: afferrare il timone o chiudersi in cabina

26 Marzo 2026

La fine dell’Impero meloniano: i pezzi crollano e a Palazzo Chigi cala il silenzio

Giorgia Meloni, fino a ieri amata, adorata, quasi venerata come una divinità pagana, da 72 ore sta prendendo schiaffi – metaforici, ma sonori – senza sosta. E il dato più significativo è un altro: chi fino a ieri aveva paura perfino di sfiorarla con una critica, oggi parla. Eccome se parla.

Perché? Perché in questa campagna referendaria Meloni ha mostrato ciò che finora era rimasto nascosto: la sua immagine non è sostanza, ma scenografia. Una costruzione artificiale, una messinscena degna dei migliori effetti speciali hollywoodiani.

La prova plastica? Il video degli uccellini, confezionato in casa. Senza filtri, senza regia, senza suggeritori. Solo lei. E il risultato è stato impietoso: il ritratto di una leader improvvisamente nuda, spaesata, fragile. Una tragedia comunicativa.

E come spesso accade, alla tragedia è seguita la farsa. Epurazioni affrettate, decisioni contraddittorie, scaricabarile dell’ultimo minuto: il copione classico di chi perde il controllo. Con tanto di “Pitonessa” accompagnata alla porta, anni dopo averle garantito copertura politica. Un capolavoro di incoerenza.

E poi emerge la “vera” Giorgia: quella che reagisce per orgoglio ferito, che si irrigidisce, che sembra più incline a chiudersi in una personale e immaginaria Salò che a confrontarsi con la realtà. Un riflesso antico, quasi istintivo.

Ma il punto è che ormai è tardi. Troppo tardi. Come altri prima di lei, è diventata bersaglio del pubblico ludibrio proprio sui social che considerava il suo regno. E lì, senza filtri, si scatena tutto: ironia, sarcasmo, attacchi. Le stesse “truppe” che un tempo la sostenevano ora si trasformano in una folla rumorosa e incontrollabile.

A questo punto, le strade sono due. La prima: prendere atto della situazione, fare un passo indietro, andare allo showdown e rimettere tutto al giudizio delle urne. La seconda: restare aggrappata alla poltrona, tirare a campare fino a fine legislatura e provare a capitalizzare quel che resta del consenso.

Ma in entrambi i casi, una cosa è chiara: l’aura è svanita. E quando svanisce l’illusione, resta solo la realtà.

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